Recensione Peter Weir

Tre cult tra tensione e denuncia sociale

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Tutti coloro che seguono il foltissimo e continuamente in espansione mercato dell'home video digitale sanno benissimo che è tutt'altro che nuovo l'interesse dimostrato da Ripley's nei confronti della riscoperta su supporto dvd dei primi lavori appartenenti alla filmografia del maestro australiano della Settima arte Peter Weir, autore, tra l'altro, di The Truman show (1998) con Jim Carrey e Master & commander: Sfida ai confini del mare (2003), interpretato da Russell Crowe e Paul Bettany.
Infatti, basterebbe dare uno sguardo al ricchissimo listino della label per poter scovare, tra i rari film di Jean-Luc Godard e titoli nostrani del calibro di Sacco e Vanzetti (1971) di Giuliano Montaldo e Le schiave di Cartagine (1956) di Guido Brignone, anche il mitico Picnic a Hanging Rock (1975).
In realtà, soltanto una delle fatiche weiriane presenti, in quanto non mancano neppure The cars that ate Paris (1974), L'ultima onda (1977) e The plumber (1979), che la casa di distribuzione riedita anche in un cofanetto volto a racchiuderli tutti e tre (il secondo in italiano, gli altri due in versione originale sottotitolata); con booklet incluso nella confezione e contenuti speciali rappresentati dai loro trailer, la galleria fotografica del secondo e il mediometraggio di ventotto minuti Michael, estratto firmato dal regista - su richiesta del Commonwealth Film Unit - per Three to go, lungometraggio antologico in tre parti sulla cultura giovanile australiana di fine anni sessanta.

Il cofanetto dvd

Quindi, nel caso del primo film - conosciuto dalle nostre parti anche come Le macchine che distrussero Parigi - ci troviamo proprio dinanzi all'esordio del cineasta, che sceglie la tematica del cannibalismo inteso come metafora spietata del consumismo.
Non a caso, ambientato nella cittadina australiana del titolo, curiosamente omonima della capitale francese, mette in scena la temibile popolazione del posto, propensa a provocare incidenti automobilistici a chiunque passi di lì, per poi saccheggiare dei bagagli e degli accessori i veicoli che riescono a far finire fuori strada.
Fino alla violenta parte finale di un elaborato il cui particolare look sembrerebbe fondere western moderno, storia fantascientifica (basterebbe citare la macchina alla Death race munita di pericolosi aculei) e una atmosfera decisamente horror, in un certo senso anticipatrice di quella poi alla base di diversi cult e classici degli anni Ottanta (da Morti e sepolti di Gary Sherman a Christine-La macchina infernale di John Carpenter).
Del resto, non nasconde più di tanto un certo retrogusto da film dell'orrore neppure L'ultima onda, nel quale il Richard Chamberlain dello sceneggiato televisivo Uccelli di rovo (1983) veste i panni di un avvocato che prima assume la difesa d'ufficio di un gruppo di aborigeni accusati di un omicidio avvenuto nel centro della città, poi scopre che il fatto è avvenuto durante un rito tribale; mentre comincia ad essere tormentato da incubi riguardanti la forza distruttrice dell'acqua e inspiegabili fenomeni atmosferici colpiscono l'intera Australia.
Nel corso di circa centouno minuti di visione (non ottantaquattro come erroneamente riportato sulla fascetta) che hanno il merito di aver sfruttato per primi le proprietà orrorifiche idriche, in seguito abusate in tanti fantafilm e disaster movie, man mano che delineano un atipico mix di storia a sfondo sociale e thriller vagamente soprannaturale.
Ed è un forte sottotesto sociale a caratterizzare anche The plumber, gioiellino che, concepito per il piccolo schermo e circolato sulle nostre tv con il titolo L'uomo di stagno, pone Judy Morris nel ruolo di una donna sposata che si trova casualmente in casa uno stravagante e bizzarro idraulico con le fattezze di Ivar Kants, il quale la convince che il bagno ha bisogno di essere riparato.
Il giusto spunto per avviare un incontro-scontro tra diverse classi sociali, in mezzo a discorsi snob che coinvolgono anche una vicina di casa e l'uomo impegnato a prendersi molte libertà; dal farsi la doccia al suonare la chitarra, fino alla demolizione dei sanitari.
Senza che veniamo mai a conoscenza delle sue reali intenzioni, mentre lo sguardo classista della donna, derivato dall'apparentemente civile universo di cui fa parte, la spinge a vedere in lui (operaio) un intruso, una forza primitiva e incontrollabile che potrebbe mettere a soqquadro la sua tranquilla vita matrimoniale.

Peter Weir The cars that ate Paris (1974), L’ultima onda (1977) e The plumber (1979) di Peter Weir racchiusi in un cofanetto dvd costituito da tre dischi e corredato di qualche extra. Di sicuro, un appuntamento imperdibile sia per i fan del futuro autore di Witness-Il testimone (1985), che per ogni cinefilo che si rispetti, il quale non può fare a meno di riconoscere in questi riscoperti lungometraggi d’autore aspetti che hanno finito per influenzare perfino il successivo cinema “commerciale”.

6.5

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