Recensione Ritorno al Marigold Hotel

John Madden ci riporta al Marigold Hotel insieme a vecchi e nuovi ospiti del complesso vacanziero indiano: da Dev Patel a Maggie Smith e Judi Dench, passando per Bill Nighy e Richard Gere.

recensione Ritorno al Marigold Hotel
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Gli affari del Best Exotic Marigold Hotel, gestito dal giovane ed ambizioso Sonny Kapoor (Dev Patel) e dalla pungente ottuagenaria Muriel Donnelly (Maggie Smith), stanno procedendo a gonfie vele; pertanto i due co-proprietari decidono di espandere la loro attività e volano a San Diego, in California, nella speranza di convincere il magnate Ty Burley (David Strathairn) a finanziare l’acquisto di un secondo albergo a Jaipur in cui applicare la stessa formula. Nel frattempo Sonny si prepara a convolare a nozze con l’amata Sunaina (Tina Desae), ma all’improvviso si ritrova in preda alla gelosia provocata dall’arrivo del suo amico Kushal (Shazad Latif). Intanto, Douglas Ainslie (Bill Nighy) ed Evelyn Greensdale (Judi Dench) ancora non si sono decisi a dichiararsi i rispettivi sentimenti, e ad Evelyn viene offerto un lavoro che la terrebbe impegnata per lunghi periodi fuori da Jaipur. Alla vigilia delle nozze di Sonny e Sunaina, al Marigold Hotel fa il suo arrivo un affascinante turista americano, Guy Chambers (Richard Gere), il quale potrebbe essere l’ispettore inviato dal signor Burley per indagare di persona sul Best Exotic Marigold Hotel...

TERZA ETà E SECONDE OCCASIONI

Tre anni fa, un piccolo film britannico interpretato da un manipolo di attori la cui età media si aggirava attorno ai settant’anni riuscì nel miracolo di incassare quasi 140 milioni di dollari in tutto il mondo: si trattava di Marigold Hotel, innocua ma graziosissima commedia di ambientazione indiana che riuniva alcuni fra i maggiori talenti della recitazione della Terra d’Albione. Lo strepitoso successo di Marigold Hotel, film delicato e coinvolgente sulle “seconde occasioni” della terza età, non ha lasciato indifferenti i produttori, portando alla realizzazione di un sequel dall’immancabile effetto-fotocopia: Ritorno al Marigold Hotel, che vede tornare al timone di regia il discontinuo John Madden (Shakespeare in Love) ma soprattutto recupera pressoché al completo il cast della precedente pellicola, con il giovane Dev Patel (The Millionaire) in un ruolo sempre più centrale, circondato da una squadra di illustri veterani quali Maggie Smith, Judi Dench e Bill Nighy con in più una new-entry di lusso, ovvero il piacente 65enne Richard Gere. Un team di interpreti sopraffini che, a conti fatti, costituiscono l’unico motivo interesse di un sequel scontato, zuccheroso e del tutto privo di sorprese.

PASSAGGIO IN INDIA IN UN SEQUEL SENZA IDEE

Difatti, il problema maggiore di Ritorno al Marigold Hotel consiste nella sostanziale incapacità della sceneggiatura (firmata ancora una volta da Ol Parker, ma questa volta senza il sostegno di una fonte letteraria) di dire qualcosa di nuovo o di introdurre elementi di reale peso all’interno della narrazione. Al contrario, il film di Madden dissipa tutta la spontaneità e la freschezza di Marigold Hotel, puntando unicamente sulle battute affilate della Muriel di Maggie Smith (la più ispirata di tutto il cast) e su una filosofia spicciola riguardo l’importanza di cogliere al volo le emozioni offerte dalla vita (una filosofia, fra l’altro, già enunciata in maniera identica nell’opera di tre anni fa). A fare le spese di questa assenza di idee nuove sono in particolare i personaggi secondari, come Madge Hardcastle (Celia Imrie) e l’ex playboy Norman Cousins (Ronald Pickup), relegati in subplot estremamente esili slegati dalla trama principale. Il resto è rappresentato da un’India patinata e da cartolina, dalle consuete schermaglie amorose (ma purtroppo prive del minimo pathos) e, in prossimità del finale, da un paio di confusionari siparietti pseudo-bollywoodiani che rischiano di far dimenticare anche quei rari tocchi di autenticità disseminati tra una scena e l’altra.

Ritorno al Marigold Hotel Prevedibile, zuccheroso e con un inevitabile effetto di “già visto”, Ritorno al Marigold Hotel vorrebbe strizzare l’occhio allo spettatore ricorrendo alle vie più semplici e tradizionali, ma sconta una totale assenza di originalità e non riesce ad aggiungere nulla di nuovo rispetto a quanto già raccontato nel film del 2012. Ne risulta una commedia gradevole solo a tratti, fin troppo melensa e patinata, in grado di raggiungere una stiracchiata sufficienza unicamente in virtù di attori ammirevoli quali Maggie Smith, Judi Dench e Bill Nighy (inutilmente decorativa, invece, la presenza di Richard Gere).

6

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