Recensione Sandrine nella pioggia

Noir passionale che cerca il pathos nella claustrofobia di una inconsistente estetica noir

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La vita di Leonardo (Adriano Giannini) è quella in bilico del poliziotto di strada, talmente assorto nel suo lavoro da non essere nemmeno in grado di dare una parvenza di stabilità alla sua vita privata, sposando la donna (bella e sensibile) con la quale è da tempo legato. Ma in una mattinata mantovana grondante di pioggia il proiettile di Leonardo (impegnato a fermare dei malviventi dell'ultima ora) si poserà accidentalmente sulla vita (spezzandola) di Martine, una ragazza ventiduenne fatalmente di passaggio. Distrutto da un senso di colpa sordo e incolmabile, Leonardo passerà così dall'azione della strada alla stasi di un lavoro da ufficio con la speranza di chiudere il conto con la vita sregolata del passato. Ma l'inquietudine che lo affligge nel ricordo di quel tragico incidente è destinata a non abbandonarlo, materializzandosi di lì a breve nel corpo di una ragazza giovane e seducente di nome Sandrine (Sara Forestier) che, apparsa come dal nulla e sotto una pioggia battente, stravolgerà la vita di Leonardo con la stessa violenza di un ciclone. In breve tempo rapito dal mix di instabilità e freschezza che si sprigiona dalla ragazza, Leonardo darà infatti vita a una progressiva perdita di controllo che metterà a repentaglio non solo la sua vita privata ma anche la sua posizione sociale, totalmente accecato dal richiamo ninfale di questa misteriosa biondina dallo sguardo a un tempo angelico e fatale.

Troppa pioggia su Sandrine

Tonino Zangardi scrive (insieme ad Angelo Orlando) e dirige Sandrine nella pioggia, un noir passionale (così definito dallo stesso Zangardi) suo malgrado privo di una solida sintassi filmica e, soprattutto, di un suo identificabile fine narrativo. Lasciatosi alle spalle il dinamismo poliziesco d'apertura, Sandrine nella pioggia vira ben presto sul piano rosso (più che rosa) di un'attrazione fatale che gira a vuoto senza grande potenziale né pericolo, incapace di alimentare l'ossessione mentale del protagonista con qualcosa che vada oltre un impulso erotico-sessuale esagerato e per certi versi addirittura ridicolo. Perché il film di Zangardi rimane sempre troppo ancorato a un'idea prettamente estetica (la pioggia, il biondo tinto e il rosso fuoco di Sandrine, la musica e il carosello francese) che dovrebbe (ma di fatto non può) colmare le lacune sostanziali di uno script che dà spazio solo al vortice ossessivo senza mai entrare nel merito delle dinamiche relazionali tra personaggi. E che (anzi) quando lo fa apre la storia a scenari pseudo-fiabeschi a dir poco improbabili in cui follia e fantasia convergono a creare la proiezione confusa di una stessa estraniante realtà. L'opera corre via frenetica inseguendo (e rifuggendo) l'idea di un amore tanto insensato quanto disperato, indugiando sul volto stravolto di Leonardo (una lancia va spezzata a favore di Adriano Giannini che tenta con grande dedizione di dare corpo all'angoscia esistenziale del suo personaggio, suo malgrado irrisolto e privo di spessore) e sui movimenti del corpo esuberante di Sandrine. Film di genere che un suo genere non trova mai, abbandonando presto la via del noir in favore di uno psicodramma sentimentale irragionevolmente frivolo, Sandrine nella pioggia pesca a piene mani nell'amor fou francese (non a caso la protagonista è Sandrine) mettendo in scena la follia pur mancando di indicarne il germe, seguirne quel processo di metamorfosi al quale il protagonista finirà per soccombere, sacrificando la sua vita a una pioggia di capelli biondi. D'altronde l'estrema attenzione con cui si cerca la claustrofobia visiva, poi di fatto consegnata nelle mani di una pioggia martellante e di un'atmosfera plumbea che si tinge di luce solo in prossimità della figura (estasiante e diabolica) di Sandrine, non trova risposta alcuna nella fretta con cui gli snodi narrativi e le situazioni contingenti vengono tratteggiati. E dopo quasi due ore ciò che resta è la pioggia incessante di un film che fradicia lo spettatore di prospetti visionari senza mai avvolgerlo nelle maglie di una storia che sia storia, anziché un valzer delle improbabilità sottomesso all'idea di un poco funzionale manierismo estetico.

Sandrine nella pioggia Pretenzioso e pretestuoso Sandrine nella pioggia naufraga nell’idea di rappresentare un amor fou italiano, inscritto nella dinamica di un senso di colpa che sprofonda nell’astrattezza di un rapporto tanto insensato quanto impossibile. Così, attraverso l’inconsistenza e l'irresolutezza dei canoni filmici, si perdono anche il potenziale attoriale (i personaggi interpretati da Monica Guerritore e Alessandro Haber risultano entrambi mal gestiti e superflui) e l’apprezzabile tentativo di Adriano Giannini di conferire un certo pathos al protagonista Leonardo e al suo precipitare onirico in un abisso emozionale.

5

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