Venezia 2012

Recensione Outrage Beyond

Beat Takeshi raddoppia il suo yakuza eiga

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Fu nel 2010 che il giapponese classe 1947 Takeshi Kitano presentò presso il prestigioso Festival di Cannes il suo Autoreiji, il quale, internazionalmente conosciuto come Outrage, segnò il ritorno al suo cinema delle origini, quello di Violent cop (1989) e Boling point-I nuovi gangster (1990), quando ancora si firmava sotto lo pseudonimo Beat Takeshi.
Outrage, infatti, proprio come quei lungometraggi, raccontava una storia di malavita dagli occhi a mandorla ponendo lo stesso Kitano nel ruolo di Otomo, impegnato con la sua banda a svolgere il lavoro sporco (e armato) per conto del clan Ikemoto, preso a gestire affari e accordi facendo sempre capo a Mr. Chairman, boss di tutte le yakuza.
Una storia di malavita in cui l'alleanza tra famiglie poco gradita a quest’ultimo finiva per dare il via alla consueta corsa alla scalata carrieristica a base di cadaveri sparsi e malefatte e alla quale Kitano, a due anni di distanza, fornisce una continuazione tramite Autoreiji: Biyondo, finito addirittura in concorso presso la sessantanovesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e il cui titolo internazionale, ovviamente, non poteva essere altro che Outrage beyond.

Beat Takeshi generation

Quindi, ancora una volta Kitano non si trova soltanto dietro la macchina da presa, ma torna a vestire i panni di Otomo, il quale, ritenuto morto dopo che l’organizzazione criminale dei Sanno - ormai cresciuta tanto da espandere la propria sfera di potere anche sulla politica e sul mondo legale degli affari - ha sterminato il suo clan, viene scarcerato per trasformarsi nella carta vincente dell’ambizioso detective anti-gang Kataoka. Quest’ultimo, infatti, ricorrendo a sporchi trucchi e intrighi segreti, provvede a infiammare il conflitto tra i Sanno e gli Hanabishi, loro alleati di lunga data, nella speranza che finiscano con il distruggersi a vicenda.
E, mentre i livelli superiori della famiglia sono ora dominati da giovani capi e i membri della vecchia guardia covano rancore per essere stati messi da parte, il suo ritorno a sorpresa non può contribuire altro che a incrementare l’inganno e il tradimento tra i due clan, nel corso di uno spietato gioco di potere al termine di cui solo il più astuto e attento può uscire vincitore.

Storie di vita e malavita... giapponese!

Uno spietato gioco di potere che l’attore e regista immerge nella varietà di ombre e contrasti efficacemente forniti dalla fotografia per mano del fido collaboratore Katsumi Yanagijima; man mano che basa l’intera prima parte della circa ora e cinquanta di visione sulla costruzione dei personaggi, rischiando non poco di far cadere il tutto nella morsa della fiacchezza.
Perché bisogna attendere con pazienza l’arrivo del secondo tempo della pellicola per poter essere investiti dalla consueta ondata di nefandezze tipiche dei film incentrati sulla yakuza; le quali, al di là dell’immancabile manciata di corpi crivellati a colpi di pistola, includono in questo caso il sanguinolento coinvolgimento di un trapano e un diabolico marchingegno che, sparando a ripetizione palle da baseball sul volto del malcapitato di turno, sembra uscito direttamente da un torture porn, tanto che non avrebbe certo sfigurato se sfruttato dall’enigmista Jigsaw protagonista della gettonatissima saga Saw.
Ma, caratterizzato da un finale che giunge all’improvviso, è tutto qui il secondo episodio di Outrage: un guardabile sequel che non aggiunge assolutamente nulla di nuovo né al suo filone di appartenenza, né alla filmografia dell’autore di Sonatine (1993), il quale, quando non si dedica ad operazioni maggiormente incentrate su una certa poetica legata ai sentimenti, sembra quasi conferire l’impressione che, dall’inizio della sua carriera ad oggi, non abbia fatto altro che rimasticare la stessa sceneggiatura.
Solo che, rispetto al capostipite, in questo caso le occasioni di divertimento aumentano grazie a un certo retrogusto ironico che appare più presente.

Outrage Beyond A due anni da Outrage (2010), presentato al Festival di Cannes, il giapponese Takeshi Kitano - autore di Hana-bi-Fiori di fuoco (1997) e L’estate di Kikujiro (1999) approda in concorso presso la sessantanovesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con outrage beyond, sequel in cui, ancora una volta, veste i duplici panni di regista e interprete. Con una prima parte dedicata alla costruzione dei diversi personaggi e una seconda maggiormente incentrata sui momenti di violenza, un esercizio di stile ben confezionato, ma che, pur presentando una maggiore dose d’ironia rispetto al capostipite, non esalta più di tanto, in quanto non offre praticamente nulla di eccezionale. Ennesima testimonianza di un cineasta che, ormai da diversi anni, non sembra avere più niente di nuovo da dire.

6

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