Recensione Prometheus - Second opinion

La nostra Second Opinion sulla nuova opera di Ridley Scott

recensione Prometheus - Second opinion
Articolo a cura di

Introduzione a cura di Marco Lucio Papaleo

Senza dubbio, Prometheus è uno dei film che ha più fatto parlare di sé quest'anno.
Un po' per ragioni 'logistiche': è un prequel di Alien, una sorta di remake o cosa? A che gioco sta giocando Ridley Scott?
Ma anche per la questione legata all'uscita nelle sale italiane, avvenuta con discreto ritardo rispetto al resto del mercato occidentale.
Il dibattito sul film si è dunque fatto accesissimo, risultando in una delle recensioni più lette e commentate di quest'anno. Abbiamo quindi trovato giusto realizzare una seconda recensione, per ritrovare quella pluralità di opinioni redazionali che arricchiscono il confronto su una determinata pellicola. Anche in questo caso si tratta (come sempre) di una recensione senza spoiler, ma arriva a toccare altri punti rispetto alla precedente. Il giudizio è, ancora una volta, positivo, ma da un altro punto di vista. Aspettiamo le vostre reazioni.

La storia ha luogo nel 2089 e parte da alcuni studiosi che ritrovano dei tratti comuni in antichi manufatti: uomini giganti, visitatori extraterrestri, che sembrano indicare una stessa costellazione. La dottoressa Elizabeth Shaw e Charlie Holloway escludono fin da subito che le opere siano frutto di una sorta di passaparola, poiché non ci sono mai stati contatti tra i popoli in questione e per di più sono state realizzate in tempi diversi. Da questa teoria, che cerca le proprie conferme nello spazio, ha origine una spedizione finanziata dal vecchio Weiland, a capo di una multinazionale industriale. Il viaggio nel cosmo è possibile grazie ad una nave, la Prometheus, che trasporta il suo equipaggio in delle particolari capsule criostatiche, le quali consentono di ridurre al minimo le funzioni vitali per non invecchiare durante la traversata spaziale. Una volta svegli, tutti i membri si ritrovano a seguire le istruzioni della Vickers, curatrice degli interessi del mecenate. Dopo un breve briefing, prima dell’atterraggio, si iniziano a delineare i ruoli degli esploratori nella missione: il team è composto per la maggior parte da scienziati, in misura inferiore da addetti alla sicurezza e da soli tre piloti. Durante la discesa sulla superficie del pianeta che dovrebbe ospitare gli esseri alieni, soprannominati Ingegneri, trovano delle rovine da cui ha inizio l’esplorazione. Penetrando all’interno delle strane costruzioni si scoprirà che vi sono nascosti più segreti di quel che si immaginava.

Prometeo, il titano che donò il fuoco agli uomini è l’icona scelta da Ridley Scott per riprendere il filone narrativo della saga di Alien, che lo stesso regista creò. Un nome in greco antico è dunque il punto da cui si pensa possa ripartire la storia e dare delle risposte agli estimatori delle precedenti pellicole.
Il regista, per realizzare la genesi delle creature note come Alien, si è affidato ad uno sceneggiatore che è riuscito a tenere incollati allo schermo televisivo milioni di persone in tutto il mondo. Damon Lindelof -che assieme a J.J. Abrams ha realizzato la serie Lost- ha creato un copione piuttosto fluido, con poche battute disarmoniche. Guardando al film in se stesso, la storia è abbastanza convincente, ma se affiancata alla quadrilogia realizzata dal 1979 in poi, sembra che manchi qualche pezzo del puzzle. Infatti, non sembra che questo film possa in qualche modo rispondere alle curiosità della creazione degli Xenomorfi: forse questo è un tentativo di costruire una qualche sorta di impalcatura per le vere fondamenta che saranno gettate in seguito; un trampolino di lancio per i fatti che daranno il là alle (dis)-avventure di Ripley & Co.

