FEFF 14

Recensione Romancing in Thin Air

Jonnie To in una commedia romantica ricca di cliché

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Dopo averci deliziato lo scorso anno con la -seppur innocua- tenera e romantica commedia Don't go breaking my heart, Johnnie To torna al Far East con una nuova pellicola romantica, incentrata questa volta più sul versante melò. Chi ben conosce il percorso artistico del regista sa che, inframezzate a veri e propri capolavori del gangster / noir, il nostro ha sempre provato a dire la sua in questo genere, con risultati alterni e non sempre convincenti. Lo stesso To ha però anche ampiamente, e onestamente, dichiarato di girare questi film soprattutto per guadagnare incassi più lauti del solito così da poter spenderne poi i fondi in progetti più personali. Ciò nonostante, alcune delle sue incursioni nelle pellicole sentimentali sono sicuramente riuscite, non opere fondamentali ma comunque divertenti e in grado di catturare pubblico di ogni latitudine. Ma forse stavolta qualcosa è andato storto...

Provaci ancora Johnnie

Romancing in thin air è il film che non ti aspetti da Johnnie To. E, caso raro per il maestro honkhonghese, questa volta non in senso positivo. Circa due ore in cui vige un susseguirsi di cliché e banalità in una storia già vista e raccontata mille volte al cinema, e che non aggiunge nulla di nuovo al flone delle romantic comedy, anzi irritando per un'ingenuità a tratti sin troppo elementare. Se dal punto di vista tecnico l'autore mantiene comunque la soglia della sufficienza (ma da lui ci si attende sempre qualche guizzo che, questa volta, non c'è), è proprio la narrazione (curata dallo stesso To insieme al fidato Wai Ka-Fai, sceneggiatore e co-regista di molti suoi lavori) a risultare il punto debole, con una storia telefonata pronta a concludersi nel classico happy ending. Se l'anno scorso, con Don't go breaking my heart, il buon Johnnie ci aveva regalato un gradevole esponente del filone, divertente e appassionante, questa volta è ben presto la noia a far capolino, nonostante la simpatia e la discreta alchimia che si crea tra due sex symbol come Louis Koo e Sammi Cheng, purtroppo attorniati da un cast altalenante. Manca del tutto o quasi la componente comica della precedente, sopraccitata, pellicola, ed è fortemente presente l'essenza melò, incapace però di emozionare e trasmettere i reali patemi dei due protagonista e della loro love story in divenire. In fondo chi si aspetta ormai qualcosa di nuovo da una storia che vede un divo del cinema, abbandonato sull'altare dalla compagna, ritrovare la pace e forse l'amore nei pressi di una baita a 4.000 metri di altezza? I demoni interiori della nuova "coppia che scoppia" risultano stantii, incapaci di creare una sorta di pathos o quanto meno un'atmosfera malinconica di tal nome, annaspando in una sequela di eventi, perlopiù forzati, che conducano infine al liberatorio the end. Spiace parlare così di un vero e proprio maestro della Settima Arte, che ci ha regalato capolavori come Exiled e A hero never dies, ma questo suo ultimo parto è un film che vorremmo al più presto dimenticare. In attesa di una nuova Opera degna del nome di Johnnie To.

Romancing in Thin Air Passo falso per Johnnie To. Il regista, pur essendo più a suo agio nel noir e nel cinema d'azione, ci aveva regalato in passato delle commedie comunque godibili. Romancing in thin Air si rivela invece un prodotto lacunoso, ricco di cliché e mai in grado di provocare empatia e turbamento nello spettatore, con un lato melò davvero innocuo. Una pellicola che sembra realizzata apposta per suscitare l'interesse del grande pubblico orientale, e forse era proprio questo lo scopo, vista anche la presenza di due sex symbol come Louis Koo e Sammy Cheng. Ma a parte la simpatia dei due protagonisti, rimane assai poco da salvare.

4.5

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