Venezia71

Recensione Red Amnesia

Wang Xiaoshuai porta alla Mostra del Cinema di Venezia un dramma venato di thriller ambientato nella Cina odierna

recensione Red Amnesia
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

A Pechino, la vita dell'anziana ma arzilla Deng Meijuan è parecchio frenetica: nonostante i familiari le consiglino di rilassarsi e godersi la pensione la donna, dopo la morte dell'amato marito, ha deciso di rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Il suo intento, principalmente, vorrebbe essere quello di aiutare i propri cari, accudendoli e preparando loro pranzi e cene. Ma il suo intento, per quanto nobile, è osteggiato: la madre oramai non la riconosce neanche più quando va a farle visita nella casa di riposo dove alloggia, mentre i suoi due figli vedono le sue premure quasi come intrusioni nella loro sfera privata. Il maggiore, Jun, è sposato e padre di una bimba, mentre il minore, più libertino, vive una vita ben poco canonica per gli standard cinesi. Entrambi sono preoccupati per la madre, ma vorrebbero che lei vivesse la sua esistenza senza sentire il bisogno di essere utile agli altri per forza. Le cose cambieranno nel momento in cui a casa di Meijuan, dove oramai abita da sola, cominceranno ad arrivare misteriose telefonate anonime, preludio a un vero e proprio fenomeno di stalking e teppismo ai danni della donna...

Amnesia Rossa

Wang Xiaoshuai è tra i più noti cineasti provenienti da Shangai: nella sua carriera ventennale ha già diretto tredici film (tra cui Giorni d'inverno e Le biciclette di Pechino) e con Red Amnesia, in concorso alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, chiude idealmente una trilogia iniziata nel 2005 con Shangai Dreams (che quell'anno vinse il Gran Premio della Giuria a Cannes) e proseguita nel 2011 con 11 Flowers. Sebbene si tratti di tre film diversi e scollegati, c'è un sottile fil rouge a legarli, e a legare in special modo il primo col terzo: parliamo di elementi biografici sapientemente intessuti nella trama, e in particolare il contesto delle famiglie inviate nel Guizhou per lavorare nelle fabbriche, e parliamo anche degli effetti della Rivoluzione Culturale sul popolo. In questo il cineasta cinese si è sempre dimostrato coraggioso, dato che molti suoi film nascondono, se non critiche, considerazioni che fanno pensare e mettono in dubbio la bontà di un sistema di gestione della cosa pubblica, quello cinese, troppo schematico e rigido, che ha spesso condizionato la vita di migliaia e migliaia di persone. In questo caso particolare,sarà il passato a presentare il conto, dopo tanti anni, alla povera Meijuan, ponendoci di fronte a un dilemma morale molto forte, almeno per il contesto in cui è inserito. Peccato, però, che il film risulti disomogeneo e disperda per strada i tasselli più importanti, rendendo la fruizione della pellicola lenta e noiosa nonostante l'intenzione di tessere un thriller a tratti quasi sovrannaturale.

Red Amnesia Acuto e coraggioso narratore, Wang Xiaoshuai porta alla Mostra del Cinema di Venezia il suo Red Amnesia, storia di una donna (ottimamente interpretata dalla veterana Lu Zhong) alle prese con un presente difficile da affrontare e con un passato che sperava di essersi lasciata alle spalle. L'impianto scenografico del tutto, le musiche, le interpretazioni e la rappresentazione delle varie scene sono di buon livello, ma purtroppo il cineasta cinese perde di vista il cuore del racconto trascinandosi nell'affresco di problemi familiari sì importanti nell'attuale Cina moderna (in particolare le problematiche legate alla terza età) ma assolutamente dispersivi rispetto al nucleo della narrazione: e quando finalmente si svela il mistero, probabilmente, lo spettatore è già altrove.

5.5

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