Recensione Saw - L'enigmista

James Wan esordisce dietro la macchina da presa nel 2004 con Saw - L'enigmista, horror / thriller teso e claustrofobico ad alta tensione, spesso erroneamente considerato come capostipite del filone torture porn.

recensione Saw - L'enigmista
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In una lurida stanza da bagno, due uomini si risvegliano incatenati per i piedi a dei tubi idraulici. Il primo è Adam, un giovane fotografo, il secondo è Gordon, un affermato medico oncologo: i due, con poco in comune, hanno un'unica cosa che li lega: entrambi non ricordano nulla del motivo per il quale si ritrovano imprigionati. Nell'impossibilità di liberarsi, i due rinvengono un'audiocassetta all'interno della stanza; il messaggio ivi nascosto offre loro un indizio per potere, forse, raggiungere l'agognata libertà. Inoltre Gordon scopre un altro messaggio: se non ucciderà il suo compagno di sventura entro le sei del pomeriggio, la sua famiglia morirà. Proprio per la crudeltà della loro condizione, il medico comincia a sospettare che l'artefice della loro prigionia sia un atipico serial killer conosciuto come Jigsaw, mente perversa che ha già ucciso diverse vittime, con metodi sempre diversi, in passato.

"Vivere o morire? Fate la vostra scelta"

Nel 2004 James Wan rinnova la storia del genere horror con un film a suo modo unico che, inconsapevolmente e forse involontariamente, ha dato il via al successo del filone torture-porn. Ma a differenza dei suoi numerosi seguiti, il capostipite della saga si avvicina più ad uno stile Seven-oriented, ben lontano dalla macelleria dei vari Hostel ed epigoni. Saw - L'enigmista è infatti una perfetta e implacabile macchina ad orologeria ad altissima tensione nel quale la violenza fisica è soltanto suggerita ed attesa, ma mai mostrata nei suoi eccessi, in una ricerca dell'orrore psicologico che circonda i cento minuti di visione. La stessa scena clou dell'amputazione viene per la sua quasi totalità lasciata fuori campo, lasciando alle grida di Gordon e Adam il ruolo di protagoniste della sequenza: l'opera è più definibile come un thriller morboso e inquietante, un racconto claustrofobico che muove la sua narrazione tra flashback e cambi di location con mirabile equilibrio, in un crescendo di folle enfasi che trova il suo apice nello splendido colpo di scena finale. Proprio nello svelamento dell'identità di Jigsaw, che rimane ignota sino all'ultimo, l'esordiente cineasta si diverte a trascinare il pubblico in questo destabilizzante gioco al massacro nel quale nessuna delle potenziali vittime è esente da colpe, infondendo al personaggio del villain un'aura da giudice morale e superiore delle umane nefandezze. Con un incipit (perfetti sconosciuti che si ritrovano intrappolati in una stanza) che ricorda, in chiave realistica, un altro cult, questa volta fantascientifico, come Cube - Il cubo (1997) di Vincenzo Natali, Wan mette lo spettatore di fronte alle più umane paure, in un diabolico gioco empatico che vive di maggiore forza grazie alle convincenti performance di Cary Elwes e Leigh Whannell (anche co-autore della sceneggiatura). Un montaggio curato al minimo dettaglio, capace di integrare egregiamente la vicenda parallela del detective Tapp (un adatto Danny Glover), conferisce all'operazione quella precisione stilistica necessaria per raccontare senza compromessi di sorta come il peso degli sbagli, almeno nell'horror, richieda una giusta e "catartica" punizione.

Saw - L'enigmista Con una complessa creatura di stile dotata di forza ferale e primigenia, James Wan debutta dietro la macchina da presa realizzando un horror, nel bene o nel male, rivoluzionario. Nel male perché, travisato nelle intenzioni e nelle modalità, ha dato il via allo spesso scialbo e gratuito filone torture-porn; nel bene perché ha mostrato al grande pubblico il talento di un cineasta da lì in poi sempre pronto a stupire. Saw - L'enigmista vive di un orrore che suggerisce soltanto la violenza estrema in favore di un'anima thriller tesa e angosciante, che trova nelle diaboliche tecniche di tortura del misterioso villain picchi di crudele originalità, lasciando letteralmente col fiato sospeso sino alla geniale rivelazione finale. Un'opera intelligente nella narrazione e nella claustrofobica messa in scena, capostipite di una serie che nel proseguo ha finito per svilirne il non banale messaggio/intento originario.

8

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