Recensione Selma - La strada per la libertà

Il sogno di Martin Luther King rivive appieno nel film della regista afroamericana Ava Duvernay

recensione Selma - La strada per la libertà
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Selma (Alabama), 1965. La lotta di Martin Luther King (Jr.) per i diritti dei neri è al suo apice. Molte cose (nell'ambito della sfida al raggiungimento dei diritti civili degli afroamericani e contro le radicate e radicali politiche segregazioniste) sono state fatte, ma tantissime sono ancora da fare. La conquista del diritto di voto nel profondo sud americano diventa presto una delle priorità del pastore protestante statunitense. Dopo aver infatti sondato la scarsa determinazione e disponibilità del Presidente Lyndon Johnson a lavorare senza remore a favore della sua causa, King impegnerà (nella primavera del 1965) tutte le sue energie, capacità politiche e di aggregazione sociale per realizzare una marcia non violenta in Alabama, tra la cittadina di Selma e Montgomery (da qui il titolo del film Selma - La strada per la libertà). Dapprima silenziate nella violenta repressione praticata dal governatore John Wallace (per nulla risoluto nel concedere ai neri quel che gli spetta), il cammino reale e soprattutto ideologico verso la conquista dei propri diritti riuscirà ad avere la meglio sul nemico, ad aprirsi un varco in quel muro concettuale fatto di intolleranza e ostilità umane. Una lotta molto dura e assai logorante che King porterà avanti sempre in prima linea, quasi noncurante degli altissimi rischi associati al suo agire e senza farsi mai confondere dall'estemporaneità degli eventi, riuscendo piuttosto sempre ad avere chiara la visione d'insieme del suo ‘piano' politico e sociale. Proprio per questo motivo, ad esempio, a capo di quella che passerà alla storia come la marcia del "Turn Around Tuesday", King deciderà di non far proseguire la protesta ma di ritirarsi assieme a tutti i manifestanti per scongiurare la violenza degli agenti statali e un inutile sacrificio umano. Un atto a prima vista ‘insensato' che farà invece poi grande chiarezza sulla lungimiranza e sulla saggezza del suo attivismo politico. Il sangue scorso (comunque e in abbondanza) per sostenere e portare avanti quella lotta sociale diventerà così non tanto il dramma o il sacrificio di un momento, quanto un monito ‘senza tempo' della fatica e della abnegazione che sono state (e ancora sono) necessarie per la salvaguardia dei diritti. Encomiabili lotte umane che sono sfociate nel Voting Rights Acts del 1963 così come in tutte le altre conquiste civili della nostra storia più o meno recente.

I have a dream

La regista afroamericana Ava Duvernay (premio miglior regia al Sundance Film Festival del 2012 per Middle of Nowhere) porta al cinema una pagina di storia che restituisce al grigio di certe agonie e di certe inenarrabili violenze storiche i colori vibranti di un lottare per sé stessi e per gli altri mossi da una fede incrollabile, ovvero quella della possibilità di migliorare il mondo. Candidato a due premi oscar (miglior canzone originale e miglior film), Selma - La strada per la libertà diventa così il ritratto vivido e assai realistico di un uomo assurto a mito della storia eppure fragile, scalfibile come ogni altro essere umano. La Duvernay pone al centro della parabola narrativa la lotta essenziale, necessaria, di cui King si farà paladino senza riserve, sacrificando e mettendo all'occorrenza anche a repentaglio la propria vita privata. Una lotta rivelatasi uno stillicidio di perdite e sacrifici umani ma che alla fine acquisirà non tanto l'immagine tragica delle infinite volte in cui si è caduti, quanto quella potente delle infinite volte in cui ci si è saputi rialzare, sempre a testa alta e senza timore dell'ostile nemico ideologico. E nella scansione di questo conflitto umano interiore ed esteriore, il film della Duvernay è assolutamente centrato, a fuoco, non si perde per il facile sentiero dell'agiografia riuscendo invece ottimamente a bilanciare la duplice dimensione politica e umana dell'uomo King. Quello che risulterà poi centrale tanto nel film quanto nella rappresentazione degli eventi è il senso di ineludibilità e di non-procrastinabilità di quel percorso. "It cannot wait" dirà Luther King al Presidente Lyndon Johnson. L'ideale alla base di questa fede sarà ciò che animerà la straordinaria lotta di King per un mondo migliore, più equo. Un uomo reso dunque straordinario dalla sua fede nel futuro e pronto a dare la vita (verrà assassinato nel 1968 a Memphis) per il proprio sogno. Una poderosa energia ideologica che rivive appieno nel King di David Oyelowo, una straordinaria interpretazione che coniuga perfettamente debolezze e forze di un uomo a un tempo comune e fuori dal comune. E l'immagine conclusiva del suo parlare veemente, sincero, di fronte a una folla entusiasta e partecipe, è forse una delle immagini più forti e trascinanti cui l'attivismo politico abbia mai assistito.

Selma - La strada per la libertà Candidato a due premi oscar (miglior canzone originale e miglior film), Selma - La strada per la libertà arriva al cinema per restituire linfa e vigore a quella che è stata la lotta di Martin Luther King per i diritti civili degli afroamericani ma che dovrebbe in fondo essere la lotta di noi tutti per la salvaguardia quotidiana dei diritti di ogni esistenza. La regista afroamericana Ava Duvernay realizza un film necessario e assolutamente a fuoco che va dritto per la sua strada (che è poi anche la strada da Selma a Montgomery) senza perdere mai di vista il proprio fine. Esattamente come ha fatto Luther King con i propri obiettivi. Un film che rimette al centro il valore della lotta (pacifica) e degli ideali di uguaglianza, contando sulla magistrale interpretazione di David Oyelowo nei panni di Martin Luther King.

8

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