Recensione S.B. Io lo conoscevo bene

Ancora un tentativo di intrappolare in un documentario i punti salienti del Personaggio per eccellenza Silvio Berlusconi

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Molte, troppe, infinte cose sono state dette, mostrate, rivendicate per illustrare il personaggio italiano di gran lunga più influente e in vista dell'ultimo ventennio. Quell'uomo sconsiderato, imprudente, per sua natura romanzato e che, nostro malgrado, incarna una parte fondante della società italiana, è infatti sempre passato senza soluzione di continuità dalle lodi dei suoi indefessi sostenitori agli attacchi caustici dei suoi inveterati detrattori. Sempre senza batter ciglio. E già perché, prendendo a prestito la lucida analisi dello psichiatra Meluzzi (anche lui voce in capitolo di questo ultimo documentario sul Cavaliere), ciò che da sempre sconcerta del personaggio/fenomeno Berlusconi è la sua incredibile e inossidabile resilienza. Morto e risorto di continuo, il cavaliere senza paura assimilabile per tempra fisica e mentale a un popolare Batman dell'era televisiva, ha (e continua ad avere mentre il presente diventa storia) la capacità di calamitare attorno a sé l'attenzione di tutti (nessuno escluso), mescolando con i suoi mediatici giochi di prestigio le carte di meriti e demeriti in quella che sin dall'inizio è stata una partita sempre e solo sua. Da chi auspicava una liberatoria uscita di scena (Bye Bye Berlusconi), a chi anelava di farlo fuori (Ho ammazzato Silvio Berlusconi), a chi (correttamente) lo immortalava alla vita eterna (Silvio Forever di Roberto Faenza), fino a chi ne analizzava in chiave satirica tutto il potere contraddittorio (Il caimano di Nanni Moretti), molti registi hanno ceduto alla tentazione di dire la propria sul vero e unico One Man Show del nostro paese.

Quando la realtà è già di per sé finzione

S.B. Io lo conoscevo bene è l'ultimo (solo in ordine cronologico) tra i documentari che tentano di raccontare Berlusconi e il cosiddetto berlusconismo, prediligendo (però) una chiave di lettura prettamente storicizzante che tralasci la parte più sensazionalistica e si concentri sull'elemento storico e sociologico. Così facendo, Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella, scelgono di dare voce a quanti (o meglio ai più coraggiosi tra quanti, visto che molti degli ‘invitati' hanno gentilmente declinato l'invito a comparire all'interno del documentario) nell'uomo (ma soprattutto nel percorso berlusconiano - quello che si riprometteva di rappresentare la rottura con un vecchio sistema ormai marcio) avevano realmente creduto (prima di ricredersene). Amici, collaboratori, uomini che hanno fatto parte integrante della sua ‘squadra operativa' (tra cui emergono i nomi di Vittorio Dotti, Paolo Pillitteri, Armando Cicero, Davide Rampello, Gabriella Carlucci, Giuliano Ferrara, Paolo Cirino Pomicino, Tiziana Parenti, Luigi Manfredi, Francesco Gironda, Paolo Guzzanti, Alessandro Meluzzi, Benedetto della Vedova) forniscono la loro personale opinione sul fallimento (o, meglio non compimento) di quella sorta di promessa politica e sociale che alla fine dell'era Mani Pulite sembrava poter rappresentare un originale quanto palusibile punto di (ri)partenza. Dal quadro che emerge, che i due registi tentano sempre di inscrivere in uno schema di sobrietà narrativa e formale imparzialità - si tracciano infatti le linee più complesse e controverse del fenomeno berlusconiano tout court. Fantoccio usato dai piani alti dei poteri politici per fronteggiare lo spauracchio del potere rosso, realizzazione economica di un piano sociale che prevedeva ‘l'aziendalizzazione' del potere dello stato, o più semplicemente un impertinente sorriso di plastica prodotto dalle diatribe di una storia italiana che ha perso nel tempo la capacità di servire a sé stessa. Tutte teorie plausibili, e legittime, che S.B. Io lo conoscevo bene tenta di indagare anche se poi, infine, è costretto a scontrarsi con il limite di diventare anacronistico ancor prima del suo stesso epilogo. Già perché, ancora una volta la figura di Silvio Berlusconi dimostra di essere renitente a qualsiasi tentativo descrittivo o riepilogativo, di essere assolutamente refrattaria a qualsiasi tipo di rappresentazione, di stare comunque avanti rispetto a ogni progetto di 'archiviazione'.

S.B. Io lo conoscevo bene Presentato all’ultimo Festival di Roma, arriva nelle sale S.B. Io lo conoscevo bene, ultimo (in ordine cronologico) tentativo di fare il punto politico e sociologico sul personaggio che ha maggiormente influenzato l’ultimo ventennio di storia italiana. Un excursus che trova il suo maggior pregio nella sobrietà e nell’intento storico (piuttosto che scandalistico) del punto di vista scelto, ma che si scontra (come ogni altro tentativo documentaristico sul tema) con l’anacronismo della fotografia che mette in campo, riflessione di un momento catartico in cui sembrava opportuno tirare le somme e che, invece, ora sembra essere già abbondantemente superato.

6

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