Recensione Sadako 3D

Sadako è tornata nel quarto capitolo di Ringu

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Poteva forse sottrarsi una saga di successo quale quella di Ringu (The Ring in occidente) all'attualissima moda del 3D? Ovviamente no, ed ecco che i produttori nipponici hanno optato per un nuovo capitolo della saga dell'orrore più rivoluzionaria della storia recente. Sadako 3D, già dal titolo che mette in bella mostra il nome della protagonista (Samara nelle incarnazioni hollywoodiane), si propone di riportare ancora una volta sul grande schermo l'inquietante bambina dai capelli lunghi, morta di stenti e sofferenze dopo esser stata gettata in un pozzo e pronta a prendersi la sua vendetta sui vivi.  Basata su S, uno degli ultimi romanzi del solito Kōji Suzuki, padre putativo della serie, la pellicola si aggiunge quindi a Ringu, Rasen, Ringu 2 e Ringu 0 (il prequel) andando a colmare le richieste di quanti attendevano un ulteriore episodio.

La resurrezione di Sadako

Il Detective Koiso (Ryosei Tayama) e un suo collega stanno indagando su una serie di strani suicidi, tutti collegati apparentemente all'uso del computer. Durante le indagini i due agenti scoprono che le vittime, prima di perdere la vita, stavano guardando un misterioso filmato sul web, subito ribattezzato dagli internauti "il video maledetto". Akane Ayukawa (Satomi Ishihara), ora giovane insegnante di un liceo, è tormentata da tempo da alcuni incubi, legati a un mistero del suo passato, che ora sembra riemergere quando una delle sue alunne viene trovata morta dopo essersi gettata dalla finestra. La mattina stessa la ragazza aveva cercato il misterioso video su internet, fattore che ben presto porterà Koiso e Akane a scoprire la verità.

Sadako 3D

Se potesse vedere questo film, ed esistesse veramente, Sadako farebbe sicuramente una visitina non certo amichevole a chi vi ha preso parte. Sadako 3D è infatti il peggior episodio della serie, ricco di incongruenze coi capitoli precedenti e totalmente fallimentare dal punto di vista registico e recitativo. Involontariamente un b-movie in piena regola, regala assai pochi spaventi (e per di più tutti prevedibili a chi conosca il j-horror) e si trascina affannosamente fino a un finale ridicolo dove le atmosfere da ghost story classiche del Sol Levante vengono accantonate a favore di una sorta di survival horror post-romeriano, con tanto di spaventose creature insettoidi che rincorrono la protagonista in una fuga tanto improbabile quanto insensata.

Le cose non vanno certamente meglio dal punto di vista delle interpretazioni, e se colpa è parte sicuramente di una sceneggiatura abbozzata dove la caratterizzazione dei personaggi è pressoché nulla, anche gli attori ci mettono del loro: escluso il mestiere, al minimo sindacale, di Ryosei Tayama e qualche urla discretamente acuta di Satomi Ishihara nelle scene più importanti, il cast lascia alquanto a desiderare, con prove o sopra le righe oppure totalmente anonime a atone. Pure alcune delle sequenze clou sono state realizzate a pieno uso e consumo del 3D: ecco perciò mani che spuntano dallo schermo dei cellulari, lunghe matasse di capelli fuoriuscire da megaschermi  pubblicitari e naturalmente lei, Sadako, ad entrare in scena nel modo ormai canonico, con lo schermo del pc al posto del classico televisore. Per chi ha amato la saga sin dagli suoi albori una delusione profonda, addirittura (e di parecchio) inferiore al secondo capitolo americano firmato Hideo Nakata. Orrore puro, ma non nel senso sperato...

Sadako 3D Meglio chiudere un occhio e far finta che non sia mai esistito. Sadako 3D non è degno dei suoi predecessori, difettando sia nella realizzazione tecnica, di marchio strettamente televisivo, che in campo attoriale, con interpretazioni mediocri vittime di una sceneggiatura ricca di incongruenze. Il finale da b-movie può pure regalare qualche minuto di divertimento, snaturando però tutta l'atmosfera di una saga che proprio sulla paura più intima e profonda aveva creato la sua, meritata, leggenda.

4

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