Recensione Pollo alle prugne

Amore per la musica e senso di perdita convivono nell'opera seconda di Marjane Satrapi

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Fuggire e sopravvivere o lasciarsi morire a Teheran. Sembra un po' questo, infine, il nodo esistenziale sviscerato dai due film di Marjane Satrapi (insieme all'amico Vincent Parannoud), fumettista e sceneggiatrice iraniana naturalizzata francese. E se in Persepolis (suo folgorante esordio e film d'animazione autobiografico sulla vita da ‘esule' della stessa regista) emergeva fluidamente tutto il dolore causato dall'Iran post-rivoluzione dal quale era necessario fuggire per sopravvivere, in Pollo alle Prugne la Satrapi fa un passo indietro (temporale ed emotivo), dipingendo la Teheran degli anni '50 occidentale e ancora ‘senza veli', ma già capace (proprio come la bellissima Irane del film) di sedurre fatalmente i propri ‘figli'. Nasce così, insieme al ricordo lontano di quel nonno musicista, la storia di Nasser Ali (un malinconico e bravissimo Mathieu Amalric), musicista di raro talento che sublimerà nella sua musica il dolore per un (grande) amore negato. Marjane Satrapi disegna dunque (veri e propri attori si muovono su splendidi fondali 'cartonati') la storia tragica (nella sua accezione più classica, in cui non a caso trova spazio anche il parallelismo con il famoso ‘commiato' di Socrate) di un amore nobilitato attraverso l'arte (il suono puro e inviolato di uno Stradivari) e poi spezzato dal destino.

La musica del dolore

Teheran, 1958. Nasser Ali ha girato il mondo grazie al suo talento di violinista, una tecnica divenuta pura e nobile musica grazie al dolore per la perdita di un amore unico. Fatalmente deluso da quell'esperienza e deciso a rimanere scapolo, l'uomo si farà poi convincere dalla madre a sposare l'erudita e bruttina Faranguisse (Maria de Medeiros). Un'unione forzata che non restituirà mai, al violinista, lo slancio passionale di quell'amore indimenticato. E infatti Nasser Ali continuerà a (soprav)vivere stancamente nel quadro borghese della sua famiglia, fin quando anche il suo amato violino (ultimo scampolo della sua voglia di vivere) non andrà in frantumi per mano della moglie. A quel punto, privato di ogni impulso vitale, il violinista sceglierà di lasciarsi andare al suo destino rifiutando perfino quel pollo alle prugne (piatto tipico della tradizione persiana) tanto amato e, durante gli otto lunghi giorni di commiato, restituirà (con il ricordo e l'immaginazione) senso al suo passato, comprendendo meglio il suo presente e dando forma a un ipotetico futuro. In quella bolla onirica, sospesa tra realtà e immaginazione, Nasser Ali entrerà in contatto con tutte le persone che hanno segnato la sua vita: rivedrà la madre (accanita fumatrice svanita in una nube di fumo) e la sua amata Irane (il rimpianto di una vita), poi conoscerà Azraele (un angelo della morte giovane e simpatico) e sognerà le desolanti proiezioni future dei suoi figli.

Un pastiche nostalgico

Per la sua opera seconda Marjane Satrapi sceglie di abbandonare il ‘linguaggio animato' per concentrarsi invece sulla multi-espressività di attori in carne ed ossa, mantenendo però quel sottofondo di fiaba del reale utilizzato in Persepolis. Fortemente contaminato da un registro surreale e grottesco che pare stringere una forte parentela con i lavori di Jean-Pierre Jeunet (palese il riferimento a Delicatessen nella scena degli occhiali) Pollo alle Prugne è un viaggio nella memoria e nella fantasia che spicca il volo proprio quando abbandona gli schemi più cronologici del reale (quelli di una prima parte meno coinvolgente) per seguire invece il filo più irregolare della mente e dei sentimenti. Così appaiono e scompaiono, in contesti più o meno plausibili, tutti i volti di una lunga malinconia che attraverso i personaggi di Nasser Ali e Irane (la bellissima Golshifteh Farahani, già protagonista di About Elly) traccia e cristallizza il pensiero politico e il senso di perdita della Satrapi. Tra l'incanto di una Teheran in fiore o dalle cime innevate e l'oblio di una felicità svanita si consuma così il nuovo capitolo dell'amore fatale per una nazione capace di sedurre e poi abbandonare, amplificando quel senso di perdita che, in misura variabile, appartiene a tutte le vite.

Pollo alle prugne Trasposizione dell’omonima graphic novel, Pollo alle Prugne è un viaggio onirico (sublimato dalla duplice capacità della musica di esasperare e lenire il dolore) attraverso la difficile accettazione di una felicità che è stata negata, e che è suo malgrado mutata in rifiuto per la vita. Sullo sfondo animato dei luoghi del suo cuore la Satrapi costruisce dunque la storia di Nasser Ali e della sua annunciata dipartita, di fronte all’incapacità di sostenere la sofferenza di un vuoto esistenziale che si è fatto nel tempo sempre più immanente. Più ingessata nella prima parte descrittiva, l’opera seconda della Satrapi si libera in prossimità del finale, dove stili e registri diversi convergono per creare un mulinello narrativo che rispecchia appieno quell’attrito tra sogno e disincanto che muove l’esistenza umana.

7

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