Recensione Project X - Una festa che spacca

Una notte da leoni...adolescenziale!

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Adolescenza. Questa sconosciuta. Perché è inutile negarlo ma, nonostante la società e i media da sempre si interroghino sui suoi meccanismi, rimane pur sempre uno di quei periodi della vita in cui tutto è possibile e nulla è definibile. Come se le sinapsi di quelli che diventeranno i futuri membri della società non fossero ancora ben connesse tra di loro e, proprio per questo, ognuno di loro fosse costantemente una mina innescata, che aspetta solo di essere calpestata dagli eventi. Un’esplosione incerta ma che tutti temono, che spesso finisce con il coincidere con una festa, magari uno di quei compleanni da voler ricordare a tutti i costi. Quanti progetti cinematografici sono stati dedicati a questo tema? Quanti episodi delle più famose serie TV si perdono in balli studenteschi, party in piscina e interminabili partite a beer-pong? Perché è inevitabile: che tu sia lo sfigato della scuola o il ragazzo più ambito del corridoio, il desiderio intrinseco che ti accompagna per tutti gli anni del liceo è solo uno. Farsi riconoscere, essere qualcuno, diventare memorabile. Quando la vita fa di tutto per renderti sempre più invisibile agli occhi della società, quando tutto ciò che ti circonda ti appare come uno di quei macigni da cartone animato che non aspettano altro che caderti sonoramente sulla testa, quando gli ormoni lampeggiano come una freccia da night club puntata verso quello schianto di ragazza che non sa nemmeno come ti chiami... la soluzione è mettersi in mostra.

17 anni si compiono una volta sola

Thomas (Thomas Mann) è un diciassettenne americano come tanti altri. Ha pochi amici, una famiglia apparentemente perfetta e un susseguirsi di giornate vissute nell’ombra. Vorrebbe tanto che i suoi compagni di scuola lo notassero, riuscire ad avvicinare le ragazze giuste... smettere finalmente di essere considerato uno sfigato. Per questo, approfittando della mancanza da casa dei suoi genitori per il weekend, insieme ai suoi amici Costa (Oliver Cooper) e JB (Jonathan Daniel Brown) organizza una festa per celebrare il suo compleanno. Come la definisce Costa, la festa, quella che permetterà loro di uscire allo scoperto e farsi notare, divenendo agli occhi di tutti quei ragazzi favolosi che sostengono di essere. L’idea di pochi amici in giardino (massimo 20, 30... 50?), una festa in piscina piena di ragazze bellissime disposte a divertirsi con loro, si trasforma inevitabilmente nell’evento sociale della stagione. Basta mandare in giro l’invito tramite i canali giusti, chiamare un deejay e lasciare che la voce si sparga da sola e le persone diventano 1000, le belle ragazze diventano nude e l’alcool si trasforma nel vero ospite della serata. Una festa che Thomas ricorderà per sempre, se non proprio integralmente, almeno per le conseguenze catastrofiche che ne sono seguite. Ma dopotutto una festa non può definirsi davvero tale se la polizia non arriva almeno un paio di volte, qualcuno non si rompe qualche osso e metà quartiere viene mangiucchiato dalle fiamme... no?

“Gran bella festa!”

Nel caso di lavori come Project X diviene obbligatorio scindere il proprio pensiero per analizzare il film dal punto di vista cinematografico e sociale in maniera distinta. Perché se è vero che, inevitabilmente, le due cose si affiancano per tutta la narrazione intersecandosi su più livelli, è altrettanto necessario che questa influenza reciproca non diventi il motore conduttore di tutta l’analisi filmica.

