Recensione Oltre il guado

Il vincitore italiano del Fantafestival 2014

recensione Oltre il guado
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Lo scenario d'ambientazione è rappresentato dalle zone boschive del Friuli orientale, ai confini della Slovenia, dove l'etologo naturalista Marco Contrada, cui concede anima e corpo Marco Marchese, approda per svolgere il consueto lavoro di censimento degli animali selvatici.
Partendo da questa esilissima idea, l'indipendente Lorenzo Bianchini - autore, tra gli altri, di Lidris cuadrade di tre (2001) e Custodes bestiae (2004) - mostra il protagonista impegnato ad osservare cinghiali e cervi, oltre che a fare ordinaria manutenzione alle varie fototrappole sparse nelle foreste per filmare la fauna; fino al momento in cui, una notte, guardando le riprese di una volpe catturata il giorno prima nota che essa si avvicina a ruderi di case abbandonate nella parte più interna del bosco.
Parte che decide di raggiungere il giorno seguente, oltrepassando in camper il guado di un fiume turbolento proprio mentre la pioggia comincia a cadere ingrossandone le acque e scoprendo, quindi, non solo le abitazioni appartenenti ad un paesino abbandonato immerso in un silenzio tombale, ma anche la carcassa di un cinghiale appena massacrato destinata a confermare il sospetto che qualcosa, quando calano le tenebre, si muova tra le strade del posto.

Il bosco fuori...

E, man mano che il maltempo continua ad imperversare ed a gonfiare le acque dei torrenti rendendo inaccessibile la via del ritorno, è attraverso una lunga attesa sostenuta magistralmente dal succitato Marchese alle prese con ritrovamenti di vecchie foto all'interno di una ex scuola e con la progressiva riemersione di un lontano, temibile passato che viene gestita la oltre ora e mezza di visione; immersa in una tanto desolata quanto avvolgente cupa ed umida atmosfera .
Atmosfera efficacemente enfatizzata grazie anche al lavoro svolto sulla fotografia da Daniele Trani, tanto che la perenne tensione risulta generata a dovere dalla sola forza delle immagini, considerando, inoltre, il fatto che la quasi totale assenza di altri personaggi non possa fare a meno di rendere i dialoghi ridotti all'osso.
Quindi, ricordando, come sempre, il Pupi Avati degli horror rurali, Bianchini sforna una delle sue opere più riuscite (forse la più riuscita), caratterizzata dall'affascinante sapore delle favole nere che si raccontano ai bambini di campagna per spaventarli e, soprattutto, concreta dimostrazione del fatto che dietro la macchina da presa si trovi uno dei pochissimi cineasti nostrani d'inizio XXI secolo in grado di muoverla con quella professionalità che sembra essere morta insieme alla celluloide di genere tricolore dei tempi d'oro.
Non a caso, si è aggiudicato il premio per il miglior lungometraggio italiano presso l'edizione 2014 del Fantafestival.

Oltre il guado Tra boschi, un villaggio fantasma, umidità e la probabile presenza di una belva feroce, il friulano Lorenzo Bianchini mette in scena una inquietante favola nera rurale di stampo avatiano completamente al servizio del protagonista Marco Marchese, il quale si cimenta in un lodevolissimo assolo su schermo privandosi quasi del tutto della parola e ricorrendo soltanto alla mimica del volto e del corpo. E, in mezzo a pioggia, umidità, desolazione ed abitazioni diroccate, si soffre lentamente insieme a lui, avvolti in maniera virtuale dal freddo e dall’oscurità, nella sola attesa di giungere alla rivelazione finale di uno dei migliori lavori di genere sfornati dall’Italia d’inizio terzo millennio.

7

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