Recensione Re della terra selvaggia

L'opera prima di un regista ispirato che s'ispira alla magia della vita

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In un bayon della Louisiana (mix di foresta e palude caratteristico di quelle zone), vive una piccola comunità di gente povera ed eroica, decisa a non abbandonare il proprio luogo nonostante diventi ogni giorno più inadatto alla vita. Separati da una lunga diga-barriera da quella che è considerata la società occidentale del benessere (dove patatine fritte e bastoncini di pollo abbondano), gli abitanti della Bathub (così chiamata per via della sua somiglianza a una grande vasca) vivono una vita diversa, remota, costruita attorno a un profondo e inscindibile rispetto per la natura che li circonda. Una vita libera ed essenziale che si rispecchia nello splendido rapporto tra due dei suoi più affezionati abitanti: Hushpuppy (bambina precoce dotata di un'incredibile tempra e di un senso di responsabilità incredibilmente adulto) e suo padre Wink (uomo che ha costruito la sua dura scorza attorno all'amore per la propria figlia e alle difficoltà della loro vita selvaggia). Un legame padre-figlia caratterizzato anzitutto dalla necessità di sopravvivere, ai dolori e agli ostacoli sempre più alti che la vita pone ogni giorno sul loro cammino. Fare di necessità virtù. È quello che ha cercato disperatamente di fare Wink che (anche se con metodi non sempre ortodossi) ha vissuto la sua paternità nel fine ultimo di conferire a sua figlia amore, forza e autosufficienza. Ed è quello che ha cercato di fare nella sua breve vita la piccola Hushpuppy (di soli cinque anni) per fronteggiare attraverso l'intelligenza e la fantasia l'abbandono della madre e la difficoltosa ma libera esistenza di quel microcosmo isolato (in cui lei e suo padre vivono una al fianco dell'altro ma in due diverse stamberghe). Ma una serie di nuovi stravolgimenti sta per abbattersi su quel piccolo mondo di creature dalla tempra quasi sovrannaturale. Rovesciamenti di ordine terreno (la malattia che, prima o poi, sempre irrompe a minare il precario equilibrio dell'esistenza umana) e universale (la natura che rivendica la propria supremazia attraverso cataclismi inarrestabili) che costringeranno la piccola Hushpuppy a convogliare tutta la propria determinazione e fantasia per ergersi a vera eroina e conquistare senza riserve il titolo di Re della terra selvaggia. Dunque non più una bambina come tutte le altre, ma un'entità senza sesso o età, dotata di una grandezza e di una lungimiranza superiori.

Hushpuppy e il paese delle meraviglie

Ha commosso Obama e signora e incantato Emir Kusturica, ottenuto il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival e ben quattro nomination agli Oscar (tra cui quelle per miglior regia, miglior regista e miglior attrice protagonista - la piccola Quvenzhané Wallis di soli nove anni). Un biglietto da visita di sicuro impatto che ha già fatto guadagnare all'opera prima di Benh Zeitlin il titolo di film rivelazione dell'anno. E forse questo Re della terra selvaggia (Beasts of the Southern Wild il titolo originale) ha davvero tutti i tratti dell'opera rivelazione, così intensamente calato in un immaginario espressivo capace di portare a galla con tatto e poesia il simbolismo di una storia che sa spingersi oltre sé stessa e rivelare tasselli di un disegno universale. Narrata tutta in voice over attraverso la voce della piccola e travolgente protagonista (la più giovane candidata all'Oscar di sempre), Re della terra selvaggia è una parabola senza tempo e (quasi) senza luogo che affronta il mare aperto della vita seguendo il filo dei pensieri e delle emozioni di una bambina esemplare, così abile a stare al mondo proprio grazie alla sua capacità di estraniarsene. Le tante pagine di una stessa vita si mescolano dunque nel racconto a tratti realistico e a tratti magico (ma pur sempre unitario) di quel filo estremamente sottile (la vita) cui siamo tutti appesi. Benh Zeitlin restituisce con una carrellata di splendide inquadrature (fermo-immagine di una vita estremamente difficile eppure vissuta nel pieno sfruttamento di tutti i suoi sensi) la sua incredibile sensibilità artistica, perfettamente veicolata dalla freschezza genuina e dal portamento fiero del suo occhio narrante Hushpuppy. Presa tra realtà e fantasia la sua storia è un po' l'incarnazione dei mali del mondo e allo stesso tempo l'espressione di un amore primigenio, non contaminato dall'arrivismo umano ma contemplato solo nella sottile capacità di adattarsi al prossimo, o a ogni espressione della natura di cui siamo parte. È un incanto che si svela a poco a poco e che rifugge ogni tentativo di razionalizzazione, nel suo essere fiume in piena d'emozioni che svela la straordinaria magia di una vita istintiva.

Re della terra selvaggia Un cortometraggio (Glory at Sea) che diventa un acclamatissimo film e uno sconosciuto (Benh Zeitlin) che si guadagna il titolo di regista rivelazione dell’anno. Un esordio col botto quello del trentenne statunitense che riesce a veicolare con la sua straordinaria opera prima tutta la forza (non quella conflittualmente manichea, ma piuttosto quella intesa come capacità di mescolare perfettamente bene e male) della vita nella vita. Attori-non attori e una piccola e sensazionale protagonista lanciata negli abissi dell'esistenza bastano a giustificare il travolgente impatto di questo lodevole film. Da non perdere.

8

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