Recensione Portrait of a beauty

Tra epica ed erotismo una struggente storia d'amore

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A inaugurare la seconda serata cinematografica della Settimana della cultura coreana è il melodramma in costume Portrait of a beauty, diretto nel 2008 dal regista Jeon Yun Su, autore anche della sceneggiatura, già conosciuto in patria per Le Grand Chef, My Girl and I e Kiss Me Much, e che per il suo quarto film ha deciso di ispirarsi alla vita di un noto pittore coreano, Hyewon (il cui vero nome era in realtà Shin Yun-bok). Il trasgressivo artista, i cui pochi dettagli conosciuti sulla sua vita dicono fosse stato espulso dal Dohwaseo (l'accademia di pittura al servizio dell'Imperatore) per i suoi dipinti considerati troppo erotici e trasgressivi per l'epoca, viene però qui, con una scelta cinematograficamente adatta, rappresentato come una donna, permettendo alla sceneggiatura di scatenare un passionale triangolo amoroso, classico in questo filone.

La pittura e l'amore

Corea, 18° secolo. Un bambino, figlio di una nobile famiglia, ritenuto dal padre un vero e proprio mago del pennello per la bellezza dei suoi dipinti, viene invitato dal genitore a dare una prova del suo talento di fronte a degli ospiti illustri. Ma il fanciullo, inspiegabilmente, è incapace di disegnare e, per la vergogna di aver disonorato il padre, si toglie la vita. In realtà quelle opere così magnifiche erano opera della sorella , in un periodo in cui alle donna era proibito avvicinarsi alla pittura. Così la bambina è costretta, per risollevare le sorti della propria famiglia, a indossare vesti maschili e fingersi un uomo per iscriversi al Dohwaseo sotto la guida del mite maestro Kim Hong-do (Kim Young Ho), amico intimo del regnante. Col passare degli anni la bambina diventa donna (Kim Min Sun), riuscendo comunque a camuffare il suo aspetto e nasconderne la reale identità sessuale. Finchè un giorno non incrocia la sua strada Kang-mu (Kim Nam Gil), dalle umili origini, con cui scatta un amore bruciante...

Il ritratto della bellezza

Così come già visto in A frozen flower o The King and the Clown, giusto per citare due delle pellicole di genere più famose degli ultimi anni, anche Portrait of a beauty si fa apprezzare per una notevole cura nell'aspetto visivo, con una buona attenzione riservata alle ambientazioni e ai costumi, che non hanno nulla da invidiare a produzioni dal budget maggiore. Ci troviamo senza dubbio di fronte a una romantica storia d'amore, ma il regista non dimentica anche una certa epica sotterranea, presente in una manciata di scene, che evita alla pellicola di risultare stucchevole e sin troppo smielata, condensando il sentimento con una certa attenzione all'erotismo, tanto che in patria il film è stato (esageratamente) vietato ai minori di 18 anni per alcune sequenze considerate troppo trasgressive. Il triangolo tra i tre protagonisti principali è fatto di momenti intensi e drammatici, sempre privi di una potente tragicità che non esiterà a richiedere il suo tributo nell'ultima parte, lasciando un sapore malinconico dopo i titoli di coda, dovuto in buona parte anche alla coinvolgente colonna sonora, adatta ad ogni situazione. Vi sono naturalmente alcune falle di sceneggiatura, dalla caratterizzazione appena abbozzata del personaggio di Kang Mu, sino all'aspetto della protagonista, troppo bella per poter essere scambiata per un uomo, ma la storia procede comunque senza intoppi e con figure secondarie di tutto rispetto. Un film non solo per gli spiriti più romantici, ma anche per gli appassionati dei film in costume che non disdegnano atmosfere più intime e toccanti.

Portrait of a beauty Trasformando per esigenze filmiche il protagonista da uomo a donna, il risultato è comunque più che soddisfacente. Portrait of a beauty è infatti un melodramma romantico intenso e struggente, non privo di un erotismo a tratti dirompente e di un sottofondo epico per nulla fuori luogo. Il tutto realizzato con una cura per ambientazioni e costumi più che lodevole.

7

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