Recensione Né Giulietta né Romeo

L'attrice Veronica Pivetti debutta nella regia tramite Né Giulietta, né Romeo, storia di una famiglia progressista ed evoluta che, però, non sembra accettare l'omosessualità del figlio.

recensione Né Giulietta né Romeo
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Intorno alla metà degli anni Novanta, la si conosceva in particolar modo perché sorella della Irene Pivetti che fu deputata e Presidente della Camera; prima che Carlo Verdone la rendesse una delle protagoniste del suo Viaggi di nozze (1995) e che divenisse uno dei volti più noti del piccolo schermo, grazie a serie quali Commesse (1999), Provaci ancora prof! (2005/2015) e Il maresciallo Rocca (2003/2008).
A vent'anni esatti dal suo esordio davanti alla macchina da presa, Veronica Pivetti vi passa dietro per raccontare tramite Né Giulietta, né Romeo (2015) la storia del sedicenne Rocco, ovvero il debuttante Andrea Amato, figlio di genitori separati ma presenti, progressisti e aperti che, manifestando inaspettate reazioni nel momento in cui decide di dichiarargli la propria omosessualità, lo portano a scappare di casa per andare a vedere in una città del Nord Italia il concerto del suo cantante preferito, giovane icona gay.
Genitori che, l'una giornalista, l'altro psicanalista molto cool e gran tombeur des femmes, possiedono le fattezze della stessa Pivetti e di Corrado"Vincere"Invernizzi; la prima dei quali impegnata ad andare alla ricerca del figlio affiancata dalla madre Amanda alias Pia Engleberth, anacronistica quanto esilarante fascista nostalgica che non manca neppure di esclamare "Meglio gay che comunisti".

Romeo o Giulietta?

Il personaggio più interessante dell'insieme, quest'ultimo, che va ulteriormente ad arricchire il buon cast comprendente anche i due inseparabili amici del protagonista: l'ingenuo e goffo Mauri e la buffa ragazzina romana - comica dispensatrice di perle di saggezza - Maria, rispettivamente incarnati dal Francesco De Miranda di Viva la sposa (2015) e dalla divertentissima e dotata esordiente Carolina Pavoni, la quale non sfigurerebbe affatto in un film del sopra citato Verdone.
Del resto, man mano che viene asserito che la psicanalisi è la teoria della liberazione e non della castrazione e che quella dei giovani odierni è la generazione del sesso via cavo, è proprio grazie a lei - oltretutto figlia di una hippy - che vengono strappate la maggior parte delle risate nel corso della visione; volta, tra l'altro, a suggerire che i sentimenti e i legami affettivi sono più importanti dello schieramento politico.
Visione destinata anche a ribadire che il mondo non è mai abbastanza pieno di bambini ma è zeppo di cretini e che l'errore ha bisogno di una continua rettifica se, alla fine, vuole essere chiamato verità; ma che, nonostante i già elencati pregi dovuti alla buona volontà della neo regista, non manca di risultare penalizzata da una manciata di difetti.
Perché non solo appare leggermente tirata per le lunghe (si supera l'ora e quaranta), ma conferisce di continuo l'impressione di non discostarsi molto dal look delle fiction televisive e non sembra riuscire nell'impresa di nascondere pecche di sceneggiatura (per esempio, è improbabile che la schizzinosa nonna, attenta all'igiene e alla pulizia, acquisti una pastiglia da una sorta di sbandata clochard).

Né Giulietta né Romeo Può una famiglia evoluta, progressista, alternativa al punto giusto, saltare per aria di fronte alla scoperta di un figlio omosessuale? Attraverso i toni della commedia, cerca di rispondere a questo quesito Né Giulietta, né Romeo, debutto registico dell’attrice Veronica Pivetti, che vi recita anche nel ruolo della madre del protagonista. Un elaborato che si rivolge soprattutto ai giovani sfruttando un buon cast e riuscendo anche a regalare qualche momento divertente, ma che si trova a dover fare i conti con pecche di script e scelte inadeguate (la sequenza del vomito si poteva tranquillamente evitare) che lo rendono altalenante, oltre che non distante da una fiction televisiva. Anche se la regia non sembra da buttare via e qualcosa ci dice che, aggiustando il tiro, la Pivetti potrebbe, prima o poi, sfornare una più riuscita opera seconda.

5.5

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