Rogue One: A Star Wars Story, la recensione (spoiler free)

Il primo spin-off della saga di Star Wars si dimostra un ottimo anello di congiunzione, che collega con solidità ombra e luce nel rispetto dei precedenti.

recensione Rogue One: A Star Wars Story, la recensione (spoiler free)
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Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Nero, stelle. Una scritta, che conosciamo fin troppo bene, recita "tanto tempo fa, in una galassia lontana", e basta anche solo quello a far venire la pelle d'oca. Poi l'aspettativa, quei tre secondi di silenzio in cui si attende il boato della colonna sonora, il celeberrimo rullo che ci riporta tutti a casa. "Star Wars". E invece il boato non c'è, si viaggia dritti nell'azione perché Rogue One: A Star Wars Story non è un capitolo, è qualcosa di profondamente diverso eppure perfettamente collegato - e per capirlo, ci bastano i primi cinque minuti. Niente musica e niente titoli quindi, ma volti di padri, figli e famiglie che sono sempre stati la vera forza di quella galassia lontana lontana, eppure così incredibilmente vicina al nostro modo di essere, di vedere le cose. Lo spazio è infinito ma i sentimenti sono comuni a tutti, e ancora una volta da quel ciuff si riesce a far parlare una spiaggia intera, negli occhi di Mads Mikkelsen a cui bastano solo pochi istanti per mostrare tutte le sue sfumature. Il resto è storia, letteralmente: una storia a cui non serve reinventarsi ma serve solo tornare a casa.

Il terrore è il primo punto di partenza

Episodio VII ci aveva dato la luce, ma nulla come Rogue One: A Star Wars Story riesce a darci l'oscurità. Tra i capitoli più dark che siano mai stati prodotti (più di episodio III, e sicuramente in modo più efficace), questo spin off ci trascina nel momento più buio della galassia, quello fatto del bianco delle truppe imperiali e del nero di un mantello che conosciamo fin troppo bene, e che non a caso appare in un'ombra prima ancora che in carne ed ossa. L'Impero sta crescendo, il "Pianeta Killer" è in costruzione e quello che stiamo per vedere è, in realtà, già scritto nei nostri personali libri di storia galattica. Una storia pronta a nascere nell'ombra e a morire nell'ombra, che pure non manca di emozionare e di trovare la sua chiave interpretativa, in un racconto fresco anche se classico, sorprendente anche se aspettato. Il merito in questo caso va alla scrittura di Chris Weitz e Tony Gilroy, che raccontano del recupero dei piani della Morte Nera riuscendo a fare di un semplice aneddoto raccontato ai bambini un vero e proprio racconto cristologico, di amore e sacrificio incastonati nel nero di un respiro. A farcelo godere c'è la mano di Gareth Edwards, che lavora di inquadrature studiate e di punti di vista verticali riuscendo a costruire, sorprendentemente, una regia ancora più vicina alla classicità della vecchia trilogia, che soprattutto nella seconda parte si fregia di numerosi omaggi a scene culto senza mai strafare.

Le rivoluzioni si fondano sulla speranza

Rogue One nasce d'istinto, così come istintivi sono i suoi protagonisti: lontani dal codice dei jedi e dal nobile combattimento della spada i ribelli consumano sulla terra sporca la loro missione, tra la polvere e le pistole, in maniera impacciata e senza controllo ma proprio per questo incredibilmente pura. Una missione allo sbaraglio che come tutte le grandi storie trova eroici risvolti e si fa assoluta, riuscendo ad unire due padri sfiniti dalla vita e due figlie dai nobili intenti. Un padre nato dalla luce e diventato ombra e un padre nato nell'ombra ma con una luce dentro, che viaggia in forma di ologramma e dura fino all'ultimo respiro. Nei loro occhi la vita tramandata, e dall'altra parte generazioni che scrivono con la perdita il loro destino e rimaneggiano i fili dell'universo: ragazzine e principesse, che muoiono e nascono in un battito di ciglia. Come Jyn Erso (Felicity Jones), condottiera improvvisata che si ribella con la speranza, diventa simbolo di una lotta di fanteria che non ha spazio per raccontare la mitologia eppure riesce a costruirla. Dalla polvere alle stelle nella fede della Forza, che mai come stavolta è davvero intorno a noi.

Rogue One: A Star Wars Story Rogue One è il film di Star Wars di cui avevamo bisogno: omaggia senza strafare, racconta senza declinare, emoziona senza ricattare lo spettatore. Un viaggio agghiacciante e oscuro che nella sua ora più buia riesce a creare fede e speranza, attraverso un racconto che riesce nell'impresa di non essere banale pur rientrando già nell'immaginario collettivo di noi viaggiatori galattici. Un'ode spassionata agli eroi delle retrovie, che vincono anche senza vincere e mandano avanti con Forza una nuova speranza, il vero motore dell'universo.

7.5

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