Recensione Samba

I registi di Quasi amici - Intouchables tornano a dirigere Omar Sy in una commedia che, con Charlotte Gainsbourg co-protagonista, mira a fondere amicizia, romanticismo, ironia e impegno sociale

recensione Samba
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La fonte di partenza è il romanzo Samba pour la France scritto da Delphine Coulin (edito in Italia da Rizzoli), mentre al timone di regia troviamo gli stessi Eric Toledano e Olivier Nakache che, autori del giovanilistico Primi amori, primi vizi, primi baci e della commedia sull'importanza della famiglia Troppo amici, ci hanno regalato nel 2011 quel bellissimo Quasi amici - Intouchables, tratto da una storia vera e che vide il nero Omar Sy nel ruolo di un ragazzo di periferia appena uscito di prigione e destinato a diventare il badante personale di un ricco aristocratico rimasto paraplegico a causa di un incidente di parapendio.
Lo stesso Omar Sy che concede qui anima e corpo al Samba del titolo, senegalese clandestino che vive in Francia da dieci anni e passa da un lavoretto all'altro per sopravvivere, senza riuscire ad evitare problemi con le forze dell'ordine e tentando tutte le vie possibili in cerca di regolarizzazione.
Il Samba la cui strada incrocia quella di Alice, ovvero la nymphomaniachiana Charlotte Gainsbourg, ex dirigente d'azienda che, in seguito a un crollo psico-fisico da stress, mira soltanto a ricostruire se stessa attraverso il volontariato al servizio di un'associazione.

(Clan)destini incrociati

Una accoppiata di perfetti sconosciuti che stanno provando ad uscire dal loro inferno personale e dei quali seguiamo il progressivo sviluppo del rapporto che li avvicina sempre più; mentre Samba non manca neppure di stringere amicizie tra le sbarre e di fare conoscenza con lo scaltro Wilson alias Tahar"Il profeta"Rahim, insieme a cui si trova anche costretto a condividere esperienze professionali impensabili per chi soffre di vertigini.
Quindi, come avvenuto nella succitata, più riuscita pellicola curata da Toledano e Nakache, è l'incontro tra due diversi mondi ad essere raccontato nel corso delle quasi due ore di visione, occasionalmente infarcite di simpatiche battute e non prive di un imprevisto con lo scaldabagno.
Quasi due ore di visione costruite in maniera principale su lenti ritmi di narrazione e che, corredate di una parentesi drammatica pre-epilogo, non sembrano riuscire, però, nell'impresa di amalgamare a dovere storie di amichevoli conoscenze, una spruzzata di romanticismo e il forte retrogusto sociale relativo, appunto, alle difficoltà atte a tempestare la quotidiana esistenza degli immigrati.
Perché, sebbene gli attori appaiano in parte e qualche sorriso venga strappato allo spettatore, non risulta affatto difficile intuire un eccesso di carne al fuoco che, di conseguenza, arriva a rendere tirato un po' troppo per le lunghe l'elaborato.
Elaborato che, complice, oltretutto, una sceneggiatura - a firma degli stessi registi in collaborazione con Delphine e Muriel Coulin - che avrebbe necessitato di maggiore attenzione, non fatica a cadere nella morsa di una certa monotonia che non gli permette quasi mai di rivelarsi veramente esaltante.

Samba Come già fatto per il loro splendido Quasi amici - Intouchables (2011), i cineasti Eric Toledano e Olivier Nakache inscenano in Samba (2014) l’incontro tra due diversi mondi. Ma, mentre lì avevamo un aristocratico paraplegico e il suo badante di periferia, appena uscito di prigione, qui a fare da protagonisti sono un lavorativamente precario senegalese clandestino e una ex dirigente d’azienda impegnata a ricostruire se stessa attraverso attività di volontariato. Quindi, in quasi due ore di visione abbiamo amicizia, amore, umorismo e un certo retrogusto sociale... troppi aspetti amalgamati in maniera maldestra, probabilmente, come lascia intuire la resa finale di un’operazione non del tutto da bocciare, ma piuttosto banale nelle conclusioni e, soprattutto, moscia nello svolgimento.

5.5

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