Recensione Nikita

Il cult di Luc Besson con una straordinaria Anne Parillaud

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Prima di Lucy e della Giovanna d'Arco interpretata dall'allora compagna Milla Jovovich solo un'eroina (ma che eroina!) poteva essere annoverata nella carriera di Luc Besson. E' il 1990 quando il regista francese dirige Nikita, il suo primo successo globale, firmando un vero e proprio cult immortale, la cui fama ebbe il potere di originare remake hollywoodiani (Nome in codice: Nina, del 1993) e due serie televisive, una canadese e l'altra statunitense, oltre ad apparire in omaggi e citazioni in pellicole, dischi e videogiochi a venire. Ed appare perciò quanto meno inspiegabile, visto sia in una logica narrativa che in una più prettamente commerciale, il motivo per il quale Besson non abbia dato un proseguo alla sua creatura, giacché il finale del film lasciava un perfetto viatico per raccontare nuove avventure della sexy killer professionista interpretata dalla bella attrice francese Anne Parillaud.

LadyKiller

La giovane Nikita è una tossicomane della banlieue parigina che partecipa ad una rapina insieme alla sua banda. Ma il colpo va a male, i suoi compagni rimangono uccisi e la ragazza, stordita dalle droghe, fredda a sangue freddo un agente di polizia. Condannata all'ergastolo, Nikita viene però presa in consegna dai servizi segreti francesi che, dopo aver organizzato il suo finto funerale, le propongono un accordo: morire oppure diventare una killer professionista per il governo. Dopo un'iniziale resistenza, sotto la tutela dell'agente Bob la giovane diventa ben presto il perfetto prototipo dell'assassina, eseguendo il suo primo incarico nel migliore dei modi. Questo le consente di ottenere la libertà, a patto però di farsi trovare sempre pronta per missioni da sicaria. La sua doppia vita mette inevitabilmente a rischio la relazione di Nikita con Marco, un cassiere del supermercato con il quale è stato amore a prima vista.

Angel of death

Luc Besson opta per la strada migliore, guardando nettamente al genere ma provando ad elevarlo grazie alla duplice caratterizzazione della sua protagonista: Nikita infatti è fredda e implacabile quando deve agire come assassina e fragile e tenera nella sua "nuova vita". Ed è proprio questo aspro contrasto a generare una forte empatia verso il personaggio, senza dubbio non esente da colpe passate ma a cui è facile affezionarsi. Se i colpi di scena sono volutamente telefonati, la forza della narrazione vive proprio in questo scontro di opposti; impossibile non emozionarsi nella lunga scena in cui Nikita è costretta ad uccidere con un fucile da cecchino una donna dalla finestra del suo albergo, mentre Marco è fuori della porta a parlare della loro relazione. Se dal punto di vista puramente action il regista francese si dimostra un vero e proprio maestro della regia, con uno sguardo non banale anche ad un "certo" cinema hongkonghese, nemmeno la forza drammatica viene meno, sottolineata in più occasioni nel controverso rapporto tra la ragazza e Bob e trascinata in un amaro epilogo che lascia più che una semplice curiosità. Con una componente tecnica di tutto rispetto, avvolta da una soffocante e suadente colonna sonora, le due ore di visione scorrono in un lampo grazie anche alla bravura degli interpreti: dai volti iconici di Tchéky Karyo e Jean Reno (feticcio di Besson,  qui ben prima del successo di Leon) ad una leggenda come Jeanne Moreau il cast è un magnifico motore che ingrana la quinta grazie alla dolente e rabbiosa prova di Anne Parillaud, purtroppo scarsamente utilizzata dal cinema che conta.

Nikita Tra le prime (anti)eroine del cinema moderno di genere, Nikita consacra definitivamente Besson come nuovo maestro dell'action occidentale. Diviso equamente in una fredda e glaciale componente "ludica" e in un'introspezione drammatica non banale, il film conquista per la sua doppia anima e per l'intensa bravura della sua protagonista, una sofferta e sensuale Anne Parillaud.

8

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