Recensione Rec 4: Apocalipsis

A due anni dal precedente episodio Jaume Balagueró torna dietro la macchina da presa per dedicarsi a un nuovo capitolo della saga zombesca iberica, questa volta ambientato in alto mare

recensione Rec 4: Apocalipsis
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Sotto la regia del Jaume Balagueró autore di Darkness e del Paco Plaza cui si deve il werewolf movie I delitti della luna piena, tutto è cominciato nel 2007 con la brutta avventura intrapresa dalla reporter Ángela Vidal, ovvero Manuela Velasco, la quale, interessata a realizzare uno scoop riguardante i pompieri in azione, si trovò a dover sfuggire nello spagnolo [Rec] ad aggressivi contaminati zombeschi all'interno di un edificio.
Il [Rec] che, concepito tramite la tecnica del falso documentario portata al successo da The Blair witch project - Il mistero della strega di Blair, fu oggetto l'anno dopo del remake a stelle e strisce Quarantena di John Erick Dowdle; prima ancora che, nel 2009, Balagueró e Plaza tirassero in ballo in [Rec]² l'intervento delle forze dell'ordine nel condominio e l'aumento di soggettive delle camere di ripresa.
Soggettive poste in secondo piano in [Rec]³ - La genesi, firmato nel 2012 dal solo Plaza e ambientato durante la festa nuziale da cui sembra essersi salvata l'anziana donna che troviamo in mezzo ai pochi presenti a bordo di una piattaforma petrolifera nell'oceano, destinata a fare da scenario a [Rec]⁴: Apocalipsis, realizzato nel 2014 da Balagueró.

L'Ángela dell'apocalisse?

Piattaforma petrolifera su cui, superato un breve collegamento con il secondo film della serie, che azzardò anche originali legami tra la natura del virus e la Chiesa, ritroviamo proprio Ángela, che, insieme a due agenti, scopre di trovarsi in un laboratorio su acqua in cui l'equipe guidata dal dottor Ricarte alias Héctor Colomé effettua esperimenti su cavie e sopravvissuti per individuare l'origine del morbo.
Ed è soltanto una volta conosciuti i diversi personaggi e trascorsa la prima mezz'ora di visione che comincia nuovamente a movimentarsi la situazione, stavolta totalmente priva della camera impazzita che ha fatto la fortuna dei POV e, come c'era da aspettarsi, unicamente orchestrata tra cinici medici senza scrupoli e uomini armati pronti a sparare.
Non a caso, non risulta difficile intuire come la sceneggiatura tenda a concentrarsi più sulle ricerche di vie di fuga da parte della protagonista che sugli improvvisi attacchi degli infetti scattanti, talmente ridotti al minimo da rivelarsi superflui.
Tutti aspetti volti a testimoniare che ci troviamo dinanzi ad un sequel che non solo - a dispetto del titolo - non presenta assolutamente nulla di apocalittico, ma, complice la totale mancanza di una vera e propria anima, non lascia emergere altro che i connotati di stanca continuazione unicamente dettata dalle leggi di mercato.
Perché non sono sufficienti un temporale in alto mare finalizzato a tentare di rendere suggestivo il racconto e un motore di scafo con elica in azione per squartare e spargere liquido rosso e frattaglie a compensare la evidente mancanza di idee e, addirittura, del particolare tocco di colui che ci ha regalato, tra gli altri, lo splendido Bed time.

Rec 4: Apocalipsis A due anni da [Rec]³ - La genesi di Paco Plaza, che aveva già quasi del tutto abbandonato il look da mockumentary che fu alla base dei due precedenti zombie movie diretti dallo stesso insieme a Jaume Balagueró, quest’ultimo, da solo, torna dietro la macchina da presa per dedicarsi a [Rec]⁴: Apocalipsis (2014). Un quarto capitolo che, dopo la parentesi con festa nuziale di sangue del terzo, si riallaccia al finale del secondo per riportarne in scena la protagonista Manuela Velasco nei panni della reporter Ángela Vidal, la quale si risveglia su una piattaforma petrolifera in mare aperto dove un'equipe medica effettua esperimenti su cavie e sopravvissuti al contagio nel tentativo di capire l’origine dell’infezione. Ma, tra scimmiette urlanti in agguato e qualche spaventoso infetto sparso qua e là per le consuete, improvvise entrate in scena, si consuma il tassello più fiacco e noioso della tetralogia; complice la totale mancanza di idee originali e di tensione (compreso il banalissimo prologo, che dovrebbe rappresentare la conclusione decisiva), oltre all'infelice scelta di abbandonare l’innovativa deriva mistico-religiosa che la serie aveva preso.

5

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