Recensione Non Ci Resta Che Piangere

Il cult di Roberto Benigni e Massimo Troisi torna al cinema per un evento speciale

recensione Non Ci Resta Che Piangere
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

È l'estate del 1984 quella in cui prende vita la storia di Non ci resta che piangere e due bizzarri amici trentenni, Saverio (di professione insegnante) e Mario (che si barcamena come bidello) si aggirano in auto nella campagna toscana, quando incorrono in una serie di imprevisti. Dapprima un passaggio a livello li costringe ad un'attesa un po' troppo lunga per i loro gusti, e successivamente, avendo incautamente deciso di prendere una stradina laterale per recuperare tempo, i nostri si ritrovano con la macchina in panne nel mezzo del nulla. Decidono, dunque, di fermarsi per la notte presso una sperduta locanda, salvo scoprire, al mattino successivo (e chiaramente con enorme stupore) di essere stati catapultati indietro di ben cinquecento anni senza che se ne siano neanche accorti. Eppure eccoli lì, nel fantomatico borgo di Frittole, soli, disperati e senza via d'uscita. Come faranno a tornare nel ventesimo secolo? Si adatteranno alla vita nel Rinascimento? Quanti guai potranno combinare se finiranno per incontrare personaggi come Leonardo da Vinci?

Ricordati che devi morire

Parlando di Roberto Benigni e Massimo Troisi, a gran parte del pubblico i primi titoli che vengono in mente sono, quasi per forza di cose, La vita è bella e Il postino. Il primo, per essere stato il uno tra i più grandi successi nazionali e internazionali del cinema italiano; il secondo, tra le altre cose, è ricordato per annoverare l'ultima partecipazione di Troisi prima della prematura scomparsa. Eppure è semplicemente riduttivo che la mente voli solo a questi due film: del resto Benigni, tra alti e bassi, è stato un trascinatore di folle e ha ottenuto anche ascolti pazzeschi in tv con i suoi spettacoli culturali, come quello sulla Divina Commedia. Troisi, invece, è stato un interprete straordinario, che tanto avrebbe ancora dato all'Arte se avesse potuto, a cominciare da Ricomincio da tre. Nel 1984 i due si conoscevano già da tempo e avevano anche condiviso il set di "FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?", l'anno precedente.
Giusto, dunque, riscoprire una piccola perla della loro produzione giovanile. L'idea per Non ci resta che piangere, il film che il novello duo comico voleva sceneggiare, dirigere e interpretare, era relativamente semplice, ma la realizzazione non lo fu altrettanto: molte cose andarono a rilento, soprattutto a causa dello script “ballerino” e spesso improvvisato. Di aneddoti riguardo alle riprese, negli ultimi trent'anni, se ne sono sentiti a bizzeffe, ma a quanto pare è vero che spesso Troisi e Benigni andassero a braccio e le risate, sul set, fossero così frequenti che diverse scene dovettero essere riviste in corsa o ripetute molteplici volte per non essere sovrastate dalle risa degli stessi interpreti. Tant'è vero che del film esistono due differenti montaggi, a causa dello strabordante girato e delle numerose gag presenti e non previste. Con un sistema di riprese così raffazzonato le prospettive si facevano disastrose: eppure le idee e la resa scenica erano così buone e divertenti da farsi perdonare ogni faciloneria, tanto da diventare un successo stratosferico da quindici miliardi di lire dell'epoca.
Per chi fosse troppo giovane per ricordare la pellicola o, al contrario, vedrebbe di buon occhio un ripasso Lucky Red propone un evento speciale nei cinema che prevede la proiezione della versione originale e restaurata del film, nelle giornate del 2, 3 e 4 marzo 2015: un'occasione da non perdere per riscoprire una pietra miliare della comicità italiana.

Non Ci Resta Che Piangere Divertente e divertita, la commedia di Massimo Troisi e Roberto Benigni è sicuramente figlia dei suoi tempi ed è in più punti ingenua e sfilacciata, eppure la verve, la bravura e quel pizzico di folle istrionicità dell'epoca non sono invecchiati di un giorno, insieme alla genuinità dei due protagonisti, attorniati da un cast in parte e immersi in un contesto che ha generato innumerevoli tormentoni (dal “fiorino” al “ricordati che devi morire!”). A vent'anni dalla morte dell'interprete campano, il ritorno nelle sale di Non ci resta che piangere è un'ottima occasione per ricordarlo.

7

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