Recensione Prometheus

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recensione Prometheus
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Siamo nello spazio. Una lunga inquadratura descrittiva ci mostra l'interno desolato e silenzioso di un'astronave. All'improvviso, il computer si accende ed emette strani rumori, comunicando immediatamente che non si tratta di un veicolo abbandonato fuori uso.
Era l'incipit di Alien, rivoluzionario mix di fantascienza e horror firmato nel lontano 1979 da Ridley Scott, futuro autore di Blade runner e Il gladiatore, rispettivamente datati 1982 e 2000, nonché primo prodotto della società di produzione indipendente Brandywine Productions.
Rivoluzionario mix che, su sceneggiatura di Ronald Shusett e del Dan O'Bannon in precedenza occupatosi di storie fantascientifiche tramite il carpenteriano Dark star, di cinque anni prima, stravolse le regole del cinema d'azione introducendo il personaggio dell'eroe femminile Ripley, incarnata da Sigourney Weaver; attingendo, però, in maniera evidente, da vecchi cult e classici appartenenti allo stesso filone, da Il mostro dell'astronave, diretto nel 1958 dal sottovalutato Edward L. Cahn, al nostro Terrore nello spazio di Mario Bava, del 1965.
Rivoluzionario mix incentrato sull'equipaggio della petroliera-raffineria spaziale Nostromo, alle prese con un misterioso, pericoloso essere dalle sembianze crostacee scovato su un pianeta sconosciuto, che ha provveduto a trasferire nello spazio le stesse atmosfere che, all'epoca della sua uscita, si respiravano, per lo più, nelle pellicole ambientate all'interno di dimore maledette, tempestato come esse di lunghi e claustrofobici corridoi; tanto da generare non poche imitazioni (l'elenco è sterminato, ma citiamo solo Alien 2 sulla Terra di Ciro Ippolito e Dal profondo dello spazio di Fred Olen Ray) e da dare il via a una vera e propria serie costituita da sequel realizzati da altri registi. Prima di giungere, appunto, a Prometheus, che, per la regia dello stesso Scott, ne è il prequel.

Parola di Ridley Scott

Abbiamo chiamato il film Prometheus perché la metafora centrale della pellicola riguarda il Titano greco Prometeo, che sfidò gli dei dando agli esseri umani il dono del fuoco, azione per cui venne orribilmente punito. Quando si parla del mito legato al titolo del film, stiamo affrontando il rapporto dell’umanità con gli dei - gli esseri che ci hanno creato - e quello che succede quando li sfidiamo.

Prima del prequel

Infatti, sebbene Alien abbia anche goduto, nel 2003, di una edizione speciale rimasterizzata con tecnologia digitale e fornita di sequenze inedite, già nel 1986 James Cameron - ancora molto lontano dai successi di Titanic e Avatar - concepì Aliens-Scontro finale, ambientato a cinquantasette anni dalla distruzione della nave Nostromo e con la combattiva Ripley che, ibernata nella scialuppa di salvataggio, veniva recuperata da un'astronave ed inviata in affiancamento a una squadra di marines dello spazio sul pianeta in cui avvenne il primo incontro con il sanguinario alieno.
Un secondo episodio che, con aumento delle creature, anziché riproporre le lunghe attese e i cupi toni del capostipite, intraprese in maniera efficace la strada dell'azione; risultando decisamente più riuscito del successivo, fiacco Alien³ di David Fincher, arrivato sei anni dopo e caratterizzato da un'insolita ambientazione carceraria.
Tassello cui ha fatto seguito, nel 1997, l'ingiustamente criticato Alien-La clonazione di Jean-Pierre Jeunet, con una defunta Ripley "rigenerata" e al servizio di una efficace fusione tra i serrati ritmi del film di Cameron e la base horror del capostipite.
Senza contare il mediocre crossover Alien vs Predator di Paul W.S. Anderson, del 2004, in cui - con il nostro Raoul Bova incluso tra i protagonisti - l'alieno sfonda-crani più famoso della storia del cinema se la vedeva con il violento extraterrestre invisibile; come pure nel superiore Aliens vs Predator 2, co-diretto tre anni dopo da Colin e Greg Strause.

