Polytechnique, la recensione del film di Denis Villeneuve da una storia vera

Il 6 dicembre 1989 il Politecnico di Montréal è vittima di un massacro di studentesse in Polytechnique, intenso thriller drammatico di Denis Villeneuve.

recensione Polytechnique, la recensione del film di Denis Villeneuve da una storia vera
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6 dicembre 1989, Montreal. Sembra un giorno come tutti gli altri per gli studenti dell'università locale, l'École polytechnique, ma ben presto avrà luogo una tragedia. Un giovane armato di fucile e decine di munizioni decide di fare irruzione nell'istituto: il suo obiettivo è uccidere più ragazze possibili, in quanto fermamente convinto che il femminismo sia un pericolo da combattere con ogni mezzo possibile. Nel massacro Jean-François viene diviso dall'amica (di cui è forse segretamente innamorato) Valerié e cerca in tutti i modi di dare l'allarme e prestare aiuto ai feriti, mentre il killer continua imperturbabile la sua brutale mattanza.

L'ombra del male

Per comprendere appieno il percorso registico che ha portato Denis Villeneuve dietro la macchina da presa del già osannato Blade Runner 2049 bisogna andare a fondo nella sua carriera precedente, costellata sia di titoli famosi, distribuiti con successo anche nelle nostre sale, che di lavori meno conosciuti ma dal profondo valore artistico ed umano. Lavori come questo Polytechnique, firmato nel 2009 e basato sul massacro del Politecnico di Montréal, in cui quattordici studentesse vennero brutalmente uccise a sangue freddo. È dedicato alla loro memoria quest'opera silente e rispettosa, fotografata in uno splendido bianco e nero atto a nascondere la brutalità della vicenda che, fin dai primissimi istanti, pervade già la visione. La sceneggiatura infatti non segue una struttura lineare, alterna piani temporali e diversi punti di vista con una comunque magistrale coesione d'insieme, lasciando crescere la tensione minuto dopo minuto in un procedere di eventi sempre più lucido e straziante. Un amaro gioco di suspense che ha diversi punti in comune con Elephant (2003) di Gus Van Sant, anche se qui si lascia più volutamente da parte il lato motivazionale dell'assassino, affidato soltanto ad un breve voice-over nei minuti iniziali, e non si cercano concause sociali di sorta. L'attesa per l'inevitabile carneficina, cruda più dal punto di vista psicologico che da quello della violenza mostrata, si fa vibrante e palpabile e Villeneuve trova sempre soluzioni stilistiche adatte nella relativa messa in scena, con inquadrature dall'alto o soggettive di sorta che trascinano senza sconti nel dramma vissuto dai protagonisti. L'impronta minimalista e antispettacolare si rivela elemento necessario per raccontare con discrezione il peso della tragedia, ferale e immotivata come ben metaforicamente espresso dalla significativa inquadratura sul quadro Guernica di Picasso, chiave di lettura di una strage senza logica.

Polytechnique Denis Villeneuve mette in scena il massacro del Politecnico di Montréal costato la vita nel 1989 a quattordici giovane studentesse, in un'opera sobria e rispettosa in cui la tensione drammatica diventa una costante già dai primi minuti, con l'attesa dell'inevitabile strage che ne precede la poi violenta e crudele messa in atto. Girato in un magnifico bianco e nero, tra alternanze tempistiche e di punti di vista (dei tre personaggi principali, killer incluso), Polytechnique punta su un realismo minimalista comunque elevato dalle geometriche scelte registiche, e riesce a far male proprio per la sua resa volutamente antispettacolare e credibile che rispecchia con rispetto le vittime della tragedia avvenuta.

8

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