Cannes 2016

Recensione Personal Shopper

Torna la coppia Kristen Stewart e Olivier Assayas in Personal Shopper, film sulla ricerca e la comunicazione che tuttavia fallisce già in fase di sceneggiatura e trova nella sua protagonista l'unico appiglio positivo.

recensione Personal Shopper
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

I gemelli omozigoti sono uno dei più grandi misteri della genetica: vivono nello stesso mondo fin dalla prima scintilla, una stessa anima divisa soltanto dal corpo ma spesso unita più di quanto chiunque possa comprendere. Uno in due, nel bene e nel male: stessi occhi, stessi capelli, stessa sensibilità e stesse malformazioni cardiache, come Lewis e Maureen (Kristen Stewart). Lui muore a ventisette anni di attacco cardiaco, e spezza quel legame lasciando a lei lo stesso cuore malandato e una promessa, quella che un giorno sarebbe tornato di nuovo a farle visita per dimostrarle, una volta per tutte, che c'è vita dopo la morte. Che al di là del velo, lui è lì ancora con lei. A Maureen viene chiesto spesso cosa ci fa a Parigi, con un lavoro come Personal Shopper che non ama e senza nessun affetto. Maureen attende, perché è nella Ville Lumière che Lewis è morto e sarà lì, ne è convinta, che proverà di nuovo a contattarla: e lei lo sentirà perché non è una persona qualsiasi. Si definisce medium, come lo era anche il fratello, ma in realtà il suo dono sta nella capacità di sentire cose intorno a lei che agli altri sfuggono. Il viaggio alla ricerca della comunicazione inizia da lì e prosegue in tempi e modi frenetici, mentre la protagonista brancola nel buio e cerca soluzioni, segnali, prove: in un cellulare, in un refolo di vento, in un paese lontano, fino ad arrivare a trovarle nell'unico posto in cui per tutto il film ha evitato di cercare, se stessa.


L'alfabeto dei tavoli e le declinazioni affrettate

Un po' horror, un po' spy movie, un po' thriller, un po' viaggio di ricerca spirituale: il nuovo film di Olivier Assayas è tutto e il contrario di tutto, si cerca e si rincorre esattamente come la protagonista fa con il suo fantasma. Merito e colpa ad una sceneggiatura isterica, che non si preoccupa di lasciare irrisolte molte domande e cerca solo di andare avanti alla cieca, correndo verso nuove soluzioni che con i loro cambi di ritmo non giovano affatto al film. Assayas è ambizioso, e costruisce il suo Personal Shopper con la sicurezza di un artista che tenta di guardare al futuro, declinandone ogni movimento intorno all'ossessiva presenza della sua protagonista Kristen Stewart. Lei si comporta bene e regge il colpo, declinando forse una delle sue migliori interpretazioni degli ultimi tempi e suggellando un rapporto con il regista che, dopo Clouds of Sils Maria, sembra essersi definitivamente consolidato con successo.

Tanto, troppo e tutto insieme

Pur non riuscendo a scrollarsi di dosso se stessa - chiaramente visibile ancora in alcuni gesti, comportamenti, parole - Kristen Stewart riesce ad avere i suoi momenti convincenti e dimostra di aver intrapreso un cammino professionale interessante. Lo stesso però non si può dire della pellicola, che al di fuori della sua attrice protagonista ha ben poco di cui gioire: il discorso sovrannaturale viene sfruttato visivamente con niente più dei classici stereotipi di genere, dai bicchieri volanti ai rumori forti; il racconto frenetico porta lo spettatore lontano dall'empatia e infine anche dall'interesse, fallendo nel creare unità e armonia. Si ha l'impressione che Assayas abbia voluto raccontare troppo e tutto insieme, e che nel farlo abbia perso la sua bussola finendo per ammucchiare teorie e stili diversi, confondendo troppo le acque. Un vero peccato considerando l'interesse che sembra aver portato avanti nel ricercare il tema e nell'inserire allegorie interessanti, sdoppiando il discorso spirituale e quello prettamente materiale del mestiere della protagonista e giocando molto bene sulle contraddizioni ella sua stessa ricerca.

Personal Shopper Dopo Clouds of Sils Maria il regista Olivier Assayas prende di nuovo in prestito l'espressività di Kristen Stewart per cucirle addosso quasi ossessivamente Personal Shopper, una storia di ricerca in cui tanti, forse troppi temi si rincorrono tra loro creando un film confuso e disarmonico in più punti. Un piccolo passo falso, che nonostante gli spunti interessanti e l'ottimo materiale di ricerca non riesce comunque ad emergere fino in fondo, trascinando anche quei pochi spunti in una realizzazione deludente.

5

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