Piccoli crimini coniugali, la recensione del film con Sergio Castellitto Recensione

Sergio Castellitto e Margherita Buy sono i protagonisti assoluti di Piccoli crimini coniugali di Alex Infascelli, tratto dall'omonimo romanzo francese.

recensione Piccoli crimini coniugali, la recensione del film con Sergio Castellitto
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È vero che gli uomini fanno l'arte e le donne fanno i figli? Si tratta soltanto di uno degli interrogativi destinati ad emergere nel corso della visione di Piccoli crimini coniugali, che, tratto dall'omonimo best seller a firma dello scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt, segna il ritorno alla regia cinematografica per il romano classe 1967 Alex Infascelli, il quale spiega: "L'idea è di lavorare sul testo con due grandi attori per poi chiuderli in un appartamento e lasciarli a briglia sciolta. Osservarli voyeuristicamente mentre cavalcano il testo originale ma anche tradendolo quando necessario, come solo i grandi interpreti sanno fare. Un'impostazione che ricalca la grande tradizione del cinema francese di Cassavetes, un tour de force emotivo che non lascia scampo a uomini e donne, i quali saranno costretti da subito a prendere le parti di uno dei due personaggi, per poi ritrovarsi completamente spiazzati alla fine, forse guardando a se stessi e al proprio matrimonio o rapporto sentimentale con occhi nuovi".

Tra moglie e marito...

Due attori corrispondenti a Sergio Castellitto e Margherita Buy, in questo caso coppia sposata che si ritrova nel proprio appartamento dopo che lui, in seguito ad un brutto incidente domestico che gli ha provocato un trauma cranico, torna dall'ospedale completamente privo di memoria, capace di ragionare, ma non di ricordare. Situazione che lo porta, di conseguenza, a tentare di ricostruire tassello dopo tassello la propria vita matrimoniale; man mano che apprendiamo la sua identità di scrittore di successo e autore, appunto, di un romanzo intitolato Piccoli crimini coniugali, nel quale ha dipinto la coppia come un'organizzazione di assassini, come un'associazione di killer che si accaniscono sugli altri prima di infierire su se stessi. Un protagonista che, quindi, sembra richiamare vagamente alla memoria il Jack Torrance di Shining, tanto più che il classico della paura su celluloide interpretato da Jack Nicholson pare essere palesemente omaggiato nella sequenza in cui marito e moglie rievocano il momento del loro primo incontro. Del resto, non dimentichiamo che la precedente fatica del cineasta che si trova dietro la macchina da presa è stata nel 2015 il documentario S is for Stanley, incentrato sull'autista personale di Stanley Kubrick; è lecito, di conseguenza, aspettarsi una determinata influenza dal suo operato, insieme a quella più che evidente dal Roman Polanski di Carnage e di Venere in pelliccia. Come in quei due casi, infatti, è in un unico interno che si svolge l'intera vicenda, favorendo l'emersione di quanto importanti possano essere le performance dei due interpreti che, tra l'altro, non mancano neppure di ribadire che una donna si rende conto della propria età quando scopre che nel mondo ci sono donne più grandi di lei. Ma, mentre la sempreverde I feel love di Donna Summer subentra a fare da colonna sonora in un particolare punto dell'operazione e la fotografia ricca di ombre e contrasti a cura di Arnaldo Catinari provvede ad accentuare l'atmosfera generale da noir esistenziale, è proprio questa impostazione decisamente teatrale a spingere a storcere il naso. Perché sul palcoscenico, magari, l'attenzione nei confronti dell'onnipresente duello verbale riesce anche ad essere mantenuta dallo spettatore, ma dinanzi al grande schermo il rischio di noia si fa sentire non poco, sebbene il tutto non manchi di apparire tecnicamente ineccepibile.

Piccoli crimini coniugali L’amore è una fantasia che non appartiene alla nostra epoca è ciò che intende suggerire Piccoli crimini coniugali, diretto da Alex Infascelli - autore, tra l’altro, del thriller Almost blue - prendendo le mosse dall’omonimo romanzo francese. Un piccolo film attraverso cui il cineasta romano riconferma le sue doti tecniche, probabilmente dovute anche all’esperienza maturata nel campo dei videoclip, ma che, nonostante le convincenti prove sfoderate da Castellitto e la Buy, finisce soffocato dal taglio teatrale che rischia di renderne soporifero il dialogo senza sosta destinato ad attraversarlo per intero. Magari, può lasciare soddisfatto chi è in cerca di una forma di spettacolo maggiormente adatta a palcoscenico che alla sala cinematografica.

5.5

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