Recensione Rockstar

Imtiaz Ali firma un film bizzarro e divertente

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È sempre difficile recensire un film indiano poiché questa cinematografia è totalmente diversa da tutto ciò che conosciamo, sia dal cinema di Hollywood che da quello proveniente dall'Estremo Oriente come Cina, Corea o Giappone. Le pellicole indiane non si ancorano all'interno di un unico genere, ma anzi giocano con i loro codici e ne affastellano un numero spropositato in un solo film. Possiamo così trovare elementi della commedia, del gangster movie, del musical accanto ai codici del melodramma e delle pellicole romantiche. Anche Rockstar, del regista Imitiaz Ali, contiene al suo interno questa moltitudine di generi diventando una pellicola confusionaria e al contempo affascinante, che alla fine delle sue oltre due ore e mezzo di durata lascia comunque lo spettatore desideroso di un continuo delle vicende.

Ci troviamo nell'Arena di Verona, dove una folla oceanica aspetta l'inizio del concerto di Jordan, famosa rockstar indiana rabbiosa e affascinante. Sfuggito da un'aggressione il cantante, contuso e imbestialito, sale sul palco pronto a trasformare la sua rabbia in musica.
Ma Jordan, prima di diventare un famoso rocker, era il semplice studente Janardhan Jhakar, detto J.J., e una carriera musicale fulminante era solo un grandissimo sogno per lui...

La musica di un cuore spezzato

La svolta avviene quando il suo amico Khatana Bai, proprietario di un ristorante, gli spiega che la sua vita facile, senza alcun dramma o trauma, non gli permette di avere quel qualcosa in più che porta al successo un artista. Janardhan crede così che infatuandosi della bellissima Heer Kaul, ballerina dalla fama di “perfetta macchina spezzacuori” già promessa sposa, potrà conoscere quel dolore che lo trasformerà in un vero musicista. Ma la sua è solo finzione e il giovane, sentendosi uno sciocco, svela alla ragazza di non provare nulla per lei. Heer si apre a sua volta a J.J., raccontandogli i suoi più intimi desideri di divertimento, alcool e frivolezze. Nasce così una profonda amicizia tra i due, che però si vedranno separati quando Heer partirà per Praga dopo essersi sposata.
Al suo ritorno in casa della famiglia, J.J. si vede però cacciato a causa dei sospetti di una sua relazione con la giovane sposa. Rifugiatosi per due mesi in un monastero, riscopre l'amore per la musica e torna dall'amico Khatana Bai. Il fato comincia a sorridere al giovane, che viene scoperto dal famoso musicista classico Ustad Jameel Khan, che lo presenta ad una grossa etichetta discografica. Dopo un inizio burrascoso il giovane scopre che i talenti più importanti della “Platinum Records” andranno a Praga per un concerto e accetta di firmare un contratto pur di andare in Europa e rivedere Heer. Tra tradimenti, violenza, malattie e rabbia sarà l'inizio della sua caduta come essere umano e della sua ascesa come divo della musica.

Commedia e melodramma

In questo momento storico, il sogno di diventare famosi è sicuramente alla base della nostra società, tra fattori X, grandi fratelli, isole sperdute e reality vari che promettono la ribalta. Ma il regista Imtiaz Ali, maestro della commedia romantica indiana (anche se come abbiamo detto è difficile inquadrare questi film in un solo genere), non vuole fare un'analisi della cultura e delle ragioni che spingono una persona a ricercare la fama, ma anzi vuole raccontare di come alla base del successo ci sia il dolore, disperato e bruciante, come quello che nasce da un cuore spezzato. Nella sua spropositata durata di due ore e quaranta minuti -tuttavia assolutamente nella media in patria- Rockstar si trasforma da divertente commedia romantica, con i classici inserti musicali, in un melodramma strappalacrime in cui assistiamo al solito rapporto extraconiugale che porta a scandali e scenate con urla e grida. Ma nonostante ci troviamo di fronte ad una trama degna di una soap opera, il risultato è eccellente. Ad Imtiaz Ali la tecnica non manca e sfrutta sapientemente ogni freccia al suo arco per portare sullo schermo un'opera completa che riesca a intrattenere il suo pubblico per tutta la sua durata. Sebbene faccia un forte uso di flashback e flashforward che confondono i suoi spettatori, Ali riesce a dipanare ogni sotto-trama riuscendo a svolgere al meglio il suo compito. Ad aiutarlo nel suo lavoro troviamo anche il compositore, A.R. Rahman, vincitore di due Academy Awards per la colonna sonora di The Millionaire, che grazie alle sue musiche, davvero eccezionali e capaci di appassionare anche il più scettico ascoltatore, riesce a donare quel valore aggiunto alla pellicola. Ottima infine l'interpretazione di Ranbir Kapoor, uno dei volti più noti del cinema indiano contemporaneo, capace di dare al personaggio di J.J. una carica emotiva senza pari, dalla lieve ingenuità che lo caratterizza nei suoi anni da studente fino alla rabbiosa violenza che lo trasformerà in una vera e propria Rockstar. Il tutto al modico costo del suo cuore, vittima innocente di una relazione nata sotto il marchio della dannazione.

Rockstar Rockstar è stato un enorme successo in madre patria grazie all'ottima capacità registica di Imtiaz Ali. Una pellicola per il grande pubblico capace di appassionare e divertire, grazie ad un sapiente uso della narrazione e degli intermezzi musicali, in un crescendo di drammaticità e situazioni al limite. Un avviso a tutti coloro che sono digiuni di cinema indiano: la sospensione dell'incredulità è doppiamente obbligatoria, rispetto ad una pellicola occidentale. Non bisogna farsi troppe domande su come si sia arrivati a certe situazioni. Le risposte verranno date a tempo debito e non un minuto troppo tardi.

7

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