Recensione Piedone lo sbirro

Vi presentiamo uno dei più grandi cult di Steno: un poliziesco con accenti da commedia che vede assoluto protagonista un convincente Bud Spencer, commissario di polizia dai metodi poco ortodossi.

recensione Piedone lo sbirro
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Con un successo tale da generare ben tre sequel (Piedone a Hong Kong, Piedone l'africano e Piedone d'Egitto) e addirittura una parodia (Piedino il questurino, con Franco Franchi), Piedone lo sbirro può ritenersi forse il film più riuscito della carriera solista di Bud Spencer. Diretto nel 1973 dal grande Steno, questo primo episodio della quadrilogia offre una visione "diversa" e più soft rispetto ai classici poliziotteschi all'italiana che andavano di moda in quel periodo, rivelandosi però ben più "cupo" rispetto alle scorribande di Bud con il compare storico Terence Hill. Ambientato in alcune delle più caratteristiche zone di Napoli, il racconto vede per protagonista il burbero e massiccio commissario di polizia Rizzo (soprannominato per la sua stazza proprio Piedone) alle prese con le indagini su un massiccio giro di droga che sta sconvolgendo la città. Da sempre poco ligio alle regole ufficiali, Rizzo si fa strada verso la verità tramite un variegato numero di contatti con la camorra che lo porta a scoprire come dietro a tutto vi sia un'organizzazione di marsigliesi. I suoi metodi non ortodossi però lo portano ad essere sospeso dai superiori e a dover continuare a modo suo la caccia ai colpevoli.

Bud Cop

Pur con una ragguardevole strizzata d'occhio alla commedia, Piedone lo sbirro poggia le sue basi narrative sul poliziesco di genere, potendo inoltre contare su una sceneggiatura ispirata che, nonostante qualche piccola forzatura, lo rende un titolo ancor oggi da riscoprire. Merito di una perfetta immedesimazione da parte del suo protagonista, un Bud Spencer che gioca con abilità insospettabili tra un lato più leggero ed uno più drammatico, ammantando di sfumature il commissario Rizzo, tutore dell'ordine e al contempo "uomo d'onore" in una realtà difficile come quella napoletana. L'unica concessione che strizza l'occhio ad un pubblico per famiglie è la scelta narrativa che vede Piedone non usare mai le armi da fuoco, affidando la risoluzione delle indagini ai classici cazzotti, qui comunque meno scanzonati del solito (alcuni dei "cattivi" usano armi da taglio e i morti non mancano). Al contempo emergono tematiche più dure del solito, che dallo spaccio della droga alla corruzione delle autorità, rispecchiano in pieno tutti gli stilemi del filone. E proprio seguendo i suddetti stilemi, la componente action (escluse le già citate "scazzottate") non dimentica alcuni avvincenti inseguimenti automobilistici tra i vicoli della città partenopea, a rendere più vario tutto l'insieme. Oltre all'ottima prova di Pedersoli (in quest'occasione con la voce dello storico doppiatore Glauco Onorato, mentre nei seguiti userà la sua) il cast si avvale di caratteristi di lusso del nostro cinema, da Enzo Cannavale ad Enzo Maggio, a insaporire ancora più la visione.

Piedone lo sbirro Un Bud Spencer memorabile nel primo episodio della saga del commissario Rizzo, meglio conosciuto come Piedone lo sbirro. Un film che pur non privandosi di istinti più leggeri non sacrifica in nessun modo la componente di genere, riprendendo in più occasioni spunti cardine del poliziesco all'italiana (qui defraudato giustamente di ogni tipo di violenza, fisica o verbale che sia). Divertente e avvincente in egual modo, con uno Steno in'ottima forma dietro la macchina da presa e l'ambientazione partenopea particolarmente azzeccata.

7.5

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