Recensione Quella casa nel bosco

La casa degli orrori del papà di Buffy

recensione Quella casa nel bosco
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La casa, casa dolce casa, quell'involucro più o meno spazioso che, da sempre, rappresenta il posto al cui interno mettere su famiglia, nel quale tornare la sera per andare a dormire e, soprattutto, dove, bene o male, ci si trova al sicuro.
Quell'involucro che, fin dai tempi de La caduta della casa Usher di Jean Epstein, tratto nel 1928 da Edgar Allan Poe, non ha potuto fare a meno, nel corso di oltre un secolo di celluloide, di trasformarsi nella scenografia adatta per ambientarvi storie dell'orrore.
Infatti, se, al di là dell'infinità di oscuri prodotti appartenenti al sottobosco dell'universo underground, è stato recentemente il malese James Wan a rispolverare la tematica delle case infestate tramite Insidious, del 2010, non possiamo certo dimenticare veri e propri fenomeni cinematografici riguardanti le dimore maledette come la saga di Amityville horror, con ben otto lungometraggi e un remake realizzati tra il 1979 e il 2005, o la trilogia Poltergeist, concepita dal 1982 al 1988.
Senza contare vecchi classici del calibro de La casa sulla scogliera di Lewis Allen e Gli invasati di Robert Wise, rispettivamente datati 1944 e 1963, oltre all'ingiustamente poco conosciuto La casa delle anime perdute, spaventoso lungometraggio televisivo firmato nel 1991 da Robert Mandel.

Evil Drew

Ma, complice in particolar modo il titolo italiano, che fu, appunto La casa, è con ogni probabilità il sanguinolento Evil dead di Sam Raimi a tornare immediatamente alla memoria nel momento in cui si parla di soggetti riguardanti abitazioni in qualche modo legate a forze malefiche.
Come torna alla memoria quando vediamo l'isolatissimo chalet tra i boschi in cui vanno a trascorrere il week-end i cinque giovani protagonisti dell'esordio registico di Drew Goddard, sceneggiatore del Cloverfield diretto nel 2008 da Matt"Blood story"Reeves: la bionda mozzafiato Jules, il bello e palestrato Curt, lo sballato fumatore di canne Marty, l'intellettuale rigido Holden e la virginale Dana, rispettivamente con i volti della televisiva Anna Hutchinson, del Chris Hemsworth di Thor, del Fran Kranz di Diario di una schiappa 2, del Jesse Williams di 4 amiche e un paio di jeans 2 e della Kristen Connolly che esordì in Mona Lisa smile.
I cinque classici personaggi-stereotipo destinati a diventare il giusto campionario di carne da macello per l'orda di sanguinarie creature soprannaturali pronte a entrare in scena in quello di cui, però, il citato Hemsworth parla così: "All'inizio ho pensato, ah, ma è il solito horror. Non avevo ancora capito. Poi la sceneggiatura ha cominciato a evolversi, a prendere una piega diversa, a sconvolgermi sempre più. Diventava sempre più pazzesca, fino a quando - beh, niente. Non c'è tregua. Ti accompagna su una strada che ti sembra riconoscibile, ma poi sovverte tutto quello che pensi di sapere".

Non è un altro stupido horror americano

E non gli si può certo dare torto, perché, mentre veniamo anche a conoscenza del fatto che un gruppo di tecnici, dall'interno di una sala operativa, scrutano e, spesso, controllano ogni mossa dei protagonisti, l'oltre ora e mezza di visione non prende mai la direzione che ci si aspetta.
La sceneggiatura a firma dello stesso regista insieme al produttore Joss Whedon, creatore di Buffy, l'ammazzavampiri e regista dell'atteso The Avengers, parte dalla situazione tipica dei vari Non aprite quella porta, per poi tirare in ballo non l'ennesimo serial killer mascherato, ma i morti viventi.
Ma non si tratta né del solito slasher, né di uno zombie-movie, in quanto, come già provvidero a fare Wes Craven e Kevin Williamson in Scream con il primo dei due sottogeneri citati, le regole dell'horror vengono demolite e rielaborate fotogramma dopo fotogramma, tanto che si rischierebbe di rovinare allo spettatore il piacere della visione anche rivelando soltanto un altro piccolo dettaglio della trama.
Quindi, senza entrare troppo nello specifico, possiamo al massimo aggiungere che si respira non poco l'aria del cinema della paura degli anni Ottanta, con un tripudio continuo di effetti speciali, splatter e mostri di ogni tipo - dai licantropi all'unicorno assassino - che, in un certo senso, potrebbe ricordare all'appassionato più preparato titoli poco noti come Waxwork 2-Scomparsi nel tempo di Anthony Hickox o Spookies, diretto a sei mani da Genie Joseph, Thomas Doran e Brendan Faulkner.
Quello stesso appassionato che non amò molto quei due mediocri prodotti, ma che, invece, rischia di commuoversi dinanzi a questo geniale atto d'amore nei confronti dell'orrore su celluloide che, non privo neppure di un omaggio ai cenobiti di Clive Barker, coinvolge, diverte e stupisce dalla prima all'ultima inquadratura, con un'intelligenza tale da rendere pienamente giustizia alla dichiarazione di Goddard: "Il film del terrore è solo un punto di partenza per porre alcune domande sull'umanità in generale. Per quale motivo sentiamo l'esigenza di emarginare, oggettificare e massacrare dei ragazzi? Non è qualcosa di specifico al genere horror, o al cinema in generale, o alla cultura contemporanea. Infliggiamo le stesse cose ai giovani da sempre. E' questo l'interrogativo al centro del film".

Quella casa nel bosco “Metterà la parola fine a tutti gli altri horror sulle case stregate. Vedrete delle cose che non avete mai visto nella vostra vita, resterete increduli davanti ad alcuni dei luoghi in cui vi porteremo. Però sarà divertente. Anche cruento, violento e terrificante ma divertente”. L’esperienza ci ha abituati a pensare - e quasi sempre a confermare - che, quando un film dell’orrore viene accompagnato da una frase di lancio di questo genere, la fregatura è dietro l’angolo. Ma, nel caso dell’esordio dietro la macchina da presa per Drew Goddard, sceneggiatore del riuscito Cloverfield (2008), non possiamo fare a meno di dare ragione alla riportata dichiarazione del regista. Senza dare troppe spiegazioni, un vero e proprio capolavoro del genere, talmente fuori da qualsiasi schema che deve essere obbligatoriamente visionato per poterne comprendere la bellezza.

9.5

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