Planetarium: la recensione del film con Natalie Portman

Un cast di prim'ordine non è sufficiente per risollevare le sorti di un film confuso ed esanime, privo di una vera identità narrativa e cinematografica.

recensione Planetarium: la recensione del film con Natalie Portman
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È difficile pensare a Planetarium, e nello specifico alla sua prima mondiale alla Mostra di Venezia 2016, senza vagare più che volentieri con la mente verso un altro lido cinematografico con protagonista Natalie Portman, ossia Jackie di Pablo Larraín. Passare nella stessa giornata dal biopic sui generis di Jackie Kennedy al dramma anonimo e confusionario di Rebecca Zlotowski è stata un'esperienza abbastanza straniante, resa ancora più dolorosa dal fatto che, dopo aver visto la Portman in stato di grazia alla corte di Larraín, ci è toccato assistere ad una performance inesorabilmente compromessa, al servizio di un'operazione cinematografica senza capo né coda, probabilmente destinata al dimenticatoio senza passare per la sala al di fuori dal festival, se non fosse per le magnifiche presenze al centro del racconto.

Una guerra da dimenticare

Planetarium è la storia di due sorelle, Laura (Portman) e Kate Barlow (Lily-Rose Depp), che si fanno passare per medium capaci di comunicare con i morti. Una premessa che di per sé aveva tutte le carte in regola per dare un respiro un po' diverso ad un lungometraggio ambientato in un periodo cinematograficamente trito e ritrito - il preludio della Seconda Guerra Mondiale - e intriso di una certa componente riflessiva sulla Settima Arte stessa. Ma le promesse vengono infrante nel giro di un paio di sequenze, grazie ad un susseguirsi di accenni narrativi per lo più sconnessi da una qualche forma di coerenza drammaturgica e messi in scena con una totale mancanza di ispirazione, lasciando alle due attrici - coadiuvate in parte dal divo francese Louis Garrel - l'arduo compito di mantenere vivo l'interesse per un prodotto che a livello concettuale ed estetico avrebbe forse fatto una figura migliore sul piccolo schermo anziché in uno dei festival cinematografici più importanti del mondo. Dispiace soprattutto vedere persone di talento intrappolate in un meccanismo che non riesce affatto a valorizzarle, ma non sarà certo Planetarium a danneggiare in modo evidente le loro carriere. In tal senso la sua vacuità riesce quasi a diventare un pregio: già nel corso della visione le immagini si allontanano rapidamente dai nostri ricordi, pronti ad accogliere ben altre suggestioni audiovisive e a riconciliarci con il piacere della sala oscura.

Planetarium film Nonostante gli sforzi sinceri di Natalie Portman e Lily-Rose Depp, questa storia di sorelle, illusioni e morte ambientata nella Parigi degli anni Trenta fatica fin dall'inizio a crearsi un'identità propria e forte, capace di attirare l'attenzione dello spettatore e fuoriuscire dal groviglio di racconti situati nel medesimo periodo storico. Viene soprattutto da chiedersi se, con una protagonista meno nota, sarebbe arrivato fino alle nostre sale.

4

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