Venezia71

Recensione Senza Nessuna Pietà

Pierfrancesco Favino è il protagonista di un noir d'altri tempi nel lungometraggio d'esordio di Michele Alhaique

recensione Senza Nessuna Pietà
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Spesso la vita non ti dà l'opportunità di scegliere, anzi: ti ritrovi a dover ringraziare delle opportunità che hai, anche se decisamente non sono quello che vorresti dalla tua vita. Capita a tanti, e capita anche a Mimmo (Pierfrancesco Favino), quarantenne con la passione dei lavori edili, per i quali è molto portato: passione ereditata dal padre, scomparso quando era ancora piccolo. Adottato dallo zio (Ninetto Davoli), che usa l'azienda edile di famiglia come copertura per i suoi loschi traffici, Mimmo si ritrova spesso, a malincuore e per “senso del dovere”, a fare il lavoro sporco per conto del parente, sotto gli occhi compiacenti del viziato cugino Manuel (Adriano Giannini) e con l'aiuto di un malvivente al soldo dello zio, il Roscio (Claudio Gioè), la cosa più vicina ad un amico che abbia. Sogna una vita diversa, ma il carattere mite (a dispetto dell'apparenza truce) gli ha sempre impedito di voltare pagina. Una sera, però, dopo aver portato una poco avveduta escort, Tanya (Greta Scarano), al cugino, scatta qualcosa in lui e si ritrova, insieme alla ragazza, a fuggire dal mondo in cui è cresciuto...

Drive all'amatriciana

Michele Alhaique, volto noto del piccolo e del grande schermo, debutta alla regia di un lungometraggio (dopo i due corti Il torneo e Chi decide cosa) con un noir italiano che si fregia di ottime interpretazioni e un'atmosfera convincente. Favino è molto bravo nel rendere le sfaccettature del suo personaggio, e i suoi colleghi altrettanto abili nell'interpretare i loro ruoli con coscienza e senza troppo scendere nel macchiettistico, data la scarna fantasia con cui sono caratterizzati sul copione: abbiamo difatti l'esattore spietato ma in fondo di buon cuore, il figlio di papà, il capomafia senza scrupoli ma dedito alla famiglia, la squillo sprovveduta e in cerca di un centro di gravità permanente... insomma, le premesse non sono certo esaltanti, ma sono riscattate dalle performance non solo dello stesso Favino, ma anche di Greta Scarano (Tanya), Claudio Gioè (il Roscio), Adriano Giannini (Manuel) e un sempre impagabile Ninetto Davoli (lo zio). A questo possiamo anche aggiungere che il look dell'operazione appare piuttosto internazionale, con una discreta cura per la regia e la fotografia, cosa da non sottovalutare. Il problema del film, tuttavia, risiede nel voler ricreare l'atmosfera e il pathos di un noir d'altri tempi reggendosi su una trama che, purtroppo, scricchiola palesemente, portando avanti una sequela di situazioni davvero poco credibili anche per lo spettatore meno smaliziato.

Senza Nessuna Pietà Nonostante un look generale piuttosto curato e delle interpretazioni che riescono ad andare al di là della banalità dei personaggi protagonisti, il lungometraggio d'esordio di Michele Alhaique rappresenta forse un passo più lungo della gamba per il giovane cineasta romano, che rimane travolto da una trama banale, ricca di incongruenze e nonsense. L'intento è chiaramente quello di rifarsi al cinema di genere che fu, sulla scia di Nicolas Winding Refn, e difatti Senza nessuna pietà ricorda smaccatamente, in più punti, il Drive con protagonista Ryan Gosling. Ma la confezione, per quanto curata, non è certo altrettanto significativa, e la vicenda lascia il tempo che trova, funestata dalle azioni insensate e troppo repentine dei personaggi, che minano la credibilità e la comprensione della storia. Peccato, ma non escludiamo che in futuro Alhaique possa sorprenderci con un'opera davvero meritevole.

5

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