Shrek, la recensione del primo film della saga Dreamworks

Un bonario orco verde, in compagnia di un asino parlante, deve salvare una bella principessa in Shrek, primo film della saga Dreamworks.

recensione Shrek, la recensione del primo film della saga Dreamworks
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Shrek tornerà al cinema nella stagione 2019/2020 con il quinto film, annunciato come una sorta di reinvenzione e nuovo corso del popolare franchise a quasi vent'anni dall'uscita del capostipite. La prima apparizione del bonario orco verde, della principessa Fiona e dell'incontenibile Ciuchino risale infatti al 2001, anno in cui Shrek invase le sale di tutto il mondo conquistando un incasso record di quasi 500 milioni di dollari e il primo Oscar della allora neonata categoria dedicata ai migliori film d'animazione. Animazione in cui ha portato una ventata di freschezza ed originalità con un uso sapiente della CG al servizio di una storia iconoclasta nei confronti del classico mondo delle fiabe, ponendo nei panni del protagonista un personaggio sino allora solitamente additato quale villain e spauracchio per bambini. Un orco appunto, abitante solitario di una piccola palude, la cui quotidianità viene messa a soqquadro da un editto del subdolo Lord Farquaad che ha spinto tutti i personaggi delle fiabe a riversarsi in massa proprio nei pressi della casa di Shrek. Quest'ultimo accetta così la proposta del nobile di salvare una principessa rinchiusa in un castello sorvegliato da un temibile drago poiché, a missione compiuta, Farquaad cancellerà l'editto.

Un orco tutto da ridere

Un'entusiasmante epopea ironica e citazionista che sfrutta uno stile grafico d'impatto, Shrek è realizzato con le più moderne tecnologie e un'ingente manodopera, per raccontarci una vicenda fuori dai canoni, esilarante e strabordante, rivoluzionando il concetto di favola verso nuovi lidi (e dando il via ad una nuova concezione del cinema d'animazione) in cui modernità e classicismo viaggiano a braccetto con sorprendente senso d'equilibrio. La storia di un orco visto come creatura mostruosa dalla popolazione ma in realtà molto più umano di coloro che gli danno la caccia offre in chiave leggera alcuni spunti di riflessione su quanta eccessiva importanza si dia all'apparenza, elemento sottolineato anche dal finale omaggiante la vicenda de La bella e la bestia. Ma i novanta minuti del primo Shrek (in onda stasera alle 21.10 su ITALIA 1), oltre ad un frizzante senso di novità, offrono risate e spettacolo in serie, il tutto accompagnato da un'incalzante colonna sonora a suggellare alcuni momenti topici: è ormai entrato nell'immaginario cinefilo il balletto nell'epilogo con tutti i personaggi delle fiabe intenti a scatenarsi sulle note di I'm a Believer cantata da Eddie Murphy (doppiatore originale di Ciuchino). Solo una delle tante scene madri che caratterizzano la visione: dalla tortura subita dall'omino di pan di zenzero alla comparsa nella foresta di un bizzarro Robin Hood, dalle abitudini igieniche dell'orco alla missione di salvataggio nel castello (con tanto di drago femmina pronto a innamorarsi) fino alle riuscite sequenze action oriented prima in stile wrestling e poi con un kung-fu rallentato memore di Matrix (1999). In definitiva, questo primo capitolo si pone come prototipo ideale per il proseguo di una saga sempre pronta a rinnovarsi e a risultare cool al punto giusto per un pubblico di grandi e piccini.

Shrek Shrek, Fiona e Ciuchino sono gli assoluti ed iconici protagonisti del primo episodio della saga Dreamworks, risalente al 2001 ma ancor oggi attualissima e perfetta macchina di divertimento citazionista non priva di anima. Un film a suo modo rivoluzionario nel mondo dell'animazione, sia per lo spettacolare impianto grafico che per una sceneggiatura che rivisita con freschezza e gustosa irriverenza l'universo delle fiabe classiche, ricolmo di battute in serie e di omaggi più o meno palesi al Cinema tutto e al modernismo di una società di cui va a vivisezionare immaginari e luoghi comuni, per dar vita ad una storia sempre originale e straripante di sorprese.

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