Cannes 2016

Recensione Paterson

Jim Jarmush torna al Festival di Cannes continuando il discorso iniziato con Only Lovers Left Alive, di cui Paterson è il naturale complemento privo tuttavia dello stesso carisma, seppur comunque interessante.

recensione Paterson
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Sono le sei di mattina in un sobborgo di Paterson, piccola cittadina nel New Jersey. Non suona nessuna sveglia, ma Paterson, ragazzotto dai capelli scuri che condivide il nome con la città in cui abita, si sveglia lo stesso accanto alla sua bellissima moglie che ha il nome della musa di Petrarca, Laura. Come ogni mattina si alza, si versa un bicchiere di latte e cereali, e poi va a guidare il suo autobus: una routine perfetta, scandita dai soliti movimenti che si ripetono ogni giorno, in pace e calma uno dopo l'altro. Paterson li vive con una capacità zen di resistere ad ogni piccola disavventura, senza lasciare che nulla infranga la sua calma. La sua anima placida non sembra interessata agli elementi esterni del mondo, che origlia soltanto grazie alle persone che gli gravitano attorno, dai passeggeri che abitano il suo autobus a quelli che incontra nel bar dopo il lavoro. Lui vive la sua esistenza nascosta in versi, componendo poemi nella città dei poeti, pieni di una malinconica trascendenza in grado di afferrare l'unico nell'ordinario: pioggia, frutta, una scatola di fiammiferi. La vita di Paterson è poesia silenziosa che ha paura di uscire dal suo guscio, eppure esplode di colori al contrario dell'artisticità di Laura, sua moglie, che ogni giorno trova un nuovo appiglio per vivere la sua stravaganza irrimediabilmente bicolore.

we have plenty of matches in our house

La vita in versi di Paterson viene scandita in versi da Jim Jarmush, che si muove intorno al suo protagonista Adam Driver disegnandone perfettamente il sorriso gentile, la fisicità un po' goffa, il modo di fare sempre calmo e delicato che è un po' riflessione del suo stesso cinema: in lui il regista sublima il racconto dell'attesa, l'emozione del non sentirsi mai abbastanza, la sensazione costante di mancanza che si risolve in annunciati fallimenti. Un giorno dopo l'altro Jim Jarmush mette il punto e va a capo, facendo rime con le inquadrature e disegnando una routine che sa di abitudine e di vita, in maniera semplice ed affettuosa, leggera. La stessa che aveva già raccontato, ma al contrario, nel buio e soffocato Only Lovers Left Alive, che riempie gli spazi vuoti del suo ultimo lavoro presentato a Cannes e crea un universo perfettamente speculare, che riesce quindi a completare il discorso tridimensionalmente.
La nuova coppia tuttavia non ha il carisma di Tilda Swinton e Tom Hiddleston: nonostante Adam Driver e la sorprendente Golshifteh Farahani riescano a mettere in scena perfettamente la loro routine, l'intero film molto spesso manca della naturale fascinazione del suo illustre predecessore, che riesce ad incastrare meglio lo spettatore nella vicenda, e a comunicare di più. L'arma di Paterson è indubbiamente la naturalezza e la semplicità, che a suo modo funziona anche se non cattura a pieno, e lo fa anche grazie all'unico punto di rottura del film, con protagonista indiscusso il cane della coppia Marvin: usato straordinariamente dal regista come elemento di distacco e risolvitore di più di una scena, è in grado di regalare al film degli stacchi umoristici di grande importanza. Paterson si inserisce perfettamente nella poetica e nello stile del regista, regalando un incastro perfetto con i suoi lavori precedenti e lasciando che questa volta tutto scorra in maniera placida nella superficie, ma riuscendo a raccontare nelle pieghe dei dettagli un mondo pieno di rime interessanti, che trascendono la quotidianità e rendono anche un semplice gesto come il raddrizzare la cassetta delle lettere a suo modo straordinario.

Paterson Pur riuscendo a convincere grazie ad uno stile senza sbavature e ad una poetica semplice ma efficace, Paterson risulta nelle intenzioni e nei temi trattati una sorta di negativo di Only Lovers Left Alive, di cui tuttavia non possiede né il carisma né la fascinazione complessiva. Adam Driver porta comunque a casa una performance straordinariamente misurata e in linea con il film, che convince ed emoziona nonostante rimanga sempre sulla superficie della vita del protagonista, al fianco della sorprendente Golshifteh Farahani, tanto bella quanto naif nel ruolo di sua moglie. Un ottimo film, quieto e placido, ma forse poco intrigante.

7

Quanto attendi: Paterson

Media Hype Utenti
Voti Hype totali: 0
ND.
nd