Recensione Perimetro di paura

Riscopriamo insieme il finora inedito (nel nostro Paese) horror di Eric Red con protagonista Famke Janssen, donna sola perseguitata dal fantasma del marito poliziotto, da lei stesso ucciso per legittima difesa.

recensione Perimetro di paura
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Sceneggiatore fra gli altri del mitico The Hitcher originale e regista di film di genere / b-movie (Bad Moon - Luna mortale, Le strade della paura), Eric Red torna dietro la macchina da presa nel 2008, a dodici anni dal suo ultimo lavoro, per dirigere la bella Famke Janssen, conosciuta dal grande pubblico per il ruolo di Jean "Fenice" Grey nella saga degli X-Men, in un classico horror "da camera". Con un cast che conta anche le presenze del Bobby Cannavale di Will & Grace e del feticcio del regista Michael Paré, Perimetro di paura racconta una storia ectoplasmatica dai risvolti abusati: la protagonista Marnie, appena uscita dal carcere dopo aver scontato un periodo detentivo per l'omicidio del marito (commesso per legittima difesa), è ora agli arresti domiciliari nella casa dove viveva con l'uomo. Il suo ritorno da reclusa (i 100 piedi del titolo originale indicano la distanza nella quale può muoversi, pena l'allarme del braccialetto elettronico che è costretta ad indossare) si rivela però più arduo del previsto. Infatti il defunto coniuge continua a perseguitarla anche da morto, attraverso manifestazioni di poltergeist che mettono a repentaglio la salute, sia fisica che mentale, della donna. E in più Shanks, il poliziotto addetto alla sua sorveglianza ed ex-collega del marito ucciso, è convinto che Marnie nasconda qualcosa o qualcuno...

S.O.S. Fantasma

Creare un horror realmente spaventoso e capace di calarsi nell'imprevedibile è un'impresa ardua, non ancora nelle corde di un discreto artigiano di genere come Red. Il regista infatti realizza il classico titolo che, pur regalando qualche spavento, non aggiunge niente di nuovo al filone, perdendosi perlopiù in una trama spesso forzata che deflagra in un epilogo privo di senso logico. Con uno stile che guarda sia ai j-horror che a certi horror/thriller americani dell'ultimo ventennio, Perimetro di paura vive dell'angosciosa claustrofobia cui è costretta la protagonista che, tormentata già in vita dal suo compagno, deve subire ora anche la sua furia dall'oltretomba. Appaiono così come un riempitivo gli inserimenti di abbozzati personaggi secondari (il giovane che consegna il cibo a domicilio, che si invaghisce ricambiato di Marnie) e la gestione interpersonale del rapporto con Shanks, in continua e poco credibile evoluzione, finisce per sfaldare la componente prettamente sovrannaturale. Quella sì realizzata con una apprezzabile dovizia e che, pur come già detto peccando di scarsa originalità, si avvale di discreti effetti speciali nelle scene dove lo spettro scatena la sua violenza. Un racconto di solitudine che, nei suoi momenti migliori, sfrutta la bravura intensa di un'ancora piacente Famke Janssen (44enne ai tempi delle riprese) ma che si sfilaccia sin troppo quando tenta divagazioni drammatiche che poco si adattano alle atmosfere della storia.

Perimetro di paura Con una sceneggiatura migliore, Perimetro di paura avrebbe potuto essere un discreto horror. Pur non scevro da certe banalità infatti il film funziona discretamente nelle parti di genere, ma non regge per una trama dai risvolti improbabili e forzati. Famke Janssen fa quel che può e infonde una discreta personalità alla figura di Marnie, donna sola alle prese col fantasma del violento marito.

5

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