Recensione Quartet

Musica e senilità nell'opera prima di Dustin Hoffman

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Nella splendida dimora di Beecham House, accoccolata in un angolo discreto della fulgida campagna inglese, la musica non si spegne mai, nemmeno di fronte alla malinconia della vecchiaia e di una voce che non regge più la grandezza del proprio passato. Opulenta casa di riposo con giardini geometrici e sfarzosi locali, la sofisticata casa di cura vanta infatti come ospiti alcuni dei nomi più prestigiosi della musica classica, nomi portati alla ribalta dalla loro voce o perizia musicale. Musicisti e cantanti di primo livello ora riuniti insieme per affrontare ‘di concerto' (è proprio il caso di dirlo) l'inesorabile tempo del declino. E mentre tra le mura della ‘musicante' casa fervono i preparativi per l'annuale concerto tenuto in onore dell'anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, un'altra esimia esponente del mondo della musica sta per fare il suo ingresso (a insaputa di tutti) all'interno di Beecham House. Trattasi di Jean Norton (Maggie Smith), divenuta celebre come solista dopo aver abbandonato i successi del famoso quartetto esecutore di un indimenticato Rigoletto. Molti anni sono ormai passati da quando l'amore e il forte sodalizio amicale tra i quattro membri (il morigerato Reginald Paget, l'estroverso Wilfred Bond, la dolce e ormai svampita Cecily Robinson e l'austera Jean Norton) di quel rimpianto quartetto hanno lasciato il passo alla carriera solitaria di Jean, che per il successo ha abdicato ai suoi affetti più cari. Un lutto (quello di un amore mai vissuto proprio con la prima donna della musica) che Reginald Paget (ex marito della Norton) non è mai riuscito a elaborare e che ora, complice la convivenza forzata tra le mura di Beecham House, sarà invece costretto a fare.

Musica maestro

Attraverso il cinema, il volto della senilità può facilmente assumere aspetti diversi ed essere affrontato con le differenti tonalità di un mood più o meno invasivo. Se Haneke nel suo straziante (eppure splendidamente epifanico) Amour condensa in maniera sublime l'incapacità umana di affrontare e accettare declino e transitorietà della vita, al suo esordio dietro la macchina da presa Dustin Hoffman (di)spiega la malinconia della terza età attraverso le gioie della musica e i segni del tempo che passa. Mostrando così 'l'atomo' più bello e più appagante dell'età della saggezza, ovvero quello racchiuso nella capacità senile di rileggere la vita rielaborando la scala dei valori. L'invecchiare della pelle, la demenza senile, l'estrema fragilità del corpo e della mente vanno dunque di pari passo con la consapevolezza di un traguardo oramai vicino e di un tempo ‘da sprecare' che si è esaurito. Una realtà con cui dovrà fare i conti soprattutto l'osannata Jean Horton, reduce da una vita di soli successi, che più degli altri fa fatica ad accettare le prerogative del declino. Lei che ha trascorso una vita intera inseguendo la malia del successo e che ora si ritrova (alla stregua di ogni altro comune mortale) relegata in una maestosa e pur sempre malinconica casa di riposo. L'approssimarsi della morte quale ‘livella' diventa dunque il mezzo (più potente di ogni altro) per guardare alla vita come un unico coro di infinite voci, tutte uguali e diverse. Nonostante qualche forzatura di troppo, Hoffman elabora un'opera dignitosa che mischia l'eleganza della musica classica al volto più dignitoso della senescenza, costruendo un film che trova il suo equilibrio in un cast di attori di prima grandezza, tutti ugualmente capaci di conferire all'opera ritmo e sobrietà. Una compagnia di anziani accentuatamente particolari alla ricerca di un'unica grande voce che possa far rivivere le gioie del passato e lenire i dolori del presente. Più meccanico nella prima parte minuziosamente descrittiva, Quartet si libera poi dei suoi schemi in prossimità del gran finale, dove ogni personaggio, nota o colore confluisce per restituire l'immagine di una terza età in cui, abdicato in parte al richiamo dell'istinto, non resta che seguire il sentiero tracciato dalla 'ragione del sentimento'.

Quartet Alla sua opera prima Dustin Hoffman realizza una commedia agrodolce su una senilità stemperata dalla passione per la musica. Saggia la decisione di affidarsi a un cast di veri ‘soprani del cinema’ che serve a dovere sia il lato introspettivo sia il lato ‘espressivo’ del film, ovviamente coadiuvati da una colonna (sonora) portante di pezzi top della musica classica.

7

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