Recensione Paranormal Xperience 3D

La Spagna tra psicanalisi e splatter... in 3D!

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Prima di cominciare, magari, è forse necessario precisare cosa sia uno slasher e quali siano le sue regole.
Bene, con il termine "slasher" si vogliono identificare tutti quei titoli cinematografici rientranti nel sottogenere dell'horror che prevede omicidi a ripetizione ai danni di un gruppo di persone all'interno di uno spazio più o meno chiuso; meglio ancora se giovani e con facile dedizione ad attività peccaminose quali il sesso e il consumo di sostanze alcoliche e stupefacenti.
Per intenderci, il sottogenere che, ufficialmente iniziato nel 1978 da John Carpenter con Halloween-La notte delle streghe e anticipato da Reazione a catena-Ecologia del delitto di Mario Bava e Black Christmas-Un Natale rosso sangue di Bob Clark, rispettivamente datati 1971 e 1974, identifica in quella di Venerdì 13 la sua principale saga di rappresentazione e nel craveniano Scream, del 1996, il suo più recente classico.
Ma, per quale motivo ne parliamo?
Semplice, perché, nonostante il titolo possa condurre a pensare si tratti dell'ennesimo falso documentario alla Paranormal activity e The Blair witch project-Il mistero della strega di Blair riguardante minacciose presenze fantasmagoriche e diavolerie varie, Paranormal Xperience 3D non solo è un comune b-movie di paura principalmente indirizzato ai giovani spettatori in cerca del brivido facile, ma sfodera proprio tutti gli elementi che lo rendono classificabile all'interno del filone slasher; della cui tradizione spagnola ricordiamo i recenti esempi di School killer di Carlos Gil e Black symphony di Pedro L. Barbero e Vicente J. Martín, entrambi del 2001.

Storie di fantasmi spagnoli

Infatti, diretto da Sergi Vizcaino e prodotto dagli stessi Joaquín Padró e Mar Targarona che già finanziarono la ghost story The orphanage di Juan Antonio Bayona e il thriller dal sapore argentiano Con gli occhi dell'assassino di Guillem Morales, parte dalla figura della bella studentessa di psichiatria Angela, la quale, con le fattezze di Amaia Salamanca, non crede nell'esistenza dei fenomeni paranormali. Almeno fino al momento in cui un eccentrico professore della sua università le propone, insieme ad altri studenti, di recarsi nella città abbandonata di Whisper per verificare la presenza di entità maligne; senza immaginare che i fantasmi del proprio passato non solo stiano per entrare prepotentemente nel suo presente, ma siano tutt'altro che propensi a lasciare persone vive in giro. Perché un fantasma è come una cicatrice, un'impronta che lascia il trauma.

Boogey(man)... di sceneggiatura

Quindi, tanto per tornare alla tipologia di film di paura di cui sopra, la quale ha fatto la fortuna di Oren Peli e dell'accoppiata Daniel Myrick-Eduardo Sánchez, un'idea di partenza che ricorda a suo modo quella sfruttata nel contemporaneo ESP-Fenomeni paranormali dei Vicious brothers, in cui una troupe televisiva si rinchiude all'interno di un ospedale psichiatrico abbandonato.

E si parte da una situazione che può facilmente essere ricollegata a quelle viste nei vari capitoli della serie Saw, per poi dare spazio (decisamente troppo) alla lunga attesa prima del massacro, tempestata di immancabili falsi allarmi per permettere alla tensione di salire lentamente.
Non è che ci riesca molto, in quanto, in fin dei conti, l'unico momento che lo spettatore effettivamente aspetta è quello relativo alla feroce mattanza, in questo caso consumata tra ganci conficcati nel mento, occhi perforati e dita mozzate; mentre il 3D svolge in maniera discreta il suo lavoro di garantire il rilievo di un po' tutto ciò che schizza verso lo spettatore.
Mattanza attuata dall'ennesimo boogeyman alla Nightmare che, pur concedendosi a volte battutacce ironiche proto-Freddy Krueger, non entrerà certo a far parte della schiera comprendente i vari Jason Voorhees e Michael Myers.
Al servizio di un'operazione che, complice anche la tutt'altro che originale rivelazione finale, trova il suo unico motivo d'interesse - e, soprattutto, di divertimento - esclusivamente nella fase splatter; la quale, oltretutto, non regala assolutamente nulla di nuovo a chi il filone lo segue da sempre, conquistandosi, al massimo, la simpatia di coloro che solo ora vi ci si avvicinano.

Paranormal Xperience 3D Diffidate dal titolo, in quanto, sebbene si possa pensare all’ennesimo mockumentary in salsa horror alla Paranormal activity, siamo in realtà dalle parti del tipico b-movie di paura caratterizzato da trama slasher, con giovanotti tanto belli quanto poco interessanti da far sfruttare come carne da macello all’ennesimo Freddy Krueger. Peccato che il tutto si riduca ad uno spettacolo che - probabilmente più adatto al mercato dell’home video che al grande schermo - non provvede altro che a riproporre tematiche e situazioni viste e riviste all’interno del genere; sfiorando anche il sapore del ridicolo che, paradossalmente, rischia di trasformarlo in un godibile quasi-trash da guardare divertiti e senza pretese. In ogni caso, bisogna ricordare che anche gli spagnoli, a inizio XXI secolo, continuano a tentare la strada del genere stretto, mentre in Italia, al cinema, non si parla altro che di stragi di Stato, vacanze di Natale e amori adolescenziali (spesso con attori di trent’anni!).

5.5

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