Di pellicole che parlano di grandi feste organizzate da adolescenti alla ricerca del proprio riscatto sociale, o solo di una gran bella ragazza da rimorchiare, la storia ce ne ha mostrate davvero parecchie. Alcune sono entrate nella memoria collettiva, altre invece sono plausibilmente finite del dimenticatoio; Project X si posiziona nel bel mezzo di questa strada. Una struttura piuttosto semplice quella alla base della storia scritta da Matt Drake e Michael Bacall (21 Jump Street e Scott Pilgrim VS the World), che segue il percorso degenerativo della festa di compleanno di Thomas, dalla progettazione al catastrofico epilogo. Non ci si sofferma troppo sui particolari, non si perde tempo a esplorarne implicazioni emotive e fisiche, puntando i riflettori solo sull’evento, vero protagonista di tutto il film. Nima Nourizadeh, al suo debutto cinematografico, affida la narrazione a un punto di vista interno, quello del silenzioso e quasi mai inquadrato Dax (Dax Flame), ingaggiato dai ragazzi per seguirli durante l’evento che cambierà loro la vita. Approfittando quindi di una narrazione soggettiva, il regista si muove senza intoppi nella vita di questi tre ragazzi di Pasadena, senza arrogarsi la prerogativa moralista di affibbiare ai loro comportamenti giudizi di ogni natura. Ma non solo, Nourizadeh scavalca di un piccolo passo la normale tradizione del mockumentary giocando con l’avanzamento tecnologico dell’attuale società in cui quasi chiunque, purché anche solo in possesso di uno smartphone, può documentare in alta risoluzione ciò che gli accade attorno e condividerlo con il mondo. Così i punti di vista narrativi si sdoppiano e moltiplicano, trasformando in epico quello che era partito come un poco promettente filmino casalingo. Un po’ quello che accade poi effettivamente alla festa di Thomas che, proprio grazie alle dinamiche di diffusione delle notizie dell’attuale società, diviene l’evento di cui tutti parlano nel giro di poche ore. Project X segue un ritmo diegetico tutto personale, dettato da un avanzamento degli eventi del tutto naturale, forse un po’ forzato dall’esigenza dei suoi protagonisti, ma mai del tutto innaturale, passando dai pomeriggi soleggiati della classica zona residenziale californiana al frastornante martellare di musica elettronica ben condita da dosi massicce di alcool e trasgressioni.

L’altra faccia della medaglia

Ma non sono di certo queste caratteristiche ad aver fatto di Project X un piccolo fenomeno di cui si sussurra da tempo nei vari canali mediatici. Antieducativo, irresponsabile, amorale, di cattivo esempio per tutti quegli adolescenti che lo hanno assunto come dogma: ecco che cosa si è raccontato di lui prima ancora che fosse distribuito nelle sale. Perché, indubbiamente, le pellicola non mostra di certo il lato più pulito e genuino dell’adolescenza, sfociando anzi in atteggiamenti e dinamiche piuttosto estreme, soprattutto se considerate nella loro identità separatamente. I suoi protagonisti dimenticano regole sociali e morali, insegnamenti genitoriali e personale buon senso, pur di raggiungere l’obiettivo della festa da sballo a tutti i costi. E cosa importa se questo porta a pesanti conseguenze come una casa a pezzi, un quartiere in fiamme o una miriade di adolescenti in condizioni pietose. L’importante è raggiungere il culmine dell’incoscienza collettiva per costruire un’immagine idilliaca della serata. Razionalmente sbagliato? Indubbiamente, ma non poi così scabroso, soprattutto se si parla di finzione cinematografica, che non si trova di certo per la prima volta a giocare pesantemente con questi temi. E allora perché accusare così violentemente di essere un pessimo esempio una pellicola che, di fatto, non è migliore o peggiore di tante altre? Il dito puntato contro Project X, però, non è forse solo frutto di un finto moralismo che spesso si dimentica della realtà, a volte più inenarrabile della finzione, ma si giustifica con un filo narrativo che, piuttosto che condannare velatamente gli atteggiamenti esagerati dei suoi protagonisti, li ammortizza con reali conseguenze, fisiche e legali, che perdono però la sfida con il clamoroso successo sociale che ne deriva. Della serie: sarà anche stato uno sbaglio, ma ne è valsa così tanto la pena che lo rifarei altre mille volte. Amorale? Ovvio... eppure così realisticamente adolescenziale come atteggiamento.

Project X - Una festa che spacca Lo zampino di Todd Phillips (Una notte da leoni) in Project X si vede praticamente sin dalla locandina del film, distruttiva ma allo stesso tempo celebrativa di quella sbronza che, in un certo senso, è diventata il suo attuale marchio di fabbrica. Il film è incalzante e divertente, fresco e privo di pregiudizi stilistici e sociali. Un documento che potrebbe tranquillamente essere uscito da quella scatola nascosta dal fondo oscuro del nostro armadio, dove sono conservate le imprese epiche dell’adolescenza, quelle che, proprio per questo, devono rimanere circoscritte a una cerchia di pochi eletti. Volendo si possono trovare mille piccoli appigli per puntare il dito contro la moralità della pellicola, tutti più o meno validi, ma vista la direzione in cui la società, soprattutto quella dei teenager, si sta dirigendo, risulta difficile mantenere il punto della situazione senza ammettere che dietro tutto ciò si nasconde un triste realismo. Ma le sfumature critiche e analitiche di Project X dovrebbero, a nostro avviso, essere relegate a un pensiero post-visione, senza rovinare quello che, in fin dei conti, vuole soltanto essere un intrattenimento martellante, nudo e un po’ troppo alcolico.

6.5

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