Recensione Paranormal stories

Cinque storie dell'orrore diverse legate da una cornice fantastica nel film collettivo di Gabriele Albanesi

recensione Paranormal stories
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Si comincia con la piccola Virginia Bellagamba che esce insieme alla mamma Tania"The perfect husband"Bambaci per lasciare solo in casa il fratello Lorenzo D'Agata, il quale, appunto, prende il dvd Paranormal stories ed inizia a visionarlo.
Ma se, una volta superata questa breve introduzione, provate l'impressione di aver già assistito allo spettacolo che scorre sullo schermo, non vi state probabilmente sbagliando, perché i circa ottantasette minuti di montato altro non sono che una riedizione cinematografica dell'horror tricolore ad episodi Fantasmi (altresì conosciuto con il titolo anglofono Italian ghost stories), distribuito fino ad oggi soltanto nel mercato dell'home video e prodotto nel 2011 dal Gabriele Albanesi autore de Il bosco fuori e Ubaldo Terzani Horror Show.
Lo stesso Albanesi che firma anche la cornice introduttiva di cui sopra ed il prologo che, al termine della quinta storia raccontata, si ricollega ad essa, entrambi assenti nella precedente versione del lungometraggio; il cui intento è quello di riportare la ghost-story alla sua piena potenza filmica attraverso gli sguardi di diversi giovani registi, per sfruttarne pienamente le oscure pieghe narrative e le vibrazioni emotive di tensione e terrore.

Fantasmi reloaded

Quindi, in maniera non molto esaltante si parte attraverso 17 Novembre di Tommaso Agnese, riguardante tre ragazzi alle prese con la maledizione legata al defunto padre di uno di loro; prima di passare a Offline di Andrea Gagliardi, che, tra chat e suicidi, non si limita altro che a porre il Daniele De Angelis di Ma che ci faccio qui! e il Primo Reggiani di Melissa P. all'interno di un breve remake di Pulse, diretto nel 2001 dal giapponese Kiyoshi Kurosawa.
Poi, con una messa in scena tendente a ricordare più il cinema di Giuseppe Tornatore che quello appartenente al genere che rese grandi, tra gli altri, Mario Bava e Lucio Fulci, per mezzo dell'ambizioso ma non riuscitissimo Fiaba di un mostro di Stefano Prolli si torna al 1984 in un paesino del Lazio, dove un ragazzino malato di cuore viene emarginato dai coetanei e considerato figlio del diavolo.
L'irrilevante La medium di Roberto Palma, invece, riguardante una truffaldina spiritista che finisce per trovarsi realmente ad avere a che fare con pericolose presenze, precede il conclusivo Urla in collina, concepito a quattro mani da Marco Farina e Omar Protani e maggiormente vicino, rispetto agli altri quattro segmenti, agli stilemi dello slasher giovanilistico.
Infatti, con evidenti rimandi a So cosa hai fatto di Jim Gillespie e al terzo tassello incluso in Creepshow 2 di Michael Gornick, abbiamo tre amiche - tra cui la Laura Gigante di Albakiara - impegnate ad affrontare in un motel il vendicativo spettro di colui che hanno investito accidentalmente con l'automobile.
E, paradossalmente, pur apparendo in qualità di tassello più tecnicamente sciatto della cinquina, è quello che sembra funzionare meglio dal punto di vista dell'intrattenimento all'interno dell'insieme.

Paranormal stories Diversi giovani registi italiani per raccontare attraverso cinque episodi fantasmi, apparizioni spiritiche e moleste presenze che si intrecciano all’interno di contesti sempre differenti, da quelli più canonici legati al mondo dei medium alle inquietanti ombre che risorgono dal passato. Con la risultante di un interessante ma piuttosto discontinuo esercizio di stile, come avviene la maggior parte delle volte in cui dietro la camera di ripresa si trovano più nomi impegnati ad inscenare segmenti narrativamente scollegati tra loro.

5.5

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