Recensione Showgirls

Paul Verhoeven dirige le sensuali Elizabeth Berkley e Gina Gershon in un dramma ambientato a Las Vegas che preme l'acceleratore su un esibito erotismo ma non si priva di intenti satirici.

recensione Showgirls
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Forse il film più bistrattato nella gloriosa carriera di Paul Verhoeven, oggetto negli ultimi anni di una rivalutazione critica, Showgirls vede la luce nel 1995 come primo film v.m. 17 anni (negli States) a ricevere larga diffusione nelle sale e, nonostante abbia ampiamente recuperato il budget di partenza solo grazie alle copiose vendite home video, ad oggi ancora primo incasso di pellicole appartenenti a quella categoria. Dopo aver consacrato definitivamente il mito erotico di Sharon Stone, prima in Basic Instinct e dopo nel meno riuscito Silver, il regista era alla ricerca di una nuova star del filone e, dopo molti rifiuti eccellenti, la scelta ricadde sulla allora ventitrenne Elizabeth Berkley, conosciuta dai teenager italiani per aver interpretato la "secchiona" Jessie Spano nella serie televisiva Bayside School.

Dirty dancing

La giovane Nomi Malone giunge a Las Vegas in autostop. L'uomo che le ha dato il passaggio però, ingannandola, l'ha derubata dell'unica valigia con cui viaggiava. Fortunatamente la ragazza fa amicizia con la coetanea Molly, che lavora come costumista al casinò Stardust, vero e proprio simbolo della città dei vizi, dove ogni sera si tengono seguitissimi spettacoli di danza. E' proprio così che Nomi fa la conoscenza di Cristal, la star del varietà, che dopo averla vista esibire in uno strip club, decide di concederle una chance per entrare nel suo corpo di ballo. Le due donne, che sin dall'inizio hanno un contrastante rapporto di amore e odio, vengono divise ulteriormente dall'interesse del direttore esecutivo Zack, attuale compagno di Cristal, verso la nuova arrivata.

A occhio nudo

Drama soft-porn sulla voglia di rivincita, Showgirls è stato frainteso da buona parte del pubblico e della critica contemporanea. Se difatti è vero che superficialmente le due ore di visione possano apparire come un'incessante sequela di pruriti erotici che costellano il percorso verso il successo della protagonista, guardando con più attenzione ai dialoghi e ai personaggi di contorno si intravede la chiara satira sociale messa in atto da Verhoeven che ben rispecchia un certo tipo di business che spesso costringe le donne a vendere il loro corpo per raggiungere il traguardo personale. In una sorta di riediziome moderna del conflitto tutto al femminile che aveva caratterizzato un capolavoro classico come Eva contro Eva, il regista mette alla berlina quel microcosmo high-class in cui solo i soldi hanno importanza, simbolo di potere dal quale è difficile non farsi attrarre, ponendosi con uno sguardo equilibrato su tutti i personaggi: non è un caso che due tra le figure più positive risultino alla fine essere il gestore e la mascotte del piccolo night-club dove lavorava Nomi. Con un ritmo incessante che sfrutta nell'infuocato calderone narrativo le accese rivalità tra le due protagoniste femminili, amori impossibili e un alito di cruda violenza, il film vive su un erotismo straripante e sensuale che coglie nel migliore dei modi l'esplosiva fisicità della splendida Elizabeth Berkley e il fascino più particolare dell'altrettanto sexy Gina Gershon, con il Kyle MacLachlan di Twin Peaks vero e proprio beato tra le donne.

Showgirls L'apparenza conta eccome in questo sottovalutato film di Paul Verhoven, maestro dell'erotismo commerciale anni '90, ma la sostanza, seppur in sottotraccia, non è da meno. Showgirls fa sua una sensualità roboante che, a dispetto di alcune torride sequenze che sfiorano il gratuito, non manca di intensi satirici e sarcastici sulla condizione femminile di dover scendere a compromessi in certi ambienti per raggiungere il successo. E così la città dei vizi ci appare come un tritacarne nel quale l'umanità è da cercare nei posti più impensabili e centrare l'ambito traguardo non sempre è sinonimo di felicità.

7

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