Omicidio all'italiana: la recensione del film di Maccio Capatonda

Dopo Italiano Medio, Maccio Capatonda torna al cinema con Omicidio all'italiana, comicissima storia di delitti in uno sperduto paesino abruzzese.

recensione Omicidio all'italiana: la recensione del film di Maccio Capatonda
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Se in Italiano medio, suo debutto cinematografico, aveva ricoperto sia il ruolo dell'ambientalista convinto in crisi depressiva Giulio Verme che quello del suo ridicolo e cafonissimo alter ego, interessato esclusivamente alle serate in discoteca, al sesso ed a tutto ciò che potesse essere ricondotto alla superficialità, l'abruzzese classe 1978 Maccio Capatonda (all'anagrafe Marcello Macchia) si cimenta addirittura in tre diversi personaggi all'interno di questa opera seconda destinata al grande schermo. Infatti, nel corso di Omicidio all'italiana lo si può vedere impegnato a fare da padre in una famiglia di napoletani, a vestire i panni di un politico facilmente dedito allo sfoggio di "frasi fatte" e, soprattutto, a concedere anima e corpo a Piero Peluria (!!!), sindaco dello sperduto paesino d'Abruzzo Acitrullo, caratterizzato da un tasso di natalità pari allo zero e costretto a vivere nell'anonimato. Almeno fino al giorno in cui, affiancato dal suo vice interpretato dall'immancabile Herbert Ballerina alias Luigi Luciano (vsto recentemente in Quel Bravo Ragazzo), intuisce che l'improvvisa morte di una residente potrebbe cambiare del tutto le sorti del posto facendola passare per un delitto.

Abruzzese medio


Perché, se nel primo, citato lungometraggio risultò tutt'altro che assente l'attacco nei confronti dei reality show e dell'appiattimento culturale generato dalla cattiva maestra televisione, in Omicidio all'italiana la denuncia è palesemente rivolta al ricercato sensazionalismo da tragedia che consente spesso di fare audience alla stessa. Infatti, in seguito alla diffusione della notizia del ritrovamento del cadavere, da un lato abbiamo vere e proprie migrazioni di vacanzieri verso la località popolata soprattutto da anziani, dall'altro l'arrivo della spregiudicata Donatella Spruzzone, conduttrice della trasmissione Chi l'acciso, con le fattezze di una Sabrina Ferilli in aria di mix di Barbara D'Urso e Federica Sciarelli. Conduttrice il cui nome si rifà chiaramente a quello della criminologa Roberta Bruzzone, contribuendo al tipico gioco capatondiano di storpiature di sostantivi comprendenti, tra l'altro, l'inviato tv Salvo Errori e la macelleria Al Caprone. Storpiature atte ovviamente a fornire parte della surreale comicità sfruttata, che, a cominciare dalla divertente didascalia d'apertura, riesce nella maggior parte delle occasioni nell'impresa di spingere lo spettatore a sprofondare in risate, tra doppi sensi (citiamo solo la banda larga) e, addirittura, un libro sul delitto di Acitrullo con prefazione di Pietro Pacciani (!!!). Man mano che Nino Frassica si aggiunge ad un cast comprendente anche Ivo Avido ovvero Enrico Venti ed il "solito idiota" Fabrizio Biggio, rispettivamente presi ad incarnare un agente di polizia e un venditore ambulante, e che, tra cinesi dalla esilarante parlata lombarda, G8, rom e profughi, il consueto sguardo ai fatti di cronaca non risulta affatto assente (con tanto di "Je suis Acitrullo"). Al servizio di una prova meno convincente ed innovativa della precedente, Omicidio all'italiana dimostra comunque di funzionare nell'intrattenere lo spettatore in cerca di una maniera di far ridere non banale e lontana dalle volgarità. Sempre se si riesce a chiudere un occhio sulla evitabile gag dell'urina, piuttosto di cattivo gusto e che ricorda, in un certo senso, i brutti tempi di Natale in India.

Omicidio all'italiana Il re dei finti trailer di internet Maccio Capatonda torna al cinema con un efferato crimine o, forse, un omicidio a luci grosse! Perché tramite Omicidio all’italiana rispolvera in chiave comica gli stilemi del thriller con delitto, fornendo, allo stesso tempo, un comicissimo atto di denuncia nei confronti della falsità della televisione e delle sue sempre più squallide strategie per far aumentare lo share. Con gara dei cinque metri piano inclusa nell’infinità di trovate surreali, si ride per la quasi totalità dei novantaquattro minuti di visione, sebbene non sempre le gag e le battute facciano centro e, in ogni caso, il risultato rimanga inferiore e meno originale rispetto al folgorante esordio capatondiano Italiano medio.

6.5

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