Recensione Scusa, mi piace tuo padre

La crisi della struttura famigliare e relazionale secondo Julian Farino

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Nella Contea di West Orange (New Jersey) la vita non è proprio quella che si definisce un'esistenza adrenalinica. Si tratta della classica e benestante routine di periferia che può essere (nelle migliori aspettative) scandita dallo jogging mattutino lungo gli ampi viali ordinati, da un lavoro sobrio e redditizio e da una vita sociale che include per lo più ottimi rapporti di vicinato. Esattamente lo schema in cui ricadono le vite delle famiglie degli Ostoff e dei Walling, legate da una solida e longeva amicizia (trascorrono insieme anche le feste comandate) trasmessasi nel tempo anche ai rispettivi figli Nina (esuberante unico-genita di casa Ostoff) e Vanessa e Tobi (i due figli dei coniugi Walling), sostituendo alla singolarità dei due nuclei una sorta di unico nucleo famigliare allargato. Un'armonia di quartiere che verrà bruscamente interrotta dal ritorno ‘all'ovile' della bella Nina, l'unica che non sia mai riuscita ad adattarsi ai confini di quella vita e che rincaserà dopo cinque anni di assenza proprio nel giorno della Festa del Ringraziamento, vittima di una cocente delusione amorosa. Un ritorno da cuore infranto gradito soprattutto alla soffocante Cathy, madre della ragazza, da sempre desiderosa (e speranzosa) in un avvicinamento della figlia a Tobi, primogenito degli amici-vicini. Un ritorno inviso invece soprattutto all'infelice Vanessa, secondogenita di casa Walling ancora in attesa di una propria realizzazione, che prova per Nina, da quando questa al liceo le sfilò da sotto il naso il ragazzo dei suoi sogni, un astio mai sopito per quella coetanea dotata di una libertà e un'avvenenza decisamente invidiabili. Ma questa volta Nina arriverà come un ciclone ancora più distruttivo nella tranquilla West Orange, invaghendosi (ricambiata) niente di meno che di David (ex Dr. House Hugh Laurie), il miglior amico del padre nonché padre della sua ex-amica Vanessa. Un'attrazione dapprima goffamente soffocata (da David) che poi invece si riaffermerà con ancor più veemenza, trascinando nello scompiglio più totale l'amicizia tra le due famiglie ma anche (e soprattutto) i rapporti interni alle stesse.

TV style

Al suo primo lungometraggio Julian Farino tenta di cavalcare l'onda di un classico, quello della patinata quanto grigia vita borghese della (ricca) periferia americana (fatta di villette a schiera tutte ugualmente laccate e dei tipici rituali delle piccole comunità) letteralmente travolta da una giovane esistenza cui quella vita così perfettamente circolare è sempre stata troppo stretta. Il cuore del plot (il sempreverde rapporto tra un uomo maturo e una donna che potrebbe essergli figlia, con aggravante della interrelazione delle famiglie interessate) è quanto di più politicamente scorretto possa esistere per riflettere sulle relazioni (quelle finite al pari di quelle che s'approssimano a iniziare), sui rapporti genitori-figli e su quelle realtà in cui solo lo scandalo (o presunto tale) può intervenire a movimentare la scena. L'impianto narrativo è quello tipicamente televisivo, pronto a enfatizzare gli scontri e le reazioni a catena che la piccola vicenda-bomba scatenerà su tutti i presenti, e a infarcire il tutto del tipico umorismo situazionale (piuttosto funzionale in alcuni frangenti soprattutto grazie alle interazioni di un cast ben assortito che comprende tra gli altri il già citato Hugh Laurie, la brava Leighton Meester, il sobrio Adam Brody, e il sempre bravo Oliver Platt). Ma al di là della forma e del ritmo comunque apprezzabili, ciò che davvero manca al film di Farino è la capacità di fare un discorso più organico e interessante su temi sempre attuali come il rispetto nei rapporti e le responsabilità conseguenti alle proprie scelte. Riflessioni etiche ed esistenziali che il film sceglie apertamente di non affrontare, lasciando che siano le sole scene (sovrabbondanti decorazioni natalizie spazzate via da una furia di donna o il raduno finale attorno a un Natale dello scontento) a chiudere il film con un poco temerario ravvedimento tardivo che sa troppo di politically correct. Chi non risica non rosica e alla fine, Scusa mi piace tuo padre (titolo italiano d'ispirazione mocciana che traduce il più appropriato The Oranges) non ha l'audacia di stare al passo con la scorrettezza dell'assunto di base. Un'ora e mezza di leggero intrattenimento per una piacevole (ma non particolarmente memorabile) serata al cinema.

Scusa mi piace tuo padre Julian Farino (regista di serie tv quali Big Love e How to Make It in America) dirige con Scusa, mi piace tuo padre il suo primo lungometraggio per il cinema. Ma il retaggio di Farino si sente (e soprattutto si vede) nell’impostazione di questa commedia che, carente nello sviluppo e nell’approfondimento narrativi, ha invece il suo maggior pregio in un cast ben selezionato e piuttosto affiatato per buona parte proveniente della tv (come l’ex Dr. House Hugh Lauire e la Blair di Gossip Girl Leighton Meester). Un film che si lascia vedere ma che certo non lascia un grande segno.

6

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