Resident Evil: The Final Chapter, la recensione del film con Milla Jovovich

Arriva al cinema Resident Evil: The Final Chapter, l'ultimo capitolo della saga diretto da Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich

recensione Resident Evil: The Final Chapter, la recensione del film con Milla Jovovich
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Si dice che la storia viene scritta dai vincitori. Tutto è iniziato nel 2002, quando, sette anni dopo essersi occupato della trasposizione cinematografica del popolare videogioco Mortal Kombat, il britannico classe 1965 Paul W.S. Anderson decise di tornare al sottogenere dei cineVgame trasferendo sul grande schermo la gettonatissima esperienza videoludica targata Capcom, Resident Evil, conquistatasi in breve tempo sia i gamer che gli amanti dell'horror. Una pellicola che, senza alcun dubbio, provvide a risvegliare l'interesse nei confronti dei morti viventi su fotogrammi tirando in ballo una pattuglia di militari inviata in una base sotterranea segreta della Umbrella Corporation, dove un virus aveva finito per trasformare, appunto, animali e persone in aggressivi infetti zombeschi. Il T-Virus, per la precisione, di cui viene ripercorsa velocemente la genesi nel corso dei primissimi minuti di questo Resident Evil - The Final Chapter, sesto episodio di quella che, nel frattempo, si è trasformata in una vera e propria saga con protagonista la agile e misteriosa Alice interpretata da Milla Jovovich.


Milla... di questi giorni

La Alice che, insieme alla Selene di Underworld e alla Sposa del dittico Kill Bill, ha cominciato a testimoniare, dall'inizio del terzo millennio, una certa rivalsa femminile nell'ambito di una Settima arte il più delle volte popolata da macho men alla Stallone e Schwarzenegger. La Alice che, dopo il quarto Resident Evil: Afterlife e il quinto Resident Evil: Retribution, Anderson torna a dirigere guardando in buona parte, però, ai toni piuttosto dark del secondo Resident Evil: Apocalypse, diretto da Alexander Witt, e alle devastate scenografie d'ambientazione post-apocalittica che hanno caratterizzato il terzo Resident Evil: Extinction, a firma di Russell Mulcahy. Ciò che balza immediatamente agli occhi, infatti, è che il suo tentativo sia quello di recuperare gli aspetti maggiormente convincenti dei diversi tasselli del franchise nel mostrarci la protagonista, ancora una volta unica speranza per la razza umana, impegnata a scovare i responsabili della spaventosa epidemia che ha ridotto la popolazione mondiale a salme ambulanti affamate di carne umana. Salme ambulanti cui in Resident Evil: The Final Chapter viene però concesso pochissimo spazio, nel corso di uno spettacolo che, tempestato d'azione fin dal prologo, riporta in scena anche i Claire e Wesker incarnati da Ali Larter e Shawn Roberts e il malvagio dottor Alexander Isaacs, per la terza volta con le fattezze di Iain Glen.

Ancorati al passato

E, se non risulta assente neppure quella certa sensazione di claustrofobia che dominò il capostipite dal momento in cui si torna all'interno della Umbrella Corporation, sono i cerberi e qualche altro nuovo mutante tirato occasionalmente in ballo a rappresentare l'inedito materiale mostruoso da sfruttare in immancabili scontri corpo a corpo e sequenze pullulanti effettistica CGI. Ma, tra benzina che comincia a scarseggiare, celle criogeniche, frenetiche corse in motocicletta e una consueta spruzzata di innocuissimo splatter digitale, Resident Evil: The Final Chapter non manca di apparire altro che in qualità di stanco e inutile tentativo di continuare a raschiare il fondo di una serie già povera di idee in partenza e capace ormai di continuare ad offrire esclusivamente accenni relativi all'oscuro passato di Alice, camuffando in maniera abbastanza maldestra la pochezza generale dietro ad irrilevanti accenni di denuncia anti-capitalista alla George A. Romero e fracasso imperante. Si conquisterà, probabilmente, soltanto i fan irriducibili.

Resident Evil: The Final Chapter Con vecchi e nuovi amici impegnati ad affiancare la combattiva Alice nel proprio ennesimo tentativo di porre un rimedio alla minaccia rappresentata dal micidiale T-Virus, Resident evil - The final chapter non sarà, con ogni probabilità, il capitolo finale della serie cineVgame come vorrebbe lasciar intendere il suo titolo. Al di là di questa previsione, il suo aspetto curioso risiede nell’apparire tanto veloce nello svolgimento quanto capace di annoiare nel tirare in ballo non pochi elementi già sfruttati, fallendo sia sull’evidente piano della nostalgia che nel tentativo di camuffarsi di originalità tramite spiegoni-rivelazioni riguardanti il passato della protagonista. Pur risultando leggermente superiore rispetto all’irrilevante Resident evil: Afterlife, che continua ad apparire in qualità di tassello meno riuscito del franchise.

5.5

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