Korea Film Fest 2013

Recensione Secret Sunshine

Jeon Do-yeon e Song Kang-ho in un dramma sofferto diretto da Lee Chang-dong

recensione Secret Sunshine
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Shin-ae (Jeon Do-yeon) è in viaggio insieme al proprio figlio piccolo verso la città di Myriang, luogo natio del defunto marito. Durante il tragitto la sua macchina va in panne, e la donna è costretta a chiamare il carro attrezzi. Condotta in città dal simpatico meccanico Kim Jong-chan (Song Kang-ho), la donna apre in breve tempo una scuola di pianoforte, sperando di ambientarsi al meglio nella sua nuova vita. Tutto sembra andare per il meglio, anche grazie all'aiuto, non del tutto disinteressato, di Kim Jong-chan, finché un giorno il figlio di Shin-ae viene rapito. Insoddisfatto dalla somma racimolata dalla donna per pagare il riscatto, il rapitore uccide il bambino, devastando inevitabilmente la psiche di Shin-ae. Inizialmente questa sembra trovare una nuova forza per andare avanti nella religione cristiana, ma...Continua l'omaggio del Florence Korea Film Festival all'attrice Jeon Do-yeon, con il film che le è valso il premio come miglior attrice al Festival di Cannes (ad oggi unica attrice coreana vincitrice alla manifestazione francese). Secret Sunshine, diretto da un grande maestro della cinematografia nazionale come Lee Chang-dong (il successivo Mother del 2010 è stato distribuito anche nelle sale italiane da Tucker Film), può contare inoltre nel cast anche di un altro pezzo da novanta del cinema coreano, conosciuto anche nel Belpaese, come Song Kang-ho (Memories of murder, Mr.Vendetta, Lady Vendetta, The Host, Il buono, il matto, il cattivo, tutti usciti anche da noi in sala o in dvd).

Alla ricerca della luce

Già il titolo prova a spiegare il significato del film: Secret Sunshine, che può risuonare in coreano come Myriang (la città dove è ambientato), significa letteralmente luce del sole, divina, forza interiore. E Lee Chang-dong, da sempre maestro nel dipingere ritratti umani profondi e commoventi, traccia una storia ricca di umanità che indaga per altro un recente fenomeno tutto coreano, dove il fanatismo religioso, soprattutto verso la fede cristiana, ha raggiunto negli ultimi anni un'escalation incredibile. L'autore basa la sua indagine (accusatoria, per certi versi) intrecciando le spire di un racconto realistico e fortemente drammatico, con l'apparente riscoperta di una felicità, la cui illusione dura però come il battito d'ali di una farfalla, effimera e straniante. L'elaborazione del lutto, la ricerca di un nuovo inizio, vengono tratteggiati senza retorica, cercando di evitare l'autocommiserazione e la lacrima facile, distaccandosi con una certa sobrietà anche dalle scene più forti e d'impatto (il ritrovamento del cadavere del figlio è mostrato in campo largo, distante dal dolore della protagonista). Non a caso a Lee Chang-dong, che è anche scrittore (in patria è considerato come un Umberto Eco da noi ) l'abilità di caratterizzare personaggi e situazioni non è mai mancata, evitando sempre possibili eccessi caricaturali ma creando figure vive e credibili nei loro comportamenti. Significativa la sequenza in cui Shin-ae, delusa dalla religione in cui sperava di aver trovato finalmente l'illuminazione per poter perdonare, ad un raduno religioso si reca nella sala mixer e mette su un disco le cui prime parole sono "Bugie, bugie, bugie". Pur senza cattiveria, ma con una presa di coscienza coraggiosa in un Paese, come detto, sempre più votato alla religione cristiana, il regista indaga quindi in questo fenomeno con una narrazione empatica e trascinante, grazie anche alle splendide caratterizzazioni dei due protagonisti. Jeon Do-yeon è maestosa nella sua dolente interpretazione del dramma personale vissuto da Shin-ae, riempendo di mille sfaccettature questa donna cui crolla il mondo addosso, giocando soprattutto di sguardi che trasmettono tutto il suo dolore. In un ruolo per nulla semplice se la cava egregiamente anche Song Kang-ho, il cui meccanico innamorato ma incapace di dichiararsi nonostante appaia più volte improbabile, se non fuori luogo, è l'unico vero appiglio al mondo rimasto alla povera Shin-ae. Significativa una delle ultime battute pronunciate proprio dal suo personaggio "inizialmente ho iniziato ad andare in Chiesa per amore di Shin-ae, adesso invece ci vado per abitudine".

Secret Sunshine Un dramma straziante, un melò indagatore sia nei meandri della psiche destabilizzata da una terribile perdita, sia nelle spire di un fanatismo religioso che se in un primo tempo è l'unico appiglio della protagonista, infine si rivela un'effimera illusione. Lee Chang-dong dirige splendidamente la storia e i suoi interpreti, facilitato da due attori incredibili come Jeon Do-yeon e Song Kang-ho, per una storia cruda e commovente che non fa sconti e si ammanta di un profondo, tragico, realismo.

8

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