Recensione Non ci Indurre in Tentazione

L'esordio di N. Santi Amantini ispirato a Bergman

recensione Non ci Indurre in Tentazione
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"Se il serpente morde prima di essere incantato, non c'è niente da fare per l'incantatore".
Il team di realizzazione è, bene o male, lo stesso che diede vita, nel 2009, all'horror a basso costo In the market, diretto da Lorenzo Lombardi e nel quale tre ragazzi in viaggio in automobile, dopo aver subito una rapina si trovavano a dover trascorrere la notte in un market dove, a loro insaputa, non si macellava soltanto carne animale.
Già, perché, mentre qui Lombardi ricopre il ruolo di montatore e produttore esecutivo, l'aretino classe 1989 N. Santi Amantini, lì direttore della fotografia, esordisce in questo caso alla regia, affiancato in fase di sceneggiatura dal Lorenzo Berti che non solo veste anche i panni del protagonista, ma girò insieme a lui, nell'estate del 2007, il cortometraggio di otto minuti William Wilson, liberamente e lontanamente ispirato all'omonima opera letteraria di Edgar Allan Poe.
Del resto, pare che l'idea di raccontare in un lungometraggio la vicenda dell'ex seminarista in crisi di fede che, rinchiuso tra le pareti della casa natia per intraprendere gli ultimi giorni di una lotta spirituale con il suo Doppio tentatore, sorta di gemello cattivo che lo perseguita, si sia sviluppata proprio perché, in molti, affermarono che quello short non sembrava altro che l'inizio di un film più lungo.

Parola del regista

“Lavorare con molto o poco budget è la stessa cosa. È tutta questione di saper raccontare una storia”. Così dice il grande regista americano John Carpenter, che ha fatto dei film a basso budget delle vere e proprie pietre miliari nella storia del cinema. E con questo monito mi sono mosso anch’io, all’età di ventuno anni, per dare vita al mio primo lungometraggio come regista."

... ma liberaci dal male

Una storia sviluppata in due anni, comunque, del tutto diversa da quella raccontata in William Wilson, con il quale il solo elemento in comune è la scelta di sfruttare un'unica location e di far interpretare a un unico attore due personaggi.
Una storia trasferita sullo schermo, nel 2010, con molta fantasia e quasi totale assenza di mezzi, come spiega lo stesso regista: "Avere pochi soldi è sempre stato un limite, ma, allo stesso tempo, un vantaggio: fare di necessità virtù. Io e Lorenzo Berti ci siamo mossi con la stesura delle prime pagine di soggetto sapendo quanti e quali mezzi economici e non potevamo avere a disposizione, e, in base a ciò, abbiamo scritto la nostra storia: un limite, perché non potevamo sbizzarrirci più di tanto, un vantaggio, perché eravamo costantemente stimolati a trovare la perfezione nel poco e nel povero: nuove strade, nuove idee".
Una storia che, immersa in maniera quasi affascinante in una fotografia dai colori desaturati, non si rivela altro che un assolo del citato Berti, che vediamo, tra l'altro, fumare, leggere I fiori del male di Charles Baudelaire, giocare a Call of duty II, guardarsi in dvd Ecce bombo di Nanni Moretti e recitare il Padre nostro.
Perché, fondamentalmente, mentre, in maniera curiosa, si possono scorgere similitudini con i primi due tasselli della trilogia Paradies, concepiti dall'austriaco Ulrich Seidl, però, due anni dopo Non ci indurre in tentazione, è soprattutto sulla sua duplice prova che si basa l'oltre ora e un quarto di visione.
Un esercizio di stile girato con professionalità e che, guardando in maniera evidente al cinema "da camera" dello svedese Ingmar Bergman, conduce a un epilogo che lascia quasi intuire l'inizio di una nuova vicenda dal sapore horror... che speriamo presto di vedere, magari realizzata dallo stesso N. Santi Amantini.

Non ci Indurre in Tentazione “Un film minimale, spoglio e contraddistinto da una messa in scena sobria visivamente, ma colma di idee, simboli e risvolti psicologici: in un crescendo di tensione che porta ad una parte finale più concitata e tesa”. Sfruttiamo questa dichiarazione dello stesso regista N. Santi Amantini - direttore della fotografia di In the market (2009) di Lorenzo Lombardi - per giudicare il suo primo lavoro dietro la camera di ripresa, dichiaratamente influenzato da Gus Van Sant, Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick, Christopher Nolan e Steven Spielberg, ma che, con protagonista un ottimo, duplice Lorenzo Berti, si riallaccia in maniera evidente al cinema di Ingmar Bergman.

6

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