Recensione P.O.E. - Pieces of Eldritch

Sei registi italiani per sei rivisitazioni di Edgar Allan Poe nel terzo film della serie

recensione P.O.E. - Pieces of Eldritch
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Strutturato in tredici episodi (otto nella versione distribuita nel circuito cinematografico) realizzati da quindici cineasti indipendenti nostrani, P.O.E. - Poetry of eerie (2011) si proponeva di rispolverare - a bassissimo costo - in maniera atipica e originale la poetica dello scrittore bostoniano Edgar Allan Poe, nato nel 1809 e morto neppure quarant'anni dopo.
Con gli episodi scesi a sette ed il numero dei registi ridottosi ad otto, il superiore P.O.E. - Project of evil (2012), invece, aumentando le dosi di sesso e violenza si concentrò maggiormente sul lato horror dell'autore de Il cuore rivelatore e Il corvo.
Nel caso di questa terza operazione, gli autori diminuiscono ancora di più, in quanto diventano sei per altrettanti tasselli e, della squadra originale, gli unici rimasti sono Domiziano Cristopharo - ideatore proprio del capostipite progetto collettivo - ed Edo Tagliavini, responsabile del mix di slasher, ghost story e zombie movie Bloodline (2011).
E stavolta, facendo in parte il verso al Boris Karloff de I tre volti della paura (1963) di Mario Bava ma ricordando anche il Criswell che narrò Plan 9 from outer space (1959) di Edward D. Wood Jr, è il veterano Venantino Venantini, dall'interno di uno studio televisivo, ad introdurre le diverse storie.

6 per un Poe...

Quindi, sotto la regia di Ricky"Naftalina"Caruso, si comincia con Morella e il suo incontro BDSM in seguito ad un appuntamento preso tramite internet, per poi proseguire con il Re Peste di Alessandro Redaelli, il quale era già stato tra i montatori del lungometraggio precedente.
Un segmento intriso di ironia, tutt'altro che carente dal punto di vista recitativo e d'impostazione volutamente - e metacinematograficamente - teatrale il suo; non superiore, comunque, a Il barile di Amontillado del già citato Cristopharo, che sembra in un certo senso guardare agli eccessi del tedesco Jörg Buttgereit (regista del dittico Nekromantik e di Schramm) nel mostrare un pedofilo inchiodato al muro (addirittura nelle parti intime!), tra ragni, topi e scarafaggi in agguato.
Mentre al Francesco Campanini proveniente dal poliziesco Il solitario (2008) e dal thriller La casa nel vento dei morti (2012) spetta il compito di rispolverare il primo dei due generi per mezzo del poco convincente Sei tu il colpevole; destinato a precedere il tagliaviniano Ombra, immerso nelle paure infantili nel porre in scena una ragazzina (la figlia dello stesso Edo) maltrattata da tutti e, di conseguenza, in grado di avere come amica e compagna di giochi soltanto la propria ombra.
Con il Frank LaLoggia che qualcuno ricorderà per aver diretto Scarlatti - Il thriller (1988) tra gli attori, invece, chiude il riuscito Non scommettere la testa col diavolo di Mirko Virgili, incentrato su uno stunt impegnato a pubblicare video estremi su internet e caratterizzato da una sorpresa finale, man mano che ribadisce che sarai qualcuno nella vita solo se superi i tuoi limiti.
Per un elaborato che, come i due precedenti, non può fare a meno di apparire imperfetto a causa delle diverse visioni registiche assemblate e di risultare, forse, anche meno compatto rispetto ad essi... pur rimanendo un contenitore utile alla formazione di giovani indipendenti nostrani che difficilmente, altrimenti, troverebbero una strada per esprimersi nell'ambito del cinema di genere tricolore (sempre se nel XXI secolo si può ancora dire che esista).

P.O.E. - Pieces of Eldritch Sei diversi registi per il terzo lungometraggio indipendente italiano ad episodi tratto dai racconti di Edgar Allan Poe. Sei diversi registi di cui solo Domiziano Cristopharo ed Edo Tagliavini provengono dai due film precedenti e dei quali il primo firma uno dei migliori segmenti qui presenti, come pure il nuovo arrivato Mirko Virgili. Ricky Caruso, Alessandro Redaelli e Francesco Campanini completano la squadra che firma il tutto, forse meno compatto rispetto a P.O.E. - Poetry of eerie (2011) e a P.O.E. - Project of evil (2012), ma comunque apprezzabile per la sua capacità di affrontare il genere ricorrendo ad un budget inesistente ed a tutt’altro che convenzionali modalità di narrazione su schermo.

6

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