Questione di Karma: la recensione del film con Elio Germano e Fabio De Luigi

Sotto la regia di Edoardo Falcone, un puro Fabio De Luigi e un truffaldino Elio Germano sono i protagonisti della commedia Questione di Karma.

recensione Questione di Karma: la recensione del film con Elio Germano e Fabio De Luigi
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Con le fattezze di Fabio De Luigi, uno si chiama Giacomo, erede di una dinastia di industriali ed eterno infantile segnato dal suicidio del padre avvenuto quando era molto piccolo. Lo vediamo subito dopo i titoli di testa apprendere dall'eccentrico esoterista francese Ludovico Stern alias Philippe Leroy che l'uomo in cui dovrebbe essersi reincarnato il defunto si chiama Mario Pitagora. Un Mario Pitagora cui concede anima e corpo Elio Germano e che, cialtrone interessato solamente ai soldi e, di conseguenza, pesantemente indebitato con gente molto poco raccomandabile, non manca di sfruttare tutto il suo opportunismo quando Giacomo decide di conoscerlo confidandogli, appunto, che dovrebbe essere la reincarnazione del genitore venuto a mancare. Un incontro, il loro, destinato a trasformarsi in continue richieste di denaro da parte di Mario nei confronti del povero, decisamente puro Giacomo, e che finisce, comunque, per cambiare la vita di entrambi in Questione di Karma, seconda fatica registica dello sceneggiatore romano Edoardo Falcone.


Eri mio padre


L'Edoardo Falcone che, pur partendo da un assunto metafisico, cerca di rendere l'operazione semplicemente una commedia "umana" incentrata sul progressivo sviluppo del rapporto tra i due protagonisti, tanto da dichiarare: "Proseguendo il discorso iniziato con Se Dio vuole, mi piaceva tornare ad affrontare temi universali. In questo caso: il tempo che passa, la necessità di trasformarsi per continuare a vivere, l'eterno bisogno di amare e sentirsi amati, e molti altri. Il tutto, ovviamente, senza mai rinunciare all'ironia e alla leggerezza". Ed è già a partire da un esilarante dialogo a tavola tra un De Luigi fortunatamente più placato del solito e i suoi familiari - dalla madre Stefania Sandrelli alla sorella Isabella Ragonese, passando per un impassibile, fenomenale patrigno Eros Pagni - che le occasioni per sprofondare in sane risate non risultano affatto assenti in Questione di Karma.

Febbre da Germano

Nel corso di circa ottantasette minuti di visione, inoltre, è la Daniela Virgilio della serie televisiva Romanzo criminale a fare da moglie esausta di un Germano sorprendentemente calato nei panni del truffaldino personaggio capitolino che ricorda da vicino il celebre "Pomata" impersonato da Enrico Montesano nel cult Febbre da cavallo. Perché, oltretutto complice la divertente gag del falso cardiologo, non poco evidente appare l'influenza da parte della commedia del '76 firmata da Steno e, comunque, dalla scrittura di determinati film del figlio Carlo Vanzina (con il quale, non a caso, Falcone ha avuto occasione di lavorare). Aspetto che finisce per giovare non poco al lato comico della godibilissima, veloce operazione, strutturata su una buona sceneggiatura a firma del regista stesso insieme al brizziano Marco Martani e che, per quanto riguarda uno dei risvolti finali, sembra addirittura strizzare l'occhio ad una delle situazioni viste in Ritorno al futuro. Insomma, il prezzo del biglietto non lo si rimpiange una volta usciti dalla sala che proietta Questione di Karma.

Questione di Karma Sarà vero che rinasci avvantaggiato quando ti sei comportato bene nella vita precedente e che, invece, ti reincarni in un brutto animale se hai condotto un’esistenza tutt’altro che da brava persona? È la vita: si nasce, si muore, il segreto è tutto lì. È la semplicissima morale destinata ad emergere da Questione di Karma, che, seconda fatica registica dell’Edoardo Falcone aggiudicatosi addirittura il David di Donatello nella categoria relativa alla migliore opera prima grazie al suo Se Dio vuole, non manca di risultare decisamente più riuscita e compatta rispetto alla già gradevole precedente. Per merito sia di uno script curato al punto giusto che, soprattutto, di un cast - a partire dalla azzeccata coppia di protagonisti - capace di strappare risate in abbondanza... compreso un Massimo De Lorenzo finalmente sfruttato in un ruolo di rilievo e non nelle solite brevi, sacrificate apparizioni.

6.5

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