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Recensione Poongsan

Scritto da Kim Ki-duk, un film di spionaggio che fa da sfondo a un'atipica love story

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Poongsan (Kye Sang Yoon) è un uomo taciturno e misterioso, un "corriere" che agisce nella DMZ, luogo di confine tra le due Coree, trasportando messaggi di persone che a causa della divisione non possono vedersi da anni, se non addirittura decenni. La sua ultima missione consiste nel portare in salvo la bella In-ok (Kim Gyu Ri) dalla Corea del Nord a quella del Sud, dove da oltre un anno vive il suo compagno, ex dirigente del partito comunista nordcoreano ora disertore. Durante il loro tragitto, tra i due nasce qualcosa, e quando la donna infine giunge a destinazione, Poongsan si trova immischiato in un gioco di intrighi e tradimenti che vede coinvolti i servizi segreti di entrambi i Paesi. Ora per l'uomo l'unico scopo è salvare In-ok.Scritto da Kim Ki-duk, e diretto dal suo collaboratore Juhn Jai-hong (come avvenuto già per l'esordio di quest'ultimo, Beautiful), Poongsan è, almeno a livello narrativo, un film 100 % appartenente al maestro coreano di Ferro 3 e Primavera, estate, autunno, inverno...e ancora primavera. Per chi attende quindi una sua nuova opera di finzione (senza dimenticare il toccante auto-documentario Arirang), Poongsan può essere un buon modo per spezzare l'attesa. Dopo lo splendido The Coast Guard, Kim Ki-duk ha scelto di incentrare nuovamente la sua storia su un conflitto doloroso, insensato ma purtroppo ben lontano da una soluzione, come quello tra le due Coree.

Poongsan Dog

Un protagonista silenzioso, letteralmente ai limiti del mutismo (similare a quello di Ferro 3), un amore impossibile, un destino crudele così come la stupidità degli uomini. Ingredienti ben noti ai fan del regista qui sceneggiatore, che però nelle mani di Juhn Jai-hong, nonostante una realizzazione tecnica formalmente ineccepibile, perdono buona parte di quella disperata umanità. Un eroe misterioso e implacabile, infallibile nelle arti di combattimento, incapace di uccidere ma pronto a far esplodere tutta la sua rabbia nella ricerca di vendetta. Poongsan riesce a districarsi senza troppi problemi tra le sue due anime, quella puramente d'azione e quella intimista e drammatica sulla tormentata e osteggiata love story tra i due personaggi principali, anime affini in un mondo di demoni. La visione del mondo è infatti indissolubilmente cupa: i servizi segreti di entrambi i paesi usano doppigiochi, violenti mezzi di torture, si dimostrano vigliacchi e codardi a seconda degli eventi. Nei minuti finali, in una lunga sequenza che si potrebbe già definire di culto, ognuno dovrà pagare le proprie colpe senza possibilità di sfuggire agli sbagli commessi. Il film riesce a dimostrarsi vibrante e intenso nei primi minuti, laddove si assiste ai toccanti messaggi delle persone lontane, nonché efficace durante le rocambolesche fughe di Poongsan nella blindatissima DMZ, ma si perde per strada nella lunga parte centrale, dove alcune scelte narrative risultano eccessivamente forzate e tolgono credibilità al racconto. L'ultima mezzora, che vive di una costante escalation di tensione, ravviva l'interesse e offre degni spunti di riflessione, che si ripercuotono anche nello struggente epilogo. Se dietro la macchina da presa vi fosse stato lo stesso Kim Ki-duk probabilmente saremmo qui a parlare di un nuovo capolavoro, a conti fatti Poongsan rimane una pellicola più che onesta ma incapace di elevarsi al di oltre.

Poongsan Poongsan è narrativamente un film appartenente a Kim Ki-duk, la cui curata e toccante sceneggiatura perde parte della magia nella regia di Juhn Jai-hong. Una tormentata love story, tra intrighi di spionaggio e il confronto, sempre acceso, tra le due Coree, che riesce comunque a emozionare nonostante alcuni passaggi forzati e una certa lentezza nella parte centrale.

6.5

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