Alien-L’inizio

Tramite Prometheus, quindi, si fa luce su ciò che è accaduto prima di quanto descritto, portando in scena una squadra di esploratori alle prese con la scoperta di alcuni indizi riguardanti le origini dell'umanità e destinati a compiere un viaggio a bordo della nave spaziale del titolo; fino alle profondità più oscure dell'universo, dove avviene una battaglia terribile per salvare la razza umana.
Una squadra che include i brillanti scienziati Shaw e Holloway, rispettivamente con i volti della Noomi Rapace di Uomini che odiano le donne e del Logan Marshall-Green di Devil, la prima credente ed intenta ad incontrare gli dei, il secondo interessato proprio a sfatare questi concetti spirituali.
Scienziati che, nella loro attività di archeologi, hanno scoperto degli indizi nei pittogrammi delle caverne creati dalle civiltà antiche, che indicano lo stesso luogo nello spazio profondo; convincendo una corporazione, la Weyland Industries, a finanziare la loro missione verso quello che credono essere il paradiso, ma che, in realtà, altro non è che un mondo oscuro e spaventoso dove si trova il sopravvissuto di una civiltà che controlla degli elementi molto pericolosi, tra cui varie forme di biologia e biomeccanica.

Ancora... terrore nello spazio

Un plot il cui concetto di base ha avuto origine da quella misteriosa, gigantesca creatura vista nel primo film che, fossilizzata con il petto squarciato, sarebbe divenuta nota come lo Space Jockey.
Un plot che vede coinvolti anche Charlize Theron nei panni di Meredith Vickers, dirigente che rappresenta gli interessi della megacorporation di cui sopra, il Michael Fassbender di Shame in quelli dell'intelligente androide David, sorta di governante dell'astronave che ama vedere continuamente Lawrence of Arabia di David Lean, Idris"American gangster"Elba nella parte del capitano Janek e un irriconoscibile Guy Pearce sotto il trucco dell'anziano Peter Weyland, megamiliardario proprietario della Weyland Industries.
Tutti in grandissima forma, al servizio di oltre due ore di visione che, in un primo momento, sebbene atte a raccontare l'antefatto della saga, non sembrano assumere altro che i connotati di un banale rifacimento di Alien, del quale viene recuperata la lunga attesa costruita per lo più sui dialoghi e immersa in una fredda e tenebrosa atmosfera.
Con gran sorpresa, invece, l'autore di Thelma & Louise, una volta superata questa fase iniziale, non esita a tirare in ballo situazioni degne dei migliori splatter movie degli anni Ottanta, regalando allo spettatore un movimentato secondo tempo che, impreziosito da eccellenti effetti speciali (buona parte dei quali concreti e non digitali), diventa parco di disgustosi liquidi schizzanti e corpi straziati; tanto da richiamare alla memoria più il succitato sequel di Jeunet che il film apripista.
E la sola, impressionante sequenza del parto cesareo auto-eseguito (una delle migliori dell'operazione) non può fare a meno di trasportare con la mente all'emozionante decennio cinematografico in cui spopolarono Jason Voorhees e Freddy Krueger.
Mentre l'insieme, non privo d'indispensabile ironia, coinvolge, spaventa e diverte lasciando anche individuare, tra le immagini, quesiti relativi alla creazione dell'essere umano e alle idee scientifiche e filosofiche da cui, da sempre, prendono origine le numerose domande sulla vita.

Prometheus Cosa è accaduto prima degli eventi raccontati in quel riconosciuto capolavoro della fantascienza che, intitolato Alien e diretto nel 1979 da Ridley Scott, ha provveduto a generare una vera e propria serie di successo? Ci risponde lo stesso Scott con un prequel che, impreziosito da un ottimo cast e da eccellenti effetti speciali, dosa a dovere attesa, azione e splatter nel corso dei suoi 124 minuti di durata. Risultando decisamente più riuscito di altri capitoli quali Alien³ di David Fincher e Alien vs Predator di Paul W.S. Anderson, pur senza fornire del tutto le nozioni necessarie per collegare quanto raccontato alle vicende che ebbero per protagonista la combattiva Ripley alias Sigourney Weaver. Nozioni che, con ogni probabilità, si troveranno al centro dell’annunciato Prometheus 2.

7

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