Recensione Quijote

Rivisitazione del celebre Don Chisciotte con un inedito Lucio Dalla nei panni di Sancho Panza

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Il Don Chisciotte di Cervantes rivive nella poetica visiva e nell'arte di Mimmo Paladino, uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia, movimento artistico nato negli anni '80 che si proponeva di restituire centralità (nell'arte) alla pittura. Ma in questo film, o meglio opera complessivamente intesa come contaminazione di generi e flussi artistici che si vanno condensando attorno alla figura del Don Chisciotte (interpretato da un ispirato Peppe Servillo), rivive anche la verve artistica del compianto Lucio Dalla (che veste qui i panni di un memorabile Sancho Panza) il cui estro vocale e d'improvvisazione mimica rendono con grande fedeltà interpretativa la saggezza e la solidarietà visionaria del fido e celebre scudiero letterario. Pur trattandosi di un'opera realizzata nel 2006 (in occasione del quarto centenario della pubblicazione de "El Quijote de la Mancha" di Miguel de Cervantes y Saavedra), e transitata al festival di Venezia dello stesso anno a chiusura della sezione Orizzonti, il Quijote di Paladino arriva in sala solo oggi grazie al circuito distributivo di Distribuzione Indipendente, sempre più lanciata nel proposito di dare visibilità a quei film valevoli di spazio eppure privi di una loro vetrina. Rientrante a pieno titolo in questa rosa di opere 'neglette', il Quijote di Paladino ha come pregio intrinseco quello di assumere un valore artistico che partendo dalla ‘trasposizione di sentimenti e percezioni' suscitate dall'arte stessa (in questo caso l'opera di Cervantes) si moltiplica poi nelle interpolazioni e contaminazioni artistiche tra letteratura, pittura, scultura, poesia, generando un'opera in cui la complessità estetica supera e colma la necessità di una struttura narrativa lineare ed autoconclusiva.

Il cavaliere errante

La storia, entrata oramai a far parte dell'immaginario collettivo occidentale, è quella dell'hidalgo (ovvero un quasi nobile) Alonso Quijano che dopo aver speso la vita a divorare pagine e pagine di romanzi cavallereschi, ha una sorta di folle-visione che lo porta a immedesimarsi nei panni di un cavaliere errante senza macchia, deciso a salvare fanciulle e a combattere le iniquità. Ribattezzatosi Don Chisciotte della Mancia in virtù dell'epica avventura che lo attende, e munitosi di un destriero (Ronzinante) e di un fido scudiero (Sancho Panza) l'hidalgo parte così alla volta di un viaggio visionario in cui realtà e finzione convergono a creare uno scenario fantastico in cui i mulini a vento (qui moderne pale eoliche) sono giganti da combattere e un'umile contadina muta in una nobile fanciulla da salvare (Dulcinea). L'intento (pienamente raggiunto) di Paladino nel Quijote non è tanto quello di ripercorrere la smania da avventura cavalleresca del Chisciotte, quanto piuttosto quello di filtrare una storia assai nota attraverso le lenti dell'arte, soffermandosi su ogni singola inquadratura per renderla installazione a sé stante e parte di una dinamica visiva che è arte in movimento. Complice anche l'ottima fotografia di Cesare Accetta, il viaggio di Don Chisciotte diventa così l'occasione per liberare l'estro artistico di attori (tra i quali anche nomi di eccellenza come Alessandro Bergonzoni, Remo Girone, Ginestra Paladino), poeti (Edoardo Sanguineti), scrittori (citazioni che vanno da Borges a Joyce), e farlo confluire in un'opera che è al tempo stesso miscellanea artistica e film in divenire. Pur girato interamente nella provincia di Benevento (o meglio attorno a Paduli, paese natio di Paladino), Quijote appare ciò nonostante come un viaggio delocalizzato alla ricerca dell'identità, capace di sfruttare appieno il potenziale visivo di luoghi all'apparenza ordinari (ed è così che un edificio mai finito della provincia campana diventa l'imponente biblioteca di Babele dalla quale volano e si disperdono, a migliaia, le pagine dei libri, e con essi il pericolo eversivo di una letteratura romanzata). Procedendo per associazioni visive e mentali quest'opera prima di un artista completo, sperimentatosi anche nella regia, sembra parlare con una propria lingua, diversa e lontana dalle opere filmiche cui siamo abituati, eppure di grande e imperdibile comunicatività.

Quijote Mimmo Paladino, uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia, si cimenta nell’arte registica con il Quijote, rivisitazione moderna del celebre Don Chisciotte di Cervantes. Il risultato è un film che oltre a godere di un cast eccezionale (nel quale spiccano le doti artistiche di un inedito Lucio Dalla nei panni dello scudiero Sancho Panza), ha il pregio di muoversi fluido attraverso le location di una Mancia campana che sembra offrire la giusta dose di luci e ombre, antico e moderno, e in cui convergono una sorta di chiaro-scuri esistenziali che regalano una complessa e indiscutibile suggestione artistica.

7

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