Recensione Selfless

Tarsem Singh dirige un action/sci-fi dagli interessanti presupposti etici e morali, ma si perde nell'action dozzinale, non riuscendo a calibrare il tiro e bilanciare i due elementi in maniera ottimale.

recensione Selfless
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Una vita dedicata al lavoro, e al sopraggiungere di una malattia incurabile il magnate Damian Hale si accorge di non aver costruito altro che un impero economico, unico, vero lascito ai posteri: i suoi rapporti umani sono aridi, sua figlia lo disprezza e la depressione è alle porte. Alla porta del miliardario, però, si affaccia una possibilità di redenzione: entra difatti in contatto con una misteriosa organizzazione medico-scientifica che gli propone di instillare la sua coscienza in un corpo biologico di sintesi giovane e sano, dietro lauto pagamento. Dopo averci pensato bene, Hale decide che non ha nulla da perdere e decide di sottoporsi al trattamento che gli regalerà, se non l'immortalità, una nuova vita e almeno un'altra cinquantina d'anni di tempo. Certo, ci sono alcuni effetti collaterali: una lunga riabilitazione iniziale e alcune medicine anti-rigetto da prendere quotidianamente, ma, hey, vogliamo mettere col fatto di poter andare in pensione a "trent'anni" e spassarsela in giro per il mondo dopo aver organizzato il finto trapasso e il trasferimento dei capitali? Solo che, dopo un primo periodo di relativa spensieratezza all'insegna della bella vita, Damian comincia ad avere sospetti sulla reale provenienza del suo nuovo corpo...

"L'immortalità ha i suoi effetti collaterali"

Dagli stessi produttori del bel Looper ecco arrivare un altro sci-fi d'azione denso di interessanti risvolti etici, con protagonisti Ben Kingsley e Ryan Reynolds. Kingsley, in realtà, è presente solo nell'incipit del film, quando ci aspettavamo una prova più consistente, lasciata invece al certo meno interessante -ma più prestante- Reynolds, interprete del personaggio nella versione "ringiovanita". L'attore canadese aveva già preso parte a un film in cui si parlava di scambio di corpi e di identità, ovvero Cambio vita, qualche anno fa, ma si trattava di una commedia decisamente più ilare di Self / Less, che come da tradizione per le pellicole dirette da Tarsem Singh prevede forti passaggi di introspezione nonostante le premesse di genere, magari, prevedano altro. E, difatti, il dilemma morale non manca di certo all'interno del film, abbastanza ben strutturato ma, purtroppo, piuttosto banale negli sviluppi action, che cozzano un po' con le interessanti tematiche di fondo. Non si riesce, dunque, a ripetere il buon equilibrio del film di Rian Johnson con Bruce Willis e Joseph Gordon-Levitt, con un Tarsem evidentemente frenato e banalizzato rispetto alle sue solite velleità artistiche quasi d'avanguardia.

Selfless Remake apocrifo di Operazione diabolica (Seconds), film di John Frankenheimer del '66 con protagonista Rock Hudson tratto dall'omonimo romanzo di fantascienza di David Ely, Self / Less parte da ottimi presupposti sci-fi perdendosi però tra i meandri dell'action dozzinale. La mano di Tarsem si fa fatica a notarla: nonostante le tematiche siano affini a quelle care al regista di origini indiane, il suo tocco caratteristico viene a mancare e il tutto viene, infine, banalizzato in un film d'azione con sprazzi di dialoghi interessanti che, però, non vengono concretizzati da soluzioni sceniche altrettanto d'effetto. Forse sarebbe stato meglio prestare più spazio all'interpretazione di Ben Kingsley e dare al personaggio di Reynolds una vera e propria individualità, con scambi di personalità all'interno dello stesso corpo. Gradevole come pellicola di genere, in sostanza, ma verrà dimenticata presto.

6

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