Recensione Outrage

Dopo dieci anni, Takeshi Kitano torna a parlare di Yakuza

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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Otomo (Beat Takeshi) è uno yakuza tutto d'un pezzo, cinico e nichilista. Il suo fare da gangster è senza fronzoli: è un tipo che va diritto al punto. Desideroso di scalare i ranghi, si ritrova a fare il lavoro sporco per il suo clan, anche quando, apparentemente, gli ordini gli si ritorcono contro. Approfittando di una serie di vendette nate da un'alleanza fra clan invisa al capomafia della zona, Otomo viene letteralmente inghiottito in una spirale di morte e distruzione che ha un fine unico: la supremazia. Ognuna delle parti in campo non si fermerà davanti a nulla pur di spuntarla. Ma chi sarà il vero vincitore?

Takeshi Kitano. Un nome che qualunque appassionato di cinema nipponico ben conosce, e probabilmente apprezza. Regista e interprete di culto per molti -compresi nomi illustri come Quentin Tarantino- Beat Takeshi è un genio poliedrico, fatto di luci e ombre, immagini e suoni, risate e drammi, spari e carezze. È difficile vederlo alle prese con le mezze misure, nonostante la sua particolare espressività possa rendere enigmatico il suo sorriso. Dopo dieci anni di incursioni introspettive (abbastanza) lontane dal cinema di gangster che l'ha reso famoso negli anni '90, nel 2010 Kitano torna a dirigere (e a scrivere, e a interpretare) un film sulla Yakuza. Tuttavia sembrano lontani i tempi di Brother (2000) e ancor più quelli di Boiling Point o Sonatine: l'autore si rinnova, nella scrittura e nella presentazione, per dare in pasto al suo pubblico una storia semplice eppur controversa.

Per ammissione stessa di Kitano, Outrage è un film 'commerciale'. Non è un classico yakuza-eiga con personaggi dalla forte tempra morale, dove ogni singola inquadratura nasconde un triplice significato, un'allegoria, una qualche poesia della vita, per quanto amara possa essere.
Eppure Outrage è una sequela di avvenimenti incresciosi e vendette, personaggi piccoli piccoli che credono di avere la grande vita ai loro piedi. E in questo, forse, sta il messaggio del regista: chi non vive con una convinzione, uno scopo vero, è destinato a soccombere. Forse, semplicemente e definitivamente, merita di morire. Tanto che, per prima cosa, Kitano ha stabilito in primis tutte le (numerose) scene di morte e solo successivamente si è fabbricato i 'pretesti' per portarle in scena (probabilmente divertendosi un mondo nel farlo).
È l'oltraggio del titolo che va studiato, e riempito di significato. Perché un cosiddetto oltraggio è la fonte scatenante della carneficina, ma del resto il film stesso è uno scardinare le regole del genere e del cinema proprio di Kitano, 'offendendo' forse chi si aspettava qualcosa di diverso, così come 'offeso' è il mondo stesso della malavita, non più visto in modo romantico ed epico come di consueto ma in mano a uomini gretti e meschini, che danno valore solo all'effimero potere derivante dalla 'poltrona' senza minimamente interessarsi non ai riti e alle usanze di una volta ma quantomeno alla 'saggezza' e ai contorti valori cavallereschi degli yakuza "vecchio stampo".

Outrage One Movie e 01 Distribution portano finalmente nel nostro paese l'ultimo lavoro di Takeshi Kitano, un film semplice nell'approccio ma dotato di una carica acida e pessimista che non lascia spazio ad eroismi e virtù confuciane. La versione italiana in DVD è caratterizzata da un discreto doppiaggio e adattamento in italiano, eccezion fatta per i sottotitoli, a volte un po' approssimativi rispetto ai dialoghi originali giapponesi, ma ad ogni modo sempre puntuali. Ottima la resa audio di entrambe le tracce stereo, e ben realizzato il transfer video, nonostante un minimo effetto ghosting nelle scene notturne. Peccato solo per l'assenza di contenuti extra.

7

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