Recensione Nothing But the Truth

Kate Beckinsale e Vera Farmiga protagoniste di un inedito court drama dai risvolti attualissimi e importanti sia dal punto di vista istituzionale che familiare: un recupero estivo intelligente e interessante.

recensione Nothing But the Truth
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

"Nothing but the truth": nient'altro che la verità. È quello che la reporter investigativa Rachel Armstrong scrive nel suo ultimo pezzo sul Capital Sun-Times, nel quale rivela che la sua vicina di casa Erica, moglie di un romanziere e mamma modello, è in realtà un agente della CIA che si è recentemente occupata di un importante caso di sicurezza nazionale in Venezuela, scoprendo gravi falle nel sistema di valutazione delle emergenze da parte del Governo Americano. L'articolo porta scompiglio tra le istituzioni e nella vita della comunità locale, e soprattutto in quella delle due donne. Erica, già provata dalla sua missione, che invece di procurarle onori le ha creato solo grattacapi visti i risultati scomodi della sua indagine, viene ulteriormente messa al vaglio perché sospettata di aver rivelato informazioni basilari sulla sua copertura; Rachel, invece, è invitata a testimoniare davanti a un Giudice perché riveli l'identità della sua fonte. È un caso di sicurezza nazionale. Erica si sente defraudata dalle istituzioni che ha servito in maniera così zelante, mentre Rachel rimane imperterrita nella sua battaglia ideologica per la riservatezza delle fonti e il diritto/dovere di rapportarsi in maniera granitica alla deontologia professionale. Ma la storia diventa ben più grande di loro e avrà delle importanti ripercussioni sulle loro vite...

Una questione di principio

Ispirato (nell'incipit) a un fatto di cronaca davvero accaduto nel 2005, Nothing but the truth è un court drama dal destino sfortunato: proiettato con successo al Festival di Toronto nel 2008 non vedrà mai la luce della sala negli States per controversie legali e bancarotta della casa di distribuzione, la Yari Film Group Releasing. Dopo ben sette (7!) anni il film arriva infine anche nel nostro Paese, come recupero a basso costo riempitivo del cartellone, come spesso capita in questa stagione. Eppure, a sorpresa, questo film che sembrava oramai avviato verso l'oblio riesce a farsi strada presso coloro che avranno la volontà di attenzionarlo. Interessante, per cominciare, il cast: nel ruolo di Rachel abbiamo Kate Beckinsale, solitamente nota più che altro per i suoi ruoli da eroina sexy (la saga di Underworld, per citare un titolo) e qui inaspettatamente a suo agio in un ruolo drammatico e "sincero" che la pone sotto una prospettiva decisamente inusuale. Erica, invece, è incarnata da una altrettanto naturale Vera Farmiga, all'epoca ancora molto poco conosciuta. Tra gli altri, poi, ritroviamo il pluripremiato Alan Aida nel ruolo dell'avvocato difensore Albert Burnside, il David Schwimmer del serial Friends come Ray, marito di Rachel, e Matt Dillon in quelli del testardo procuratore Patton Dubois. Le interpretazioni sono solide, e al servizio di una scrittura altrettanto solida, realizzata dal contemporaneamente regista e sceneggiatore Rod Lurie (che successivamente realizzò il remake di Straw Dogs) e portata avanti con diligenza.

Nothing But the Truth Ben messa in scena dai suoi interpreti, la vicenda di Nothing but the truth regala ai suoi spettatori numerosissimi spunti di riflessione riguardo all'impianto giudiziario americano, la deontologia giornalistica, il sistema carcerario, ma anche solo alle ingerenze dei "rischi del mestiere" sulle dinamiche familiari e sulla crescita dei figli. L'unico, vero problema della pellicola è il mettere così tanta carne al fuoco, limitandosi poi a completare solo alcuni archi narrativi, lasciandone altri alla fantasia dello spettatore. Vista la quantità di sbocchi possibili e l'impianto narrativo più simile a una puntata di Law & Order che ad un film per il cinema, probabilmente come miniserie televisiva sarebbe risultata più coesa e completa, ma rimane comunque un buon tentativo ricco di qualità e meritevole di recupero.

7

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