Ad attori abbastanza famosi come Noomi Rapace, Logan Marshall-Green ed Idris Elba fanno da spalla i veterani Charlize Theron e Michael Fassbender. Quest’ultimo, che negli ultimi anni ha dimostrato un talento unico che lo ha fatto emergere dalla massa, in questa apparizione non è da meno. Scott infatti gli affida la parte di David, un androide costruito da Weiland e programmato per compiere il suo volere. L’interpretazione del protagonista di Shame è a tratti impeccabile: la caratteristica indifferenza e freddezza tipica di un robot è resa in modo ottimale. L’insensibilità sarà l’unica caratteristica effettiva della macchina, poiché gli altri tratti del suo 'carattere' saranno i risultati della programmazione di fabbrica. La Theron, dal canto suo, mostra il lato peggiore dell’uomo: spinta dal gretto desiderio materiale di ricavare profitti guida una missione che mira a scoprire il segreto dietro agli Ingegneri non per sete di conoscenza, ma per avidità. La coppia Rapace/Marshall-Green invece rappresentano due facce della stessa medaglia: istintivo ma vulnerabile lui, calcolatrice e determinata lei. Infine, Elba si ferma ad impersonare un capitano impavido che ha a cuore, più della sua nave, l’equipaggio. La Rapace, Marshall-Green ed Elba hanno a disposizione più tempo per sviluppare i propri personaggi, non risultando però sempre del tutto convincenti. Ma nella contrapposizione con i veterani le loro performance si completano, dando vita ad un prodotto da apprezzare. Basti vedere il binomio femminile Shaw-Vickers; la prima si aggrapperà a tutto pur di sopravvivere, perfino alla fede in Dio, mentre la seconda verrà schiacciata dall'insostenibile peso del razionalismo. Peccato per Guy Pearce, a cui viene assegnata una posizione marginale nell'organigramma della storia.
Le contrapposizioni non finiscono certo con le interpretazioni degli attori: la storia ha un ritmo variabile. Chi si aspettava un film d’azione resterà sicuramente deluso, mentre la dinamica delle scene sembra calcolata: l’esplorazione e i dialoghi, man mano che si procede verso la fine vanno scemando in intensità, mentre, andando nella stessa direzione, le scene d’azione diventano sempre più lunghe e intense. Questo cammino a ritmi di percorrenza alternati convince molto e permette di rendere la pellicola godibile, piuttosto che relegarla alla solita crescente quantità d’azione richiesta da Hollywood.

Sebbene Lindelof sia riuscito a rendere in modo accettabile il profilo narrativo ed i dialoghi anche, in parte, per i fan della serie, creando le giuste dinamiche e delineando i profili dei protagonisti, la tecnologia a noi mostrata si attesta ad un livello superiore a quella contenuta nei primi film, che nella cronologia della saga si svolgono invece successivamente, se vogliamo considerare Prometheus come un prequel. Se nel 1979 si immaginava come sarebbe stato il mondo dopo un centinaio di anni, oggi si è scelto un sentiero più realistico; la tecnologia odierna sembra delineare in modo massivo quella contenuta in questo film. All’aspetto meramente artificiale fa da contraltare la natura in cui si svolge la scena. I pochi paesaggi presenti sono resi immensi, anche grazie all’ottima fotografia e all’uso sapiente del 3D. In questa pellicola l’uso della terza dimensione valorizza di più gli ambienti naturali, come un fiume in piena, le cascate, la polvere che la nave solleva in fase di atterraggio, le nuvole e le lande verdeggianti che si estendono al di là della vista, piuttosto che le creazioni poligonali computerizzate create da alcuni dispositivi, per fortuna poco utilizzati. Torna utile, però, quando si utilizzano gli ologrammi, per alcuni video log o quando si ha a che fare con delle eliche di DNA, di cui si riesce a percepire la posizione delle singole basi azotate.
La musica coinvolge lo spettatore ed è sempre presente: nelle fasi più concitate, con ritmi incalzanti, e durante i dialoghi, quasi a sottolineare le parole che vengono pronunciate dall’attore di turno. L’uso delle tonalità più basse scuote gli animi e preannuncia, spesso, qualche sviluppo cruento della trama.

Prometheus La votazione risente molto del posizionamento all’interno di una saga, di cui questo film rappresenta il prequel. Vista in quest'ottica, quest’ultima trasposizione cinematografica potrebbe scontentare i fan di Alien vista la frammentarietà delle risposte effettivamente fornite. In realtà, la pellicola presenta molte potenzialità, che richiedono solo di essere sviluppate e sfruttate da uno o più sequel; i fatti di questo film potrebbero collocarsi in una sorta di pre-genesi di Alien. Del resto ogni saga a cui è stato aggiunto un capitolo iniziale o anche un’intera trilogia (vedasi Star Wars) ha suscitato pareri discordanti tra i fan. Prometheus ha le giuste corde per suonare in armonia in un continuum; bisognerà soltanto suonarle con maestria in futuro.

6.